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domenica 29 agosto 2010

Nightmare

NIGHTMARE (A nightmare on Elm Street USA 2010) di Samuel Bayer con Rooney Mara, Jeackie Earle Haley, Kyle Gallner, Katie Cassidy HORROR- A 26 anni di distanza dal capostipite della serie firmato dal maestro (?) dell’horror Wes Craven, arriva questo reboot (reinvenzione) di una delle saghe cinematografiche più conosciute e lunghe della storia del cinema. Messi da parte Craven, neppure consultato, e l’ex protagonista e interprete di Freddie Krueger Robert Englund, si giunge ad una rinascita del mito sopra la media delle solite produzioni horror per teenager e per svariati versi anche del “Nightmare” originale. I sogni di alcuni adolescenti americani sono funestati da un uomo nero con un guanto artigliato: quando i ragazzi incominceranno a morire in sogno e di riflesso anche nella realtà, incomincerà la corsa contro il tempo di alcuni di loro per fermare il mostro –un uomo sfigurato da delle ustioni di nome Freddie Krueger-. Oscuri segreti sepoliti nel loro passato e in quello dei loro genitori verranno a galla. Seppur con piccoli cambiamenti la trama e lo svolgimento della vicenda, sino anche a varie morti, rimangono i medesimi del film del 1984, impreziositi da un maggior spessore psicologico dell’intera vicenda che sfocia nel non essere più l’assassino di bambini che conoscevamo di Freddie e del complesso rapporto che lo lega agli adolescenti che sono sue vittime, ma in un certo senso anche suoi carnefici. Ottima fotografia e apprezzabile la scelta di introdurre i micro sogni per tenere alta la tensione. Buona l’idea di rendere Krueger serio e deciso nel suo compito di vendetta e nell’eliminare l’ironia che il personaggio aveva nei precedenti film della serie. Nel complesso un prodotto discreto purtroppo con attori non del tutto all’altezza che si spera non verrà rovinato dal sequel già in cantiere.
VOTO: 7/10
CLIZIA GERMINARIO

mercoledì 21 luglio 2010

Solomon Kane

SOLOMON KANE (id., Francia/ Regno Unito/ Repubblica Ceca) di Michael J. Bassett con James Purefoy, Rachel Hurd-Wood, Mackenzie Crook, Samuel Roukin FANTASY- Da Robert Ervin Howard scrittore americano creatore di Conan il barbaro, vissuto nella prima metà del Novecento e prematuramente scomparso, arriva nelle sale questo film ispirato da un ciclo di sedici opere dedicate allo spadaccino puritano che dà il titolo all’opera. Solomon Kane, spietato guerriero affamato di ricchezze, si ritrova ad abbracciare la via della penitenza per evitare che il diavolo prenda la sua anima: sul suo percorso si troverà a dover rinnegare i propri propositi di non violenza per salvare una ragazza, e le terre sin dove è giunto nel suo percorso di redenzione, dalle forze delle tenebre.
Con la voglia di competere con le megaproduzioni hollywoodiane, questo “piccolo” film europeo, dal budget di una quarantina di milioni di dollari ed un cast parzialmente rubato ai ricchi cugini filmmakers americani, sembra essere un Van Helsing per adulti che promette ma non mantiene del tutto: se è apprezzabile la cupezza degli scenari, la violenza ben poco suggerita (spesso assente nei film USA per ragioni commerciali) e il portare in scena una storia tragica che non lesina situazioni drammatiche, non si ha il coraggio di sfruttare sino in fondo il materiale che si aveva fra le mani. Puntare maggiormente sull’orrore, su un clima di distruzione portato dai guerrieri nemici e su creature fantastiche interessanti la cui esistenza è qui appena mostrata ed accennata, nonché evitare un paio di inverosimiglianze (come la facilità con cui Kane si riprende dopo essere stato gravemente ferito più volte) avrebbe giovato ad una migliore riuscita dell’opera, che pure è una piccola boccata d’aria fresca in un vasto panorama di pellicole spettacolari ed impersonali che continuano a giungere da Hollywood come a voler racimolare la fascia di pubblico più vasta possibile ad evidente discapito della qualità.
Buona prova di Purefoy che, seppur quasi clone di Hugh Jackman e del suo Van Helsing, riesce a lasciare il segno e ad offrire una buona interpretazione. Con l’augurio che questo Solomon Kane sia il primo film di una ventilata trilogia, e che i capitoli successivi possano essere un passo in avanti verso un cinema più povero in termini di budget, ma più ricco di idee.

Voto: 7/10

CLIZIA GERMINARIO

domenica 4 luglio 2010

The Twilight Saga: Eclipse

ECLIPSE (id. USA 2010) di David Slade con Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Bryce Dallas Howard FANTASY- A pochi mesi di distanza da “New Moon”, uscito nelle nostre sale lo scorso novembre, arriva il terzo capitolo della famosa saga di “Twilight” dell’autrice statunitense Stephenie Meyer. L’amore tra il vampiro vegetariano Edward (Robert Pattinson “Remember me”) e la mortale Bella Swan (Kirsten Stewart “Panic room”, “The Runaways”) è sempre più forte e dovrà scontrarsi con i sentimenti del licantropo Jacob (Taylor Lautner “Appuntamento con l’amore”), innamorato della ragazza, e con un esercito di vampiri neonati proveniente da Seattle che sta creando scompiglio nel mondo dei vampiri tanto da richiamare l’attenzione dei potenti Volturi. All’ennesimo cambio di regia –un regista a capitolo, strategia discutibile- troviamo al timone l’inglese David Slade, autore del sanguinario e vampiresco “30 giorni di buio” alle prese con il capitolo sin ora più movimentato della saga che qui vede licantropi e vampiri allearsi contro l’esercito nemico: insomma premesse succulente per gli amanti dell’azione e dei vampiri, che vengono però disattese. Se il film appare meno noioso del precedente capitolo, note dolenti sono proprio gli attori e la sua generale realizzazione: in un cast male assortito e quasi totalmente monoespressione e mal scelto spiccano il breve ruolo affidato al bravo Jack Huston (il serial “Eastwick”) di fidanzato di Rosalie in un flashback – ve ne saranno svariati e poco efficaci- e quello più corposo di Xavier Samuel nei panni di un neonato che avrà un ruolo fondamentale nella vicenda. Azzardata la scelta di cambiare l’interprete di Victoria, da Rachelle Lefevre a Bryce Dallas Howard –figlia del regista Ron- e di dare così poco spazio al suo personaggio visto che tutti i problemi dei nostri partono da lei. Pollice verso anche per i dialoghi spesso insulsi e imbarazzanti e per gli effetti speciali non certo all’altezza di una saga tanto remunerativa che portano ad avere la sensazione che si voglia puntare solo sul lato commerciale, sul fare soldi, senza la minima volontà di migliorare la qualità. Se infatti nel primo capitolo era comprensibile un basso investimento monetario e anche forse di sforzi, dato che la fama del libro non era ai livelli di “Harry Potter” e che i vampiri sono sempre stati figure di nicchia, adesso non è più giustificabile la sciatteria con cui si seguita a realizzare i capitoli successivi di questa serie. Un qualsiasi telefilm sul genere, dall’indimenticato “Buffy the vampire slayer” al recente “The vampire diaries” passando per “Moonlight”, offre molta più profondità e qualità di una saga da milioni di dollari di budget ed incassi, segno che oggi sempre più spesso la qualità più che in sala si trova in tv.
Voto: 5.5/10

CLIZIA GERMINARIO

venerdì 11 giugno 2010

'Draquila - l'Italia che trema': dopo tremerete anche voi.


A distanza di un anno dal tremendo terremoto che ha devastato l’Abruzzo e l’Aquila in particolare, l’attrice/comica/regista/blogger Sabrina Guzzanti approda sul grande schermo con il film ‘Draquila – l’Italia che trema’, documentario su come realmente sono andati i fatti quel 6 aprile 2009.
Estremamente temuto dal governo per i retroscena scottanti che avrebbe potuto rivelare, tanto da spingere il ministro Bondi a non presenziare al festival di Cannes in segno di protesta, il film svela uno scenario da panico assoluto: il terremoto non è stato una catastrofe improvvisa abbattutasi sugli ignari Aquilani, ma un evento già preannunciato e messo a tacere per non allarmare la massa, con le conseguenze che tutti conosciamo.
Come se questo non fosse abbastanza, la Guzzanti rivela la speculazione che il premier in primis e poi tutti i suoi accoliti hanno attuato a spese dei terremotati; ricalcando le mosse compiute in precedenti catastrofi naturali, sono state inutilmente costruite case a scopo di lucro in favore delle già danarosissime compagnie edilizie amiche del presidente del Consiglio ed i cittadini, seppur uniche e vere vittime di tutta la faccenda, sono stati privati di ogni possibilità di intervento e giudizio per essere invece rinchiusi in campi dove vige una semi-dittatura, la quale impedisce ai diversi Comuni di riunirsi in assemblee, di parlare con giornalisti come la Guzzanti e addirittura di bere caffè e Coca cola, onde evitare un’eccitazione eccessiva e dunque ribellioni al regime berlusconiano.
Non è, però, solo sullo scandalo che si concentra il documentario: difatti, viene dato ampio spazio al controllo mediatico sulla massa, e a tutti quelli, anziani in particolare, che, influenzati da telegiornali palesemente parziali come quello di Minzolini, vedono Berlusconi in una luce semi-divina e ne applaudono i provvedimenti.
Il film si conclude con un niente di fatto, non voleva esserci conclusione e difatti non c’è: la Guzzanti presenta i fatti nudi e crudi, senza inutile retorica ma con un ritmo martellante, che lascia lo spettatore intelligente e consapevole esterrefatto al pensiero che tante vite umane siano state perse o rovinate per il guadagno dei potenti italiani.
La scarsa diffusione che il film ha avuto e l’alta fascia d’età degli spettatori dimostra che il cammino è ancora lungo, che il governo è ancora ben radicato e che l’opposizione, non esente da pesanti critiche nel corso del lungometraggio, è solo una lieve ombra in Parlamento e sul campo.
Decisamente, non uscirete dalla sala ridendo.
voto: 9/10
ALLEGRA GERMINARIO



sabato 15 maggio 2010

Iron Man 2

IRON MAN 2 (id. USA 2010) di Jon Favreau con Robert Downey Jr., Gwyneth Paltrow, Scarlett Johansonn, Mickey Rourke, Sam Rockwell, Don Cheadle, Jon Favreau AZIONE- Nel folto panorama dell’universo supereroistico che ha contraddistinto il cinema degli ultimi 20 anni, il personaggio di Iron Man ha senz’ altro rappresentato il perfetto equilibrio tra dramma, azione e divertimento grazie al grande carisma della figura di Tony Stark: un uomo brillante, dotato di humor, amante delle donne e dell’alcool, ma al contempo figura tormentata, per via di un’ esistenza sregolata, di un’ infanzia infelice e di una vita dipendente dal macchinario che ha nel petto e che gli permette di sopravvivere. A due anni di distanza dal primo capitolo di grandissimo successo –più di 500 milioni di dollari di incasso in tutto il mondo- ritorna l’uomo di ferro e lo fa con la medesima squadra davanti e dietro la macchina da presa, con l’eccezione di Terrence Howard che interpretava Rhodey, amico di Stark, qui sostituito da Don Cheadle. Il miliardario Tony Stark (Robert Downey Jr. “Uno strano caso”, “Kiss kiss, bang bang”), che ormai ha svelato al mondo di essere Iron Man, si trova a fare i conti con il passato non troppo limpido della sua famiglia: il criminale russo Ivan Vanko (Mickey Rourke “L’anno del dragone”, “The wrestler”) vuole vendicare infatti la rovina della propria della quale fu causa il padre di Tony, Howard. Non è però il solo a tramare contro Stark: oltre a Vanko dovrà vedersela anche con il governo statunitense che vuole in consegna la sua armatura e con il miliardario avversario Justin Hammer (Sam Rockwell “Charlie’s Angels”, “Confessioni di una mente pericolosa”). Per sua fortuna nuovi alleati si prospetteranno all’orizzonte insieme ai vecchi tra i quali ritroviamo la sempre fidata segretaria Pepper Potts (Gwyneth Paltrow “Shakespeare in love”, “Two lovers”). Premesse interessanti per questo seguito che arricchisce la storia del supereroe con nuovi personaggi, alcuni decisamente e stucchevolmente fumettistici come la Natalie Rushman di Scarlett Johansonn (“Match Point”), e con diverse sottotrame che riescono ad essere sviluppate dignitosamente pur soffrendo comunque di mancanza di spazio in relazione alla vastità del materiale in ballo. Nonostante ciò, il tutto si risolve con un netto passo indietro rispetto al primo capitolo, complice l’aver affidato ad altre mani la sceneggiatura: subentra infatti l’attore e sceneggiatore Justin Theroux (“Charlie’s Angels 2”) ai precedenti sceneggiatori. Dopo una prima parte noiosa e con i primi venti minuti che sembrano scene attaccate l’una all’altra senza armonia alcuna, si assiste ad una netta ripresa nell’ ultima mezz’ ora complici un ritmo serrato nelle scene d’azione e l’accoppiata comica –poco utilizzata visto il potenziale- Natalie/Hogan (Johannsonn e il regista Favreau che interpreta brillantemente un dipendente di Stark). L’umorismo latita e con esso scema anche la simpatia verso Stark. Poco utilizzato Rourke come villain, offuscato dal bravo Rockwell.

Voto: 6.5/10
CLIZIA GERMINARIO

martedì 20 aprile 2010

Scontro tra titani (visto in 2D)

SCONTRO TRA TITANI (Clash of the Titans, USA/UK 2010) di Louis Leterrier con Sam Worthington, Gemma Arterton, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Mads Mikkelsen, Alexa Davalos, Hans Matheson AVVENTURA- Nella foga di produrre film redditizi e probabilmente con la speranza di far assaporare allo spettatore meno colto storie che sapessero di nuovo ed innovativo, Hollywood ha deciso di tornare al filone mitologico di cui questo “Scontro tra titani” è solo la punta dell’iceberg: già infatti si parla di possibile trilogia in caso di successo, senza contare il futuro kolossal “Immortal” (nuovo titolo di “War of Gods”) con Henry Cavill, già in lavorazione. Nata in 2D e riconvertita sull’onda dell’imperante moda in 3D senza il consenso del regista Leterrier, quest’opera è il rifacimento dell’omonima pellicola di Desmond Davis datata 1981, della quale riprende in parte la trama: vi si narra della missione di Perseo (Sam Worthington “Avatar”, “Terminator Salvation”), semidio figlio di Zeus (Liam Neeson “Love actually”, “Io vi troverò”) e di una regina mortale, per scoprire come sconfiggere il mostro kraken che verrà presto inviato da Ade (Ralph Fiennes “Fine di una storia”, “Spider”) a distruggere la città di Argo e riportare così gli uomini al rispetto per le divinità se non verrà sacrificata la bella principessa Andromeda (Alexa Davalos “The Mist”). Verrà aiutato in questa impresa da un manipolo di coraggiosi e dalla sua protettrice Io (Gemma Arterton, ex Bond girl di “Quantum of Solace”). La mitologia è dunque riveduta e corretta in un film che vuole evidentemente essere solo puro intrattenimento, che dei personaggi mitologici conserva solo i nomi e delle storie classiche alcuni dettagli indispensabili e di grande effetto –l’obolo a Caronte, lo sguardo di Medusa- e che raggruppa, modifica a piacimento e mischia indistintamente più miti (Medusa, Pegaso, Perseo) per inserirli in un’unica vicenda e farla risultare abbastanza spettacolare per il pubblico moderno. Come se le affascinanti storie greche non fossero abbastanza. Il risultato ottenuto dal buon mestierante francese Leterrier, esperto d’azione, è un film meno spettacolare di quanto ci si potesse aspettare, che rende bene soprattutto nelle scene finali della liberazione del kraken e che invece ha un arresto nella battaglia contro Medusa per via di brutti effetti speciali (degni di un episodio dei televisivi “Hercules” o “Xena”). Ci si chiede il perché non si sia dato rilievo maggiore alle figure degli dei, tra i quali risaltano solo lo Zeus di Neeson ed Ade, un Ralph Fiennes vittima di un brutto e penalizzante make up, e maggiore spazio ai dialoghi: qui tutto si regge su di una corsa contro il tempo che, è vero, non fa annoiare lo spettatore, ma che fa intristire per la povertà di contenuti. Un insieme di scene di battaglia e qualche sequenza di effetto non bastano e l’espediente della minaccia del Kraken, mostro marino presente in particolare nella mitologia norrena, sa di già visto grazie all’ultimo recente episodio della saga “Pirati dei Caraibi”.
Se ti è piaciuto guarda anche: “Troy” di Wolfgang Petersen (id, USA 2004) con Brad Pitt, Eric Bana, Orlando Bloom, Diane Kruger.

Voto: 6.5/10


CLIZIA GERMINARIO



venerdì 16 aprile 2010

L'uomo nell'ombra

L’UOMO NELL’OMBRA (The ghost writer, UK/Germania/Francia) di Roman Polanski con Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Olivia Williams, Kim Cattrall, Tom Wilkinson THRILLER- Dopo il clamoroso e tardivo arresto del regista Roman Polanski per l’accusa di violenza sessuale su minore commessa in USA e risalente a circa trent’anni fa (vicenda che l’ha portato ad essere esule in Europa da allora), che ne ha ritardato la lavorazione facendo seriamente temere per le sue sorti, e la presentazione in concorso alla 60ma edizione del festival di Berlino, questo ultimo travagliato lavoro del regista polacco rappresenta un ritorno al thriller a 10 anni da “La nona porta”. La misteriosa morte classificata come incidente del suo ghost writer, porta l’ex primo ministro britannico Adam Lang (l’ex 007 Pierce Brosnan) a sostituirlo con un giovane aspirante scrittore (Ewan McGregor “Moulin Rouge!”, “Young Adam”) che non tarderà a sospettare un delitto e ad indagare sull’accaduto, mettendo così in pericolo la propria vita. Il suo lavoro e la sua indagine si svolgeranno a cavallo tra l’inospitale isola di Martha’s Vineyard, dove Lang si è stabilito con moglie (Olivia Williams “An Education”) e staff, e la terra ferma: il tutto sotto il costante assedio dei media, per le accuse mosse a Lang di crimini umanitari. Tratto dal romanzo “Il ghostwriter” (termine usato per indicare uno scrittore professionista pagato per scrivere opere poi attribuite ad altre persone) dello scrittore inglese Robert Harris, questo diciottesimo lungometraggio di Polanski può contare sui magnifici e cupi scenari dell’isola di Sylt in Germania settentrionale - in luogo di Martha’s Vineyard, che gli era proibita in quanto in territorio statunitense- che contribuiscono a creare un clima claustrofobico e di costante pericolo e su una sceneggiatura molto classica, ma solida, che mostra qualche segno di cedimento verso la fine –una risoluzione troppo rapida e poco dettagliata del caso- e in un imprevisto e francamente ridicolo risvolto pseudo sentimentale. Il protagonista di Ewan McGregor è invece insieme punto di forza e punto debole del film: con sua aria da uomo qualunque e il suo essere a tratti goffo e in alcuni casi imprudente, e con il suo atteggiamento di uomo capitato per caso in una vicenda più grande di lui, contribuisce da un lato a rendere più realistica la vicenda e a favorire l’immedesimazione dello spettatore, dall’altro a fare un po’storcere il naso a quanti sono abituati a vedere nei film gente comune trasformarsi in eroi pronti a tutto alla Harrison Ford. Insomma un buon thriller che, pur con qualche pecca, regala un paio d’ore di intrattenimento rifuggendo dal sensazionalismo di alcune scene al quale ci ha abituati molto cinema americano. Bellissimo il finale con un fuori campo che rimane impresso nella memoria e spiazza lo spettatore.
Se ti è piaciuto guarda anche: “Frantic” di Roman Polanski (id., 1988) con Harrison Ford ed Emmanuelle Seigner.
Voto: 7.5/10
CLIZIA GERMINARIO



sabato 10 aprile 2010

Il cacciatore di ex

IL CACCIATORE DI EX (The bounty hunter, USA 2010) di Andy Tennant con Gerard Butler, Jennifer Aniston, Joel Garland, Christine Baranski, Peter Greene, Siobhan Fallon COMMEDIA- Un soggetto accattivante, una coppia di attori bellocci e chiacchierati e un pugno di caratteristi ben scelti sono gli ingredienti di questa nuova commedia della Columbia che segna il ritorno con un lavoro di una certa importanza del regista – e attore, sceneggiatore e produttore- Andy Tennant, dopo la commedia d’avventura “Tutti pazzi per l’oro” e reduce dall’ormai lontano grande successo di “Hitch” con Will Smith, sempre sul genere commedia scacciapensieri. Il rozzo cacciatore di taglie ed ex poliziotto Milo Boyd (Gerard Butler “300”, “La dura verità”) si trova a dover catturare la sua ex moglie cronista Nicole Hurley (Jennifer Aniston “L’oggetto del mio desiderio”, “Ti odio, ti lascio, ti...”) rea di non essersi presentata davanti al giudice poiché accusata di aver aggredito un agente e sulla pista giusta per smascherare un falso suicidio. Il rapporto fra i due farà subito scintille per il rancore che entrambi si portano e per le interferenze nelle rispettive missioni, che i due si ostinano a voler portare a termine, di due criminali impacciati (Joel Garland e Ritchie Coster), di un killer coinvolto nel delitto (Peter Greene) e dello spasimante rifiutato di lei (Jason Sudeikis della serie tv “30 rock”). Il lieto fine è ovviamente dietro l’angolo. Cucita con ogni probabilità su misura sulla coppia che si sperava essere d’oro Aniston/Butler, e aiutata dal solito gossip su un presunto flirt fra i due protagonisti, fatto che ormai allieta ogni uscita di nuovi film della ex signora Pitt, questa commedia poggia su una trama curiosa che stuzzica sin da principio la curiosità dello spettatore medio e che però non mantiene le promesse: seppur in forma e uniti da una buona chimica i due protagonisti non riescono a salvare dalla mediocrità un prodotto che soffre di svariate ed evidenti pecche. Una eccessiva prolissità della vicenda rispetto alla quantità di fatti narrati, scarse situazioni comiche, parco uso dei valenti caratteristi tra i quali sono da segnalare in particolare le brave Christine Baranski (“Mamma mia!”) nei panni dell’eccessiva madre di Nicole e Siobhan Fallon (“Dogville”) in quelli della segretaria del procuratore di incarichi di Milo e poco brio, fanno mancare il bersaglio a questa commedia d’azione che risulta nulla più di un dimenticabile passatempo condito da qualche gag e battuta azzeccata. Consapevoli che il versatile e bravo Butler e la Aniston, entrambi a loro agio in parti brillanti, possono offrire e hanno offerto molto di più in passato al loro pubblico.
Se ti è piaciuto guarda anche: “Due nel mirino” di John Badham (“Bird on a Wire”, 1990) con Mel Gibson e Goldie Hawn.

Voto: 6.5/10

CLIZIA GERMINARIO



venerdì 2 aprile 2010

Daybreakers- l'ultimo vampiro

DAYBREAKERS- L’ULTIMO VAMPIRO (Daybreakers USA, Australia 2009) dei fratelli Spierig con Ethan Hawke, Willem Dafoe, Sam Neill, Claudia Karvan, Michael Dorman HORROR- Immaginate un futuro prossimo venturo in cui i più poveri sono costretti a vivere ai margini della società e a dover sopravvivere ricorrendo alla violenza, dove le multinazionali e le banche governano la società, chi è ricco può permettersi tutto e l’equilibrio naturale è stato sovvertito (un tema insomma in parte già trattato da George A. Romero nel recente “La terra dei morti viventi”). Probabilmente tutto questo avverrà a breve. Ora immaginate che il genere umano non sia più lo stesso ed avrete “Daybreakers”: un interessante sguardo su ciò che, con i dovuti limiti del caso, potrebbe avvenire. Nel 2019 la gran parte della popolazione del mondo è composta da vampiri, i pochi umani rimasti sono in parte rinchiusi in stato di incoscienza in banche del sangue e in parte braccati come animali per essere asserviti allo stesso scopo dei loro simili prigionieri: fungere da nutrimento. Ma le risorse, si sa, si esauriscono e così accade anche per il sangue umano che inizia a scarseggiare, il che provaca mutazioni fisiche e diminuzione delle funzioni cerebrali nei soggetti che smettono di nutrirsi per un certo lasso di tempo, che si riducono ad aggressivi ibridi tra uomo e pipistrello. In questo scenario lavora l’ematologo Edward Dalton (Ethan Hawke “L’attimo fuggente”, “Onora il padre e la madre”), che non beve sangue umano e lavora al soldo della banca del sangue diretta dal senza scrupoli Charles Bromley (Sam Neill “Lezioni di piano”, “Jarassic Park”), e che cerca di trovare il modo di inventare del sangue sintetico in grado di ovviare al suddetto problema che sta causando violenze ed insurrezioni. Si troverà presto a collaborare con dei fuggiaschi umani che gli riveleranno di avere una cura al vampirismo e che uno di loro, Lionel “Elvis” Cormac (Willem Dafoe “American Psycho”, “Spider man”), da essere vampiro è ritornato umano. Su una critica già vista ai mali del mondo come l’egoismo, l’avidità, il capitalismo e quant’altro, che porteranno l’umanità sull’orlo del baratro, i fratelli Spierig innestano l’elemento del vampirismo che rende indubitabilmente più cool ed affascinante la vicenda, che viene arricchita da interessanti e divertenti trovate della mutata popolazione per sopravvivere con tutti gli agi del caso (residence un allarme vocale che avvisa dell’imminente sorgere del sole, auto con vetri oscurati e telecamere in grado di mostrare la strada al guidatore....) e da quelli che sembrano essere riferimenti storici a mali compiuti in passato dalla razza umana (all'Olocausto per il trattamento riservato ai vampiri vittime delle mutazioni). Pur quindi ricco di spunti e con una trama nel complesso intrigante, il film non decolla mai: i personaggi umani sono piatti e stereotipati (Cormac ad esempio è il solito duro visto in migliaia di altri film), le scene splatter troppe e troppo spesso di una violenza inutile e gratuita degna dei vari film di zombie, gli effetti speciali di sovente non all’altezza di quanto si è voluto realizzare, la cura al vampirismo strampalata e ridicolmente ad efficacia immediata (i canini allungati cadono, spariscono? Mah....) e alcuni snodi narrativi troppo semplici e prevedibili. Un’occasione sprecata insomma, data anche la felice scelta dei bravi Hawke e Neill nel cast e l’interessante ricostruzione di un mondo alternativo ma simile al nostro, ma riconoscenti che la cara vecchia figura del vampiro sia ritornata sui nostri schermi con il fascino -e il sangue- che le era stato negato troppe volte ultimamente. Rimane il dubbio relativo al perché i vampiri non si riflettano in un film che fonda le sue basi sulla scienza e non sulla religione o sulle credenze popolari.
Voto: 6.5/10

CLIZIA GERMINARIO

martedì 30 marzo 2010

Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo- il ladro di fulmini

PERCY JACKSON E GLI DEI DELL’OLIMPO- IL LADRO DI FULMINI (Percy Jackson & the Olimpians: the lightning thief, USA 2009) di Chris Columbus con Logan Lerman, Brandon T. Jackson, Alexandra Daddario, Pierce Brosnan, Catherine Keener, Uma Thurman, Joe Pantoliano FANTASY- Presentato come il nuovo Harry Potter nella speranza di eguagliare i risultati economici del maghetto, con un’operazione già invano tentata con “La bussola d’oro”, la saga di Percy Jackson di cui questo film costituisce il primo capitolo, è stata scritta dall’americano Rick Riordan ed in effetti presenta svariati punti in comune con il ben più famoso predecessore. Almeno stando alla sua versione cinematografica. L’elemento veramente interessante è però il ripescaggio delle figure degli dei dell’Olimpo, che più di ogni altra divinità venerata dall’uomo nei secoli, hanno costituito fonte di intrattenimento per cinema e tv –dai vecchi peplum sino a “Xena principessa guerriera” ed “Hercules” e passando per il cartone “Pollon”- e che si apprestano a ritornare in auge sul grande schermo con il 3D di “Scontro tra titani” e “War of Gods”. Entrambi progetti che constano di un cast notevole, soprattutto in ambito divinità: e Percy Jackson non fa eccezione. Percy (Logan Lerman) è un teenager infelice che, accusato di aver rubato la folgore e quindi il potere principale di Zeus (Sean Bean “Il signore degli anelli”, il remake di “The Hitcher”), scopre di essere figlio del dio dei mari Poseidone (Kevin McKidd “Grey’s Anatomy”) e si trova a dover recuperare la folgore e a dover discendere negli Inferi per salvare sua madre rapita da Ade (Steve Coogan) e il mondo da una guerra tra dei. Lo aiuteranno il suo amico e protettore Grover (Brandon T. Jackson) e la figlia della dea Athena Annabeth (Alexandra Daddario), dopo un breve addestramento sotto l’occhio vigile di Chirone (l'ex 007 Pierce Brosnan): i tre si troveranno a fronteggiare una serie di pericoli di ispirazione classica, tra i quali troveremo Medusa (Uma Thurman “Vatel”, “Kill Bill”). Ambientato quindi tra il mondo degli umani e quello classico della mitologia greca, non per nulla due dei tre giovani protagonisti sono semidei come molti eroi dell’antichità, il film si divide tra un’atmosfera greca e mitologica ed una più tipicamente americana e moderna fatta di fast food, motel, riproduzioni di monumenti e Las Vegas. Le similitudini con il signor Potter in effetti ci sono e saltano subito all’occhio: anche Percy non ha alle spalle una famiglia anche se a lui manca solo il padre, sarà aiutato nella sua impresa da due amici, sarà erudito in una scuola apposita per semidei e scoprirà ben presto abilità straordinarie e un eroismo che mai avrebbe pensato di avere. Nonostante ciò il film risulta un piacevole intrattenimento per giovanissimi –complice un’atmosfera meno oscura di Potter- e non, anche per alcune azzeccate situazioni comiche sparse al suo interno (scarpe Converse volanti, il posizionamento dell’entrata degli Inferi!), guastato però da effetti speciali non sempre all’altezza, una eccessiva sbrigatività nel risolvere certe situazioni, una trama troppo semplicistica e lineare e un protagonista non molto convincente nella sua interpretazione. Insomma un film dagli evidenti difetti e privo del fascino della saga della Rowling, ma a suo modo piacevole e innovativo, con tutti i limiti del caso. Bella l’idea di affidare ruoli più o meno secondari ad attori di una certa fama, come Rosario Dawson (“Sin City”) nei panni di Persefone e Joe Pantoliano (“Bad boys”) in quelli del patrigno di Percy, come peraltro già era stato fatto per la saga di Harry Potter e come si è già iniziato a fare da tempo per questi film a lunga serialità. Senza però dimenticare che la regia di questo “Percy Jackson” è dello specialista di film per ragazzi Chris Columbus già autore dei primi due Potter, nonché di classici come “Mamma ho perso l’aereo”. Una garanzia insomma, aspettando un seguito delle avventure di Percy che verrà probabilmente girato, visto l’incasso di oltre 200 milioni di dollari a fronte di una spesa di circa 100.
Voto: 7/10
CLIZIA GERMINARIO



domenica 28 marzo 2010

E' complicato

E' COMPLICATO (It’s complicated, USA 2009) di Nancy Meyers con Meryl Streep, Alec Baldwin, Steve Martin, Lake Bell, John Krasinski COMMEDIA - Nel folto panorama di commedie che annualmente Hollywood ci regala, Nancy Meyers (“L’amore non va in vacanza”), regista di questo film, è sempre stata una delle punte di diamante come regista e sceneggiatrice con i suoi lavori accattivanti per trama e cast e Meryl Streep negli ultimi anni le si è accodata nelle vesti però di attrice brillante, sfornando una serie di titoli di grande successo di critica e pubblico (“Prime”, “Mamma mia!” e “Julie & Julia”) che l’hanno portata a diventare nel genere in questione una garanzia ben più delle sue giovani colleghe attrici. Dall’accoppiata di queste due fuoriclasse del grande schermo ci si sarebbe quindi dovuti legittimamente aspettare un discreto risultato, anche viste le premesse di voler raccontare l’amore e il sesso in età matura e per giunta avendo una donna protagonista, un territorio quasi inesplorato insomma. Ma andiamo con ordine: Jane (Meryl Streep “Kramer contro Kramer”, “I ponti di Madison County” e 16 nomination e 2 vittorie agli Oscar alle spalle) è una donna matura divorziata da ormai un decennio da Jake (Alec Baldwin “Caccia a Ottobre Rosso”, ”La ragazza del mio migliore amico”) che all’epoca la tradì con la giovane e bella Agness (Lake Bell “La sposa fantasma”, “Pride and Glory”) con la quale è attualmente e non troppo felicemente sposato. Una sera, complice qualche drink di troppo, finiscono a letto insieme e iniziano così una relazione clandestina interrotta dalla frequentazione che la donna comincerà con il suo architetto pacioso e ancora sofferente per il divorzio Adam (Steve Martin “Ho sposato un fantasma”, “Un ciclone in casa”). Con tutti gli stereotipi che ci si può attendere e che si mettono in conto andando a vedere un film del genere, quali la solita nuova giovane moglie isterica e antipatica, i figli di primo letto buoni, bravi e gentili, le amiche della protagonista stile “Sex and the City” con un decennio buono in più -tra le quali Rita Wilson, moglie di Tom Hanks- era lecito aspettarsi ben di più da una premessa simile e da mestieranti di tal fatta. La Meyers peraltro già anni addietro ci aveva regalato un delizioso film sull’amore e il sesso tra sessantenni: quel “Tutto può succedere” in cui la musa alleniana Diane Keaton finiva per preferire il maturo playboy Jack Nicholson al giovane e affascinante medico interpretato da Keanu Reeves. Quel film però aveva brio, attori convinti e convincenti e una buona sceneggiatura che non ne facevano pesare la notevole lunghezza: esattamente ciò che manca ad “E' complicato”: una Streep forse eccessivamente ridanciana e uno Steve Martin a briglia corta e poco utilizzato per il suo valore, uniti a una cattiva scelta dei comprimari (assolutamente incolore la presenza dei figli di Jane con i loro insipidi interpreti) e ad una sceneggiatura senza guizzi e quasi totalmente priva di situazioni comiche regalano -se così si può dire- al pubblico fiducioso un prodotto mediocre in cui spicca solo il rinato (per quanto ancora?) Alec Baldwin che gigioneggia piacevolmente con il suo personaggio.

Voto: 5/10

CLIZIA GERMINARIO


mercoledì 17 marzo 2010

Appuntamento con l'amore

APPUNTAMENTO CON L’AMORE (Valentine’s Day USA 2010) di Garry Marshall con Jessica Alba, Ashton Kutcher, Jennifer Garner, Jessica Biel, Bradley Cooper, Hector Elizondo, Shirley MacLaine, Julia Roberts COMMEDIA SENTIMENTALE – Distribuito in Italia con circa un mese di ritardo rispetto al periodo, per ovvie ragioni, più appropriato per vederlo, “Appuntamento con l’amore” segna il ritorno in grande stile al botteghino di Garry Marshall, uno dei registi di “film leggeri” più apprezzati e remunerativi di Hollywood: a lui si devono infatti titoli come il cult “Pretty woman” che lanciò Julia Roberts, nel cast anche di questo suo ultimo lavoro, “Se scappi ti sposo” e “Pretty Princess”. Messo insieme quindi un gruppo di attori da grandi occasioni, comprendente stelle e stelline provenienti da cinema, tv e musica, ci si era evidentemente proposti di realizzare un’opera leggera dedicata all’amore e al suo giorno per eccellenza: San Valentino, di cui scopriremo anche l’origine in un racconto fatto nel corso del film. Nell’arco della giornata degli innamorati si intrecciano le storie e talvolta i destini sentimentali dei numerosi protagonisti come il fioraio Reed (Asthon Kutcher "Notte brava a Las Vegas"), la maestra Julia (Jennifer Garner "Elektra", "La rivolta delle ex"), la telefonista di linee erotiche e studentessa Liz (Anne Hathaway, scoperta dallo stesso Marshall in “Pretty Princess”), il suo corteggiatore Jason (Topher Grace "Spiderman 3"), il cronista Kelvin (Jamie Foxx "Collateral", "Ray"), il non più giovanissimo Edgar (Hector Elizondo, attore feticcio di Marshall e presente in moltissimi suoi lavori) e sua moglie Estelle (Shirley MacLaine "In her shoes") e persino di due bambini oltre a due coppie di adolescenti tra cui troviamo il Taylor Lautner/Jacob della saga di “Twilight”. Nato sotto ogni possibile buon auspicio, un regista veterano del genere, attorni giovani e meno giovani di bella presenza e buone capacità, lo sfondo di una metropoli brulicante di vita e culture variegate come Los Angeles, questo film risulta però una delusione su più piani e si riprende e fa riprendere lo spettatore dal torpore solo nell’ultima mezz’ora abbondante (su due ore non il massimo....): il cast è ben scelto e gli attori in parte, ma non a tutti è riservato il giusto spazio, vedasi la povera Kathy Bates (“Misery non deve morire”) relegata a mera comparsa, l’amore adolescente è rappresentato soprattutto dalla coppia Willy & Felicia (Taylor Lautner e la cantante country Taylor Swift) che non ne regala certo un’immagine positiva e salvato in parte da quella Grace & Alex (Emma Roberts e Carter Jenkins) che decidono assennatamente di procedere per gradi nella loro relazione. Seguono una serie di storie trite e di banalità condite dall’eccessivo grado di saccarosio che permea l’intera pellicola, in cui tutti continuano incessantemente ad augurare a chiunque un “Buon San Valentino” e a ricordarne l’importanza neanche fosse il giorno di Natale. Si userà così negli USA?
Un’occasione sprecata, l’ennesima di questo 2010 cinematografico, che fa rimpiangere le belle commedie che si producevano in passato –ma anche oggi se ne trovano di buone, basta saper cercare- che però fa ben sperare nel panorama divistico che ci si prospetta in futuro: la graziosa Emma Roberts, nipote di Julia e figlia di suo fratello Eric, è una giovane promessa, Patrick Dempsey (ovvero il dottor Derek Sephard/Stranamore della serie tv “Grey’s Anatomy”) meriterebbe maggior interessamento da parte del mondo del cinema come aveva già dimostrato nel delizioso “Come d’incanto” ed in “Un amore di testimone”, Anne Hathaway si è trasformata in una affascinante giovane donna capace di sedurre con un sorriso ben più di molte sue appariscenti colleghe e Jessica Biel meriterebbe ben più spazio nel mondo del cinema avendo in dote ben più di un bel corpo, come del resto Ashton Kutcher, marito dell’attrice Demi Moore, sempre a suo agio in parti brillanti. Hollywood spesso non è generosa con i suoi attori.

Voto: 5.5/10

CLIZIA GERMINARIO


domenica 14 marzo 2010

'Alice in Wonderland', tu sai perchè un corvo assomiglia ad una scrivania?

ALICE IN WONDERLAND (id., USA 2010) di Tim Burton con Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bohnam Carter, Anne Hathaway, Michael Sheen FANTASTICO - Tutti i suoi fan si chiedevano quando sarebbe successo, quando finalmente Tim Burton avrebbe abbandonato il genere del quale è ormai il regista per antonomasia dandoci prova del suo talento in ambiti leggermente diversi.
Dopo anni di onorata carriera e dopo aver ispirato generazioni con i suoi personaggi cupi e psicologicamente sfaccettati, con gli scenari gotici e fiabeschi, con la perenne lotta bene-male, il regista statunitense ritorna a far parlare di sé e della sua ecletticità con ‘Alice in Wonderland’, le rocambolesche vicende di un’Alice (Mia Wasikowska) ormai diciannovenne sempre nel Paese delle meraviglie; scontato dunque che le aspettative fossero alte e che non tutti ne siano rimasti soddisfatti.
Bisogna perciò premettere che questo non è il consueto film burtoniano: qui non c’è nessuno scheletro che vuole sostituire Babbo Natale, nessun barbiere sanguinario né un cavaliere senza testa animato dalla sete di vendetta; è dunque più che normale restare interdetti da una pellicola che non solo è in 3D ma che addirittura affronta temi del tutto diversi e per una volta da una prospettiva di luminosa speranza.
Nonostante questo non sia l’Alice di Lewis Carroll, i caratteri fondamentali della trama e dei personaggi rimangono pressoché invariati, difatti la storia è caratterizzata dagli eccessi: quello del bene nella Regina Bianca (Anne Hathaway "Pretty Princess", "Il diavolo veste Prada"), stucchevole e ammaliante, quello del male nella Regina Rossa, viziata ed egoista, quello della pazzia nel Cappellaio (Johnny Depp "Il mistero di Sleepy Hollow", "Chocolat"), tanto saggio quanto folle.
Burton ha sviluppato la storia in maniera lineare, senza colpi di scena, soffermandosi più su di un adeguato sviluppo caratteriale e psicologico dei personaggi salienti che su di una trama innovativa; particolare rilevo è stato dato al paradosso dei dialoghi, ma anche questo era già insito nel romanzo di Carroll. Il regista aveva infatti dichiarato che il suo obiettivo era quello di discostarsi il meno possibile dall’originale Alice, cosa che nessuna trasposizione cinematografica era sinora riuscita a fare.
In fondo lo scopo del film, oltre a quello di far passare allo spettatore due ore piacevoli in un mondo fantastico, è di far giungere il messaggio dell’assenza dell’impossibile. La stravaganza di Wonderland non è altro che un riflesso preciso di quel caos interiore che certe volte rischia di sopraffarci, quando talvolta sarebbe tanto più semplice e rilassante ballare la deliranza con un affascinante Cappellaio matto o bere del the con il Bianconiglio piuttosto che affrontare la nostra vita, oppure quando tutto quanto ci sembra rovesciato in una maniera sì ridicola ma anche assolutamente inquietante; eppure qualcosa questo strambo mondo può insegnarci, ossia che il confine fra sogno e realtà è labile, ma soprattutto che a definirlo siamo solo noi in quanto protagonisti tanto della nostra quotidianità effettiva che di quella onirica.
Passaggio fondamentale del film è appunto quando Alice rifiuta di obbedire ciecamente a quello che l’oracolo ha predetto per lei per diventare protagonista effettiva della storia e recuperare un po’ di quella ‘moltezza’, che a detta del Cappellaio ha perduto crescendo.
Per ammissione di Burton stesso, era la prima volta che si cimentava in un’opera del genere e tutto sommato ritengo che non sia stato una delusione. È riuscito a dare un suo tocco personale alla storia, un po’ per l’estro deppiano (la scena del ballo della deliranza era fantastica), un po’ per gli effetti speciali ben fatti, pur non modificandola nella sua sostanza.
Nella sua particolarità non è il suo miglior film, ma sinceramente io aspettavo con trepidazione che deviasse da una via che aveva percorso sin troppo a lungo, come ci si aspetta d’altronde da un artista completo e che sa rinnovarsi.
Un gran peccato per l’interpretazione di Mia Wasikowska (Alice), che ho trovato insipida e mal truccata (il suo finto pallore ricordava in maniera inappropriata e ridicola quello degli pseudo vampiri di Twilight!), decisamente inferiore rispetto a quella degli altri attori: l’immortale Depp, l’immancabile Bonham Carter, la sorprendente Hathaway, tutti quanti si sono immedesimati a tal punto nei personaggi che sembrano essere fuoriusciti direttamente dalla mente di Carroll per recitare sul grande schermo un ruolo per loro scontato.
Tuttavia alla fine c’è un altro messaggio, forse più sottile, ma ugualmente importante: Alice ritorna nel suo mondo per adempiere ai suoi doveri e ‘rendere utile la sua vita’, rinunciando alle serene tentatrici della deliranza. Ella è ormai cresciuta e sa dare una giusta prospettiva alle cose, motivo per il quale anche se a malincuore non resta; come è stato per Alice, anche per tutti noi arriva il momento di ridimensionare la realtà, crescere e decidere cosa è sogno e cosa no, cosa lasciarci alle spalle e cosa portare con noi. Perché nulla è impossibile, eccetto sfuggire alla vita, sia essa a Wonderland o no.

Voto: 7.5/10

ALLEGRA GERMINARIO





giovedì 11 marzo 2010

Codice Genesi


CODICE GENESI (The book of Eli, USA 2010) di Albert ed Allen Hughes con Denzel Washington, Gary Oldman, Mila Kunis, Ray Stevenson, Jennifer Beals, Malcom McDowell AZIONE – Hollywood è sempre stata interessata a raccontare storie futuristiche su un possibile cupo futuro nato dagli errori dell’uomo:
se negli anni ’80 titolo più importante del genere fu il “Terminator” di James Cameron (oggi impegnato in simili fronti con “Avatar”) insieme alla trilogia di “Mad Max”, negli anni Duemila si è giunti alla piaga zombie della saga di “Resident Evil”, alla commedia-horror “Zombieland” e ai mutanti combattuti da Will Smith in “Io sono leggenda”. Su questo filone continua “Codice Genesi” che, agli scenari desertici del terzo capitolo della saga con Milla Jovovich, unisce il classico personaggio dell’eroe solitario che però, a differenza di quello interpretato da Will Smith, si trova a vivere in un mondo ancora abitato, seppur spopolato.
Eli (Denzel Washington) è un combattente solitario che viaggia da 30 anni verso una meta -l’ovest- per compiere una missione: custodisce infatti un libro che contribuirà alla rinascita dell’umanità che molti anni addietro era stata decimata dalle conseguenze di un conflitto che aveva provocato danni anche all’ecosistema. Si troverà presto a fare i conti con Carnegie (Gary Oldman “Dracula di Bram Stoker”), avido e crudele governatore di un piccolo centro abitato, che cerca da tempo un libro che gli è stato detto potrà domare gli animi e accrescere quindi la sua influenza sulle genti e di conseguenza il suo potere. Il despota cercherà dunque, non appena venuto a conoscenza del segreto di Eli, di rubargli il libro che crede essere quello da lui bramato: l’uomo troverà però un’alleata inaspettata nella figlia della donna (Jennifer Beals) del suo antagonista, la bella Solara (Mila Kunis già vista nel brutto “Max Payne”, qui molto Angelina Jolie/Lara Croft).
Il primo film dei fratelli Hughes, dopo il bel “From hell” con Johnny Depp (da noi ribattezzato “La vera storia di Jack lo Squartatore”) datato 2001, presenta una trama interessante seppur ricca di stereotipi (l’eroe solitario, il cattivo monodimensionale, la bella di turno) e la scelta coraggiosa e insolita di virare le immagini al color sabbia, ma delude totalmente nell’insieme. Tutto scorre senza sussulti davanti agli occhi dello spettatore: le poche scene d’azione si risolvono perlopiù nei soliti conflitti a fuoco ed esplosioni già viste e in combattimenti corpo a corpo troppo rapidi per apprezzarne le coreografie (si veda “Ultraviolet” sul tema belle coreografie di combattimento), il protagonista Eli non è diverso -salvo un particolare colpo di scena finale che non risolleva certo l’opera- da tanti altri eroi solitari e silenziosi già visti in molti altri film e Gary Oldman, attore purtroppo valente ma sottoutilizzato e qui una spanna sopra lo statico Washington, fa del suo meglio con il suo Carnegie senza poter influire sullo scarso e a tratti soporifero risultato finale del film.

Voto: 5/10

CLIZIA GERMINARIO


martedì 9 marzo 2010

Wolfman

WOLFMAN (The Wolfman USA, Uk 2010) di Joe Johnston con Benicio Del Toro, Anthony Hopkins, Emily Blunt, Hugo Weaving HORROR - “A volte ritornano” è il titolo italiano di una raccolta di racconti dell’orrore di Stephen King: così è anche per i nostri amici mostri che a Hollywood sembrano ritornare ciclicamente in auge, senza però pestarsi i piedi vicendevolmente. Un revival insomma di vampiri, zombie e adesso di licantropi (ma già si vocifera del ritorno del mostro di Frankenstein) che, complici forse i successi delle saghe di “Underworld” e “Twilight”, dove erano solo coprotagonisti, si accingono a diventare i veri protagonisti di alcune pellicole a venire. Di questo nuovo filone che ripescherà dal cilindro “Un lupo mannaro americano a Londra” e “L’ululato” fa parte questo “Wolfman” per la regia di Joe Johnston (“Jurassic Park 3”) che riprende la trama del classico degli anni ’30 e cerca di trasporla adattandola ai gusti del pubblico odierno, strizzando l’occhio in particolare ai teenagers.
Dopo aver ricevuto notizia della cruenta e misteriosa morte del fratello, Lawrence Talbot (Benicio Del Toro), fa ritorno nel natio paesino della piovosa Inghilterra per rendergli omaggio e per fare chiarezza nella vicenda: si ritrova a fare i conti con l’inesistente rapporto con il padre (Anthony Hopkins) e a conoscere quella che era la promessa sposa del fratello, la bella Gwen (Emily Blunt “Il diavolo veste Prada”). Durante le indagini viene però aggredito da una bestia sconosciuta che lo morde e lo infetta, facendolo diventare a sua volta un licantropo. Lawrence, ignaro del peso che grava sulla sua testa, si accorge presto di essere diventato un essere sanguinario nelle notti di luna piena e con lui se ne accorgono anche i suoi compaesani che non esitano a spedirlo in un manicomio, luogo in cui l’uomo era già stato molti anni prima, a causa dell’oscuro passato che avvolge la storia dalla sua famiglia e che non tarderà a ritornare. Sulle sue tracce, prima e dopo l’internamento, l’ispettore Francis Abberline (Hugo Weaving “Matrix”), già coinvolto nelle indagini sul caso di Jack Lo Squartatore.
Con un budget lievitato a 150 milioni di dollari e dopo una serie di traversie produttive sfociate in più di un rimando di uscita in sala dalle ragioni ancora poco chiare, è venuto fuori un film dai toni altalenanti e che non riesce a trovare uno stile ben preciso: la drammaticità della scoperta di essere diventato un mostro assetato di sangue di Lawrence, il suo tormentato rapporto con il padre e il sentimento nascente per Gwen, mal si conciliano con scene splatter degne dei peggiori horror di bassa lega (budella e arti recisi a iosa) e a un make up della creatura francamente poco spaventoso e pericolosamente tendente al ridicolo, nonostante l’apporto del mago del trucco Rick Baker, unito anche ad alcuni malriusciti effetti digitali. Attori poco convinti e convincenti ad eccezione del sornione Hopkins, unico a brillare in un cast scialbo, seppur ben scelto, ma menzione d’onore merità però la magnifica trasformazione digitale di Del Toro che quasi varrebbe da sola il prezzo del biglietto, non fosse facilmente reperibile su youtube. Film dimenticabile dunque ed ennesima dimostrazione che spesso risulta migliore il trailer del prodotto finale e che la speranza di vedere un buon film horror, drammatico e serio, come fu il “Dracula” di Francis Ford Coppola, è sempre più vana.


Voto: 6.5/10

CLIZIA GERMINARIO


Che fine hanno fatto i Morgan?

CHE FINE HANNO FATTO I MORGAN? (Did you hear about the Morgans?, USA 2009) di Marc Lawrence con Hugh Grant, Sarah Jessica Parker, Mary Steenburgen, Sam Elliott, Michael Kelly COMMEDIA - A quasi tre anni di distanza dall’ultimo film, “Scrivimi una canzone” in cui faceva coppia con Drew Barrymore, Hugh Grant torna nelle sale con una commedia che non contribuisce certo ad arricchire positivamente la sua carriera di stella del cinema specializzata in commedie sentimentali e giunta al successo proprio con un film appartenente a questa categoria: il popolarissimo “Quattro matrimoni e un funerale”.
Paul e Meryl Morgan (Hugh Grant e Sarah “Sex and the city” Jessica Parker) sono due coniugi da poco separati e appartenenti all’alta società newyorkese che si trovano, per aver assistito involontariamente ad un omicidio, a dover essere sottoposti ad un programma di protezione testimoni che li porterà ad una convivenza forzata in uno sperduto paesino del Wyoming, terra di vacche e cowboy. Qui a Ray, piccola cittadina senza neppure un centro commerciale e con un solo ristorante, soggiorneranno a casa dello sceriffo Clay (Sam Elliott) e di sua moglie Emma (Mary Steenburgen), faranno conoscenza con i vari personaggi più o meno bizzarri che abitano la zona e si confronteranno con le avversità della vita di campagna, ignari dell’ombra minacciosa del killer (Michael Kelly), autore del succitato omicidio, che li sta ancora cercando per evitare testimonianze a suo sfavore. Premesse dunque interessanti grazie al vetusto, ma sempre attuale e possibile fonte di divertimento, tema del confronto cittadini/campagnoli (vedi anche “Scappo dalla città” con Billy Crystal) e ad un’intrigante ed inedita coppia di protagonisti esperti in ruoli frizzanti che però fallisce il bersaglio per colpa di una sceneggiatura risaputa e senza guizzi e dei caratteristi ben al di sotto di altri prodotti scacciapensieri analoghi. Eppure a fine visione non è difficile avvertire una sensazione di fastidio per la buona occasione persa, acuita anche dall’eccessivo buonismo in cui piomba inesorabilmente –e a tratti ridicolmente- il finale, anche dovuta ad una sensazione di deja vu come nel momento in cui, per sfuggire al killer, Meryl si trova a dover uscire dalla finestra dell’hotel in cui alloggia in attesa del trasferimento e a dover rimanere sospesa nel vuoto alla ricerca di una finestra dalla quale poter rientrare: scena tristemente simile a quella presente nel bel “Due nel mirino” con Goldie Hawn e Mel Gibson, commedia d’azione di John Badham datata 1990, come se ormai fosse normale riciclare vecchie seppur buone trovate comiche. Sul tema programmi di protezione e cambi di identità è infine dunque decisamente meglio ripensare al divertente e poco zuccherino “FBI protezione testimoni” con Bruce Willis, per sperare che Hollywood ritorni a regalarci prodotti innocui ma con un minimo di pepe.

Voto: 6/10

CLIZIA GERMINARIO


I vincitori degli Oscar 2010


Oscar 2010: ecco i vincitori

Miglior film:
The Hurt Locker
Miglior attore protagonista:
Jeff Bridges (Crazy Heart)
Miglior attrice protagonista:
Sandra Bullock (The Blind Side)
Miglior attore non protagonista:
Christoph Waltz (Bastardi senza gloria)
Miglior attrice non protagonista:
Mo’nique (Precious)
Miglior regia:
Kathryn Bigelow (The Hurt Locker)
Miglior cartone animato:
Up
Miglior canzone originale:
The Weary Kind (Crazy Heart)
Miglior sceneggiatura originale:
The Hurt Locker
Miglior cortometraggio d’animazione:
Logorama
Miglior cortometraggio-documentario:
Music by Prudence
Miglior cortometraggio:
The New Tenants
Miglior makeup:
Star Trek
Miglior sceneggiatura non originale:
Precious
Migliori scenografie:
Avatar
Migliori costumi:
The Young Victoria
Miglior montaggio effetti sonori:
The Hurt Locker
Miglior sonoro:
The Hurt Locker
Miglior direzione della fotografia:
Avatar
Migliori musiche:
Up
Migliori effetti visivi:
Avatar
Miglior documentario:
The Cove
Miglior montaggio:
The Hurt Locker
Miglior film straniero:
The Secret in Their Eyes (Argentina)


CLIZIA GERMINARIO

venerdì 5 marzo 2010

Oscar 2010


Oscar 2010: al via all’82esima edizione

MIGLIOR FILM
A Serious Man
An Education
Avatar
Bastardi senza gloria
District 9
Precious
The Blind Side
The Hurt Locker
Tra le nuvole
Up
MIGLIOR REGIA
James Cameron per Avatar
Quentin Tarantino per Bastardi senza gloria
Lee Daniels per Precious
Kathryn Bigelow per The Hurt Locker
Jason Reitman per Tra le nuvole
MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
Colin Firth per A Single Man
Jeff Bridges per Crazy Heart
Morgan Freeman per Invictus
Jeremy Renner per The Hurt Locker
George Clooney per Tra le nuvole
MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Carey Mulligan per An Education
Meryl Streep per Julie & Julia
Gabourey ‘Gabby’ Sidibe per Precious
Sandra Bullock per The Blind Side
Helen Mirren per The Last Station
MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Stanley Tucci per Amabili resti
Christoph Waltz per Bastardi senza gloria
Matt Damon per Invictus
Christopher Plummer per The Last Station
Woody Harrelson per The Messenger
MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Maggie Gyllenhaal per Crazy Heart
Penelope Cruz per Nine
Mo’Nique per Precious
Anna Kendrick per Tra le nuvole
Vera Farmiga per Tra le nuvole
MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Ethan Coen e Joel Coen per A Serious Man
Quentin Tarantino per Bastardi senza gloria
Mark Boal per The Hurt Locker
Alessandro Camon e Oren Moverman per The Messenger
Pete Docter, Bob Peterson e Thomas McCarthy per Up
MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Nick Hornby per An Education
Neill Blomkamp e Terri Tatchell per District 9
Jesse Armstrong, Simon Blackwell, Armando Iannucci e Tony Roche per In the Loop
Geoffrey Fletcher per Precious
Jason Reitman e Sheldon Turner per Tra le nuvole
MIGLIOR FOTOGRAFIA
Mauro Fiore per Avatar
Robert Richardson per Bastardi senza gloria
Bruno Delbonnel per Harry Potter e il principe mezzosangue
Christian Berger per Il nastro bianco
Barry Ackroyd per The Hurt Locker
MIGLIOR MONTAGGIO
Stephen E. Rivkin, John Refoua e James Cameron per Avatar
Sally Menke per Bastardi senza gloria
Julian Clarke per District 9
Joe Klotz per Precious
Chris Innis e Bob Murawski per The Hurt Locker
MIGLIOR SCENOGRAFIA
Rick Carter, Robert Stromberg e Kim Sinclair per Avatar
John Myhre e Gordon Sim per Nine
Anastasia Masaro per Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo
Sarah Greenwood e Katie Spencer per Sherlock Holmes
Patrice Vermette e Maggie Gray per The Young Victoria
MIGLIORI COSTUMI
Janet Patterson per Bright Star
Catherine Leterrier per Coco avant Chanel – L’amore prima del mito
Colleen Atwood per Nine
Monique Prudhomme per Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo
Sandy Powell per The Young Victoria
MIGLIOR COLONNA SONORA ORIGINALE
James Horner per Avatar
Alexandre Desplat per Fantastic Mr. Fox
Hans Zimmer per Sherlock Holmes
Marco Beltrami per The Hurt Locker
Michael Giacchino per Up
MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
T-Bone Burnett e Ryan Bingham per Crazy Heart
( “‘The Weary Kind’” )
Faubourg 36
( “‘Loin de Paname’” )
Randy Newman per La principessa e il ranocchio
( “‘Almost There’” )
Randy Newman per La principessa e il ranocchio
( “‘Down in New Orleans’” )
Maury Yeston per Nine
( “‘Take It All’” )
MIGLIOR TRUCCO
Aldo Signoretti e Vittorio Sodano per Il Divo
Star Trek
Jenny Shircore per The Young Victoria
MIGLIOR SONORO
Avatar
Bastardi senza gloria
Star Trek
The Hurt Locker
Transformers – La vendetta del caduto
MIGLIOR MONTAGGIO SONORO
Avatar
Bastardi senza gloria
Star Trek
The Hurt Locker
Up
MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Avatar
District 9
Star Trek
MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
Brendan and the Secret of Kells
Coraline e la porta magica
Fantastic Mr. Fox
La principessa e il ranocchio
Up
MIGLIOR FILM STRANIERO
Ajami
El secreto de sus ojos
Il canto di Paloma
Il nastro bianco
Il profeta
MIGLIOR DOCUMENTARIO
Lise Lense-Møller per Burma VJ: Reporting from a Closed Country
Food, Inc.
Paula DuPré Pesman e Fisher Stevens per The Cove
The Most Dangerous Man in America: Daniel Ellsberg and the Pentagon Papers
Which Way Home
OSCAR ALLA CARRIERA
Gordon Willis
Lauren Bacall
Roger Corman

Le ambite statuette verranno assegnate nel corso della consueta cerimonia che si terrà al Kodak Theatre di Los Angeles il 7 marzo e che avrà come conduttori gli attori Steve Martin (“Ho sposato un fantasma”, “Un ciclone in famiglia”) e Alec Baldwin (“Beetlejuice”, “Caccia a ottobre rosso”).

CLIZIA GERMINARIO


sabato 20 febbraio 2010

Nine


NINE (id., USA-Italia 2009) di Rob Marshall con Daniel Day-Lewis, Marion Cotillard, Penelope Cruz, Judi Dench, Nicole Kidman MUSICAL - Torna dopo quattro anni da “Memorie di una geisha” Rob Marshall, regista dell’acclamato “Chicago”, e lo fa con questo omaggio all’Italia chiamato “Nine”, una ideale prosecuzione del felliniano “8 e ½”, in attesa di imbarcarsi sul galeone del quarto episodio di “Pirati dei Caraibi”: le premesse per un successo di critica e di pubblico ci sono, ma non è tutto oro quello che luccica.
Guido Contini (Daniel Day-Lewis) è un acclamato regista che nell’Italia degli anni ’60, giunto a dover dirigere il suo nono film dal titolo “Italia”, si trova in profonda crisi creativa: a distanza di pochi giorni dall’inizio delle riprese non ha infatti ancora un copione. Nel cercare di ritrovare se stesso e l’ispirazione perduta si troverà a fare i conti con i problemi che gli riserva la realtà, come la crisi con la moglie Luisa (Marion Cotillard), la difficile gestione del rapporto con l’amante Carla (Penelope Cruz) e le discussioni con il produttore Dante (Ricky Tognazzi) e la costumista Lilli (Judi Dench), ma anche con il difficile confronto tra il suo ego e le donne che gli hanno segnato la vita che provvidenzialmente rincontrerà o ricorderà in questo arduo percorso. Oltre a Luisa, Carla e Lilli ci sono infatti anche la defunta madre (Sophia Loren), la prostituta Saraghina (Stacey “Fergie” Ferguson) e la musa di tanti film Claudia (Nicole Kidman), tutte amate in qualche modo da quest’uomo ingordo di vita e bramoso di avere tutto quanto possibile da essa sino a consumare chi gli sta intorno, come gli farà presente la moglie.
Nonostante l’interessante premessa di indagare il mondo interiore e non di un artista in crisi con il microcosmo umano che gli gravita intorno e un cast da grandi occasioni, il film si perde in svariate pecche: da numeri musicali non sempre coinvolgenti – i migliori “Be Italian” di Fergie, “Cinema Italiano” di Kate Hudson e “Take it all” della scialba Marion Cotillard, nominata agli Oscar come miglior canzone- a un certo piattume nella descrizione del nostro paese che risulta nulla più di uno sfondo da cartolina con sottofondo di qualche canzonetta, ad una scelta non sempre felice degli attori, su tutti Sophia Loren e Nicole Kidman dai volti ormai troppo artefatti per risultare attrici conivolgenti. Note positive invece in chi forse non ci si sarebbe aspettati: la cantante Fergie dei Black Eyed Peas diventa una convincente prostituta Saraghina, colei che diede al protagonista i primi rudimenti sull’amore, e inscena un sensuale e riuscito numero musicale sulla seduzione, Kate Hudson si dimostra anche efficace cantante e ballerina oltre che abile attrice di parti brillanti e Daniel Day-Lewis sfodera carisma e sessappiglio e se la cava egregiamente nei numeri musicali che gli sono stati affidati, nonostante ripetute dichiarazioni di incapacità a cantare. Un’occasione mancata insomma ma anche un invito a non perdere la speranza nel genere musical poiché i talenti non mancano, il difficile è trovare bravi autori.

Voto: 5/10

CLIZIA GERMINARIO


giovedì 18 febbraio 2010

An Education


AN EDUCATION (id., Uk 2009) di Lone Scherfig con Carey Mulligan, Peter Sarsgaard, Dominic Cooper, Rosamund Pike, Alfred Molina, Cara Seymour DRAMMATICO – Prima prova come sceneggiatore di Nick Hornby, scrittore inglese di successi come “Febbre a 90°” e “Un ragazzo”, entrambi diventati apprezzati film con protagonisti rispettivamente Colin Firth e Hugh Grant, che si cimenta con una storia autobiografica tratta dalle memorie della giornalista britannica Lynn Barber.
La sedicenne Jenny Miller (Carey Mulligan), brillante e diligente studentessa nella Londra del 1961, incontra in una piovosa giornata il trentenne David Goldman (Peter Sarsgaard), che le offre un passaggio sino a casa vedendola sotto l’acqua con il suo violoncello. I due non tarderanno ad iniziare una frequentazione inizialmente avversata dai genitori di lei, che mirano a mandare la figlia a studiare lettere ad Oxford come è anche suo desiderio, e poi pienamente accettata, grazie anche alla rete di bugie che i due amanti tesseranno ansiosi di stare insieme: lei infatuata di lui e della bella vita che le fa man mano condurre insieme al suo collega in affari Danny (Dominic Cooper) e alla di lui fidanzata Helen (Rosamund Pike) e lui attratto dalla sua innocenza e intelligenza. La situazione non tarderà a precipitare, evidenziando i lati oscuri e poco chiari di Danny che metteranno presto in ombra i gesti gentili e la generosità del suo rapportarsi con la giovane, che verrà persino portata a Parigi per il suo diciassettesimo compleanno data la sua passione per la città e il francese.
Iniziato come una commedia, il film sprofonda sempre più in un’atmosfera drammatica che si risolleva solo nello stridente finale, non certo in linea con le premesse fatte e i toni scelti in precedenza e che finisce per rovinare un’opera tutto sommato discreta, ma che avrebbe potuto essere molto di più anche grazie all’apporto di un cast ben scelto su cui spicca il David di Sarsgaard. Un successo quindi in parte immeritato sul fronte degli Oscar, ai quali concorre per le statuette di miglior film, il che sembra francamente eccessivo, miglior sceneggiatura non originale e miglior attrice protagonista (l’acerba ma promettente Mulligan, che sembra un misto tra Maggie Gyllenhaal e Katie Holmes). Nonostante quanto detto il film risulta godibile e una valida alternativa all’attuale tendenza del cinema, soprattutto americana, di confezionare film ricchi di effetti speciali e poveri di sostanza.

Voto: 7/10

CLIZIA GERMINARIO