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domenica 24 ottobre 2010

“Come around sundown”; il ritorno dei KoL.


Reduci dal loro ultimo album; che li ha consacrati come una delle band americane fra le più apprezzate in Europa; i Kings of Leon non deludono il loro sempre più vasto pubblico con il loro ultimo LP, nei negozi a partire dal 19 ottobre. “Come around sundown”, è un nuovo inizio, per il quartetto di Nashville, che si inoltrano in sonorità sin’ora solo accennate, e che spaziano dal rock al country. L’influenza di band come gli U2, è chiaramente riscontrabile nel sound generale del disco; in particolare in canzoni come “Pickup Truck” o la coinvolgente “The end”, posta quasi ironicamente come traccia iniziale. Una partenza decisamente accattivante all’ascolto, che si snoda in un percorso musicale che ripercorre uno dei must della band; divisa da sempre fra rock e country/folk, che in questo lavoro vengono alla luce in pezzi come “Backdown south”; nella quale veniamo catapultati nelle atmosfere evocate dallo stesso titolo della canzone; anche grazie all’ausilio della chitarra di Matthew Followill. Un album più ponderato; musicalmente parlando, ben lontano dalle tematiche e dal sound stesso di “Only by the night”; progetto che da due anni a questa parte portava i tre fratelli Followill (Caleb, voce; Jared,basso; Nathan, batteria) e il cugino Matthew, in giro per il mondo e che gli ha conferito fama presso il pubblico di tutta Europa (in special misura in Inghilterra). Con questo ultimo lavoro, dunque i KoL, ritrovano le loro radici, esplorando stili distanti seppur ben amalgamati con i loro precedenti album; elaborando una nuova capacità di sintesi che conferisce al sound una forza non indifferente.

STEFANO CARBONE.

domenica 26 settembre 2010

Skunk Anansie, Wonderlustre.


Un disco graffiante e ammaliante quello che segna il rientro effettivo sulla scena musical degli Skunk Anansie, band inglese capitanata da Skin, che dopo il greatest hits e qualche inedito, riportano le loro sonorità sulla vecchia e consolidata impronta rock che li contraddistingueva negli anni 90’, senza risparmiarsi qualche ballata più lenta ma non per questo meno incisiva. Fra i tanti elementi che ritornano, sicuramente un’inclinazione che accenna al dark; che rinasce con canzoni come “Feeling the ich”; brano che si amalgama perfettamente all’atmosfera dell’album, connubio perfetto fra rock e sonorità più lente, che rivelano senza dubbio un percorso introspettivo ben visibile all’interno del cd. Impregnato di questa atmosfera romantica è senz’altro “You saved me”, dal testo struggente e meno aggressivo, che porta l’inconfondibile impronta di Skin che il mondo musicale ha avuto modo di recepire perfettamente grazie a hits da lei lanciate durante il suo periodo solista; quali “Trashed”. Riuscita è anche la scelta di utilizzare “My uggly boy” come primo estratto da questo disco, senza dubbio per l’energia che riesce a trapelare dal testo e dall’esecuzione musicale. Ancora una volta gli Skunk Anansie riescono a coinvolgere il loro pubblico grazie alla loro inimitabile forza ed energia, senza scontentare anche gli amanti della musica pop. Un magnifico sposalizio che evidenzia la loro maturazione, che siamo certi, porterà ancora non poche novità.

STEFANO CARBONE.


domenica 29 agosto 2010

Speciale Litfiba.


E’difficile concentrare in un solo articolo tutto il lavoro svolto dai Litfiba nel corso degli ultimi trent’anni. Di certo questa incredibile band ha segnato una svolta nella storia del rock italiano. Nascono nel 1980 a Firenze; il loro nome ne è testimonianza, poiché è composto da LIT(Italia) FI(Firenze) BA(Via de Bardi); il luogo dove sono nati. Nello stesso anno cominciano un tour che li porterà in tutta Italia. Nell’82’ vincono il Festival Rock Italiano di Bologna; negli anni successivi pubblicano il loro primo LP (“Guerra”) e “L’Eneide”, colonna sonora di uno spettacolo teatrale rappresentato anche al MoMA di New York. Nell’83’partono per il primo tour internazionale che li porterà al successo in Francia. Nell’85 esce “Desaparecido”, primo album dedicato alle vittime del potere. I tour degli anni successivi si svolgeranno in tutta Europa ed anche in Russia. Nell’89’ esce “Pirata”, disco che raggiunse un ampio successo. Nel 90’ inaugurano la tetralogia degli elementi con il cd ”El diablo”. Alla fine di essa, nel 99’ con l’album “Infinito”, che chiude la tetralogia di elementi con un quinto:il tempo, i Litfiba scelgono, dopo svariate separazioni e cambiamenti della loro formazione originaria, di separarsi e proseguire per percorsi artistici personali. Per lo meno ciò avviene per Piero Pelù e Federico Renzulli (in arte “Ghigo”), che sceglie comunque di mantenere il nome Litfiba provando varie formazioni. Nel 2009 i due si riuniscono nuovamente sotto il nome della vecchia band con grande gioia del pubblico, entusiasta di poter riabbracciare due veterani del rock di tal portata; a giugno del 2010 esce il cd “Stato libero”, con due inediti (“Sole nero” e ”Barcollo”) e vari brani live, accompagnato da un lungo tour che ha visto triplicarsi le date di apparizione per la massiccia richiesta di biglietti da parte dei vecchi e nuovi fan, italiani e non, che hanno potuto godere delle esibizioni dei Litfiba per tutta questa lunga estate. Sicuramente il sound di questo gruppo ha subìto trasformazioni non indifferenti; dal rock al punk, dal bluse allo psichedelico dal rock latino all’elettronico; ce n’è per tutti i gusti. In effetti i Litfiba sono particolarmente apprezzati dal pubblico soprattutto per la loro capacità di spaziare da un genere all’altro senza mai perdere di credibilità; anzi dimostrando che dei veri musicisti sanno interpretare ogni genere con passione e professionalità, elementi che possono scaturire solo dall’esperienza, che certo non manca a questi titani del rock; cosa che ci ha portato a definirli i dominatori indiscussi dei palchi di questa estate. A dispetto dei pietosi motivetti orecchiabili che affollano le radio, che speriamo vivamente svaniscano insieme al caldo estivo per non ritornare mai più; lasciando solo ciò che davvero conta. La Musica con la “M” maiuscola.

STEFANO CARBONE.

Sito ufficiale:www.litfiba.net/


Incanto d'estate 2010.

Giunta alla sua terza edizione, si è tenuto, lo scorso 6 agosto, presso il cortile ottagonale interno di Castel del Monte, il concerto “Incanto d’estate 2010”, con il patrocinio del comune di Andria e dell’associazione culturale “Harmonia Vocis”. La manifestazione, volta a cercare di avvicinare il grande pubblico alla musica lirica, ha visto la partecipazione di grandissime voci della musica a livello nazionale e non solo; quali: Domenico Colaianni (baritono), Teresa Di Bari (soprano) ed Aldo Caputo (tenore). La performance dei cantanti, accompagnati dall’orchestra “Harmonia Vocis”, diretta dal maestro Giuseppe La Malfa, ha consentito certamente a tutto il pubblico all’interno dello storico castello federiciano, un ascolto limpido e attento di tutto il repertorio scelto per l’occasione; sia lirico che appartenente alla canzone popolare italiana e non. Il connubio dei due generi, ha consentito ampio respiro all’esibizione. Il tema portante, scelto per legare i vari brani riarrangiati liricamente, è l’amore, sentimento universale che unisce uomini e donne e che si esprime attraverso la musica. Di rilievo, sicuramente la partecipazione straordinaria di Cheryl Porter, che si è magistralmente esibita con una delle canzoni più celebri del grande Louis Armstrong; “What a wonderful world”, vicina al cuore dell’artista intervenuta, per il messaggio che trasmette, come lei stessa ha ammesso prima dell’esibizione. Di grande impatto la sua collaborazione in un duetto con Aldo Caputo, nella canzone napoletana “Maria Marì”. Altri brani celebri all’interno questa serata sono stati “Libiamo ne’ lieti calici” di Verdi o “Der frühllingstimmen Valzer” di Strauss, sicuramente fra i più famosi della tradizione lirica, tutti magistralmente cantati e soprattutto interpretati da Teresa Di Bari, che ha collaborato non poco nel rendere questa manifestazione unica e capace di infondere nei cuori dei presenti, nuovo amore nei confronti della musica lirica; genere da troppo tempo sottovalutato.

Alla manifestazione sono intervenute anche grandi personalità della politica locale, fra le quali il sindaco di Andria; l’Avvocato Nicola Giordano, che è stato decorato con un premio consegnatoli per il lavoro compiuto nella diffusione della cultura e dell’arte.

STEFANO CARBONE.

Beat Onto Jazz Festival 2010.


Come ogni anno, evento immancabile nella stagione estiva per gli amanti del jazz, si è svolta presso la piazza della cattedrale di Bitonto, il festival “Beat Onto”. Alla sua decima edizione, la rassegna musicale, organizzata con il patrocinio della provincia di Bari, la Regione Puglia e L’associazione “In Jazz”, si è avvalsa della partecipazione di grandi nomi dell’attuale panorama musicale jazzistico nazionale e non, fra i quali, celebri nomi come: Robertinho de Paula e il suo trio(1 agosto), Giacomo Desiante (2 agosto), Luigi Campoccia (2 agosto), Stokelo Rosemberg (3 agosto), Awaly duo (4 agosto) e l’Hadrien Ferraud trio(4 agosto). Fra gli artisti già intervenuti nelle precedenti edizioni, troviamo Luigi Campoccia; pianista, con alle spalle una lunga carriera nella musica d’autore, collaboratore di grandi artisti (fra i quali Giorgio Gaber), accompagnato da Rossano Gasperini, al contrabbasso, Daniele Malvisi, al sassofono e Paolo Corsi alla batteria; ha presentato la notte del due agosto, il suo nuovo lavoro “On the way of Damascus”, prodotto dalla casa discografica pugliese ‘Dodicilune’, dalle sonorità jazz chiaramente amalgamate con quelle più tipiche della musica simil-popolare; cosa che ad alcuni potrà renderne vagamente difficoltoso l’ascolto, ma solo per l’assoluta originalità delle composizioni, che ne rendono difficile l’effettivo accostamento con un genere in particolare, senza l’influsso di altri. Indiscussa l’abilità del sassofonista, Daniele Malvisi, che sa regalare al pubblico, attimi di profonda astrazione nella contemplazione musicale. In virtù della passata partecipazione, è stato conferito a Luigi Campoccia ed al suo gruppo, un riconoscimento in virtù del loro impegno musicale nel corso degli anni; consegnatoli subito dopo l’esibizione che ha chiuso la seconda serata del Beat Onto Jazz Festival; che si riconferma nuovamente un’ottima occasione per godere del piacevole ascolto della grande musica jazz dal vivo nelle calde notti estive. Si spera che la generosa (nonché gratuita) manifestazione, possa portare nuovamente grandi esponenti della musica sul palco bitontino anche nella prossima edizione.

STEFANO CARBONE.

sabato 31 luglio 2010

Sting,Symphonicities.


Ritorna l’immortale Sting, celebre frontman dei ‘Police’, a brevissima distanza dal suo ultimo lavoro, “If On A Winter's Night” fatto uscire, appunto, lo scorso inverno. Il nuovo, se così si può definire, lavoro dell’artista internazionale, da sempre apprezzato per la sua innegabile bravura, ripropone dodici dei suoi più celebri successi da solista e non, riarrangiati per l’occasione con l’ausilio della Royal Philharmonic Concert Orchestra. Nulla da obbiettare, considerando che Sting si avvale da sempre del fiore all’occhiello della musica mondiale per il conseguimento dei suoi progetti, che; vecchi o nuovi che siano, sono sempre accolti con vasta approvazione dal pubblico per la sua quasi innata capacità di ricreare qualcosa di sempre nuovo anche all’interno di brani già ascoltati milioni di volte. Quest’album non fa di certo eccezione. Sting riconferma la grandiosa capacità di saper dare un sapore diverso alla sua musica ogni qual volta la si riascolta. Quasi non si riconosce il brano che apre la raccolta; “Next to you”, che rinasce con un ritmo ed un’energia degna delle canzoni di Elvis Presley. Orecchiabili e ben riusciti anche gli arrangiamenti di classici come “Roxanne”, con un’atmosfera certamente più soft, agevolata dall’orchestra che ha saputo creare un’armonia che rende il disco gradito all’ascolto. Quest’ultima creazione del cantante inglese anticipa il suo tour che non potrà che toccare anche il nostro paese per più di una data, cosa ben gradita ai fan vecchi e nuovi che potranno, attraverso questo nuovo lavoro, attendere l’imminente serie di eventi con la giusta dose di energia, trasmessa magistralmente da questo album.

STEFANO CARBONE.

Toccata e fuga.


Incorniciata dalla superba architettura barocca di Piazza di Spagna a Roma, lo scorso 26 luglio si è svolta la manifestazione culturale ‘Toccata e fuga’; alla sua quarta edizione. Nella sua seconda serata dedicata agli spettacoli musicali, si sono esibiti alla presenza di un’adorante folla di ascoltatori, per la maggiore sui gradini della celeberrima piazza, teatro di grandiose manifestazioni; il tenore Fabio Andreotti, il bas-baritono Cesidio Iacobone, il soprnao Olga Adamovich e il mezzosoprano Irene Bottaro. I brani interpretati, facenti tutti parte di varie opere liriche (Rossini, Mozart, Verdi ) , hanno offerto una intrigante possibilità al pubblico di apprezzare la musica lirica, nata nella nostra nazione (e non solo), in tutto il suo ardore; cosa che ha dato ampio ragguaglio nella ciclopica partecipazione da parte degli ascoltatori, estasiati dalla performance, accompagnata al piano dalle note del maestro Sergio La Stella. L’apprezzamento della manifestazione, da’ luogo ad una attenta riflessione sulla effettiva necessità di allestire altri concerti di tal valore e portata per consentire a tutti di apprezzare opere di importanza e fama mai sopita nel cuore degli amanti della musica. Lirica o popolare che sia.

I prossimi appuntamenti per la manifestazione ‘Toccata e fuga’ sono:

2 Agosto (alle ore 21.15, piazza Navona, piazza di Spagna)

9 Agosto (dalle ore 21.15, piazza Navona, piazza di Spagna)

14 Agosto (dalle ore 22.00, piazza di Spagna)

16 Agosto (dalle ore 21.15, piazza Navona, piazza di Spagna)

STEFANO CARBONE.

domenica 27 giugno 2010

Speciale Michael Jackson.


Artista poliedrico di altissimo livello, Michael Jackson nasce nella città di Gary nell’Indiana il 29 agosto 1958. La sua famiglia vive in condizione di schiacciante povertà; il padre, Joseph lavora in un’ acciaieria. Non ha neppure la possibilità di portarsi il pranzo da casa, esso gli viene spesso offerto dai suoi colleghi di lavoro. Per questo egli decide di fare in modo che i suoi figli debbano vivere in questo modo. Compreso il talento degli stessi in campo musicale (Joseph stesso faceva parte di un piccolo gruppo R&B, mentre sua moglie era una cantante), forma con i suoi figli i Jackson boys, poi rinominati Jackson five, di cui diventa manager. Nell’America di quegli anni, ancora in lotta contro i pregiudizi razziali, probabilmente la musica era l’unico modo per la famiglia di riscattare la propria dignità personale. I Jackson five vengono duramente provati dai continui rimproveri non solo verbali del padre, che pretende da tutti i suoi figli la perfezione, alla quale il piccolo Michael si avvicina molto. Da sempre, infatti, egli era indubbiamente considerato il più dotato vocalmente; possedeva, inoltre, una capacità innata di attirare l’attenzione su di sé durante le esibizioni dal vivo. Ciò lo porta presto a diventare il cantante della band, e a partire dal 1971 con l’etichetta discografica “Motown”, esordisce come solista e pubblica con la stessa etichetta diversi album. Lasciata la Motown nel 1975 per la Epic i Jacksons(cambiano nuovamente il loro nome poiché il precedente era divenuto di proprietà della vecchia casa discografica), procedono con la loro carriera musicale, ormai in declino, con la pubblicazione di nuovi album e portando avanti numerosi tour. Intanto alla carriera di cantante, Michael decide di affiancare quella di attore, e nel 1978 ottiene una parte nel musical “Il mago di Oz”, nel quale interpreterà lo spaventapasseri. Il film non ottiene molto successo, ma sul set Michael incontra Quincy Jones, che diventerà successivamente il produttore degli album che lo hanno definitivamente consacrato come “Re del pop”; infatti nel 1979, lavorano alla creazione dell’album “Off the wall”, dalle sonorità disco, che dà il via alla nuova carriera di Michael, che comincia ad essere famoso anche all’estero. Le canzoni sono firmate da big della musica internazionale quali Paul Mc Cartney e Stevie Wonder. La vera svolta arriverà nel 1982, con “Thriller”, divenuto l’album più venduto di tutti i tempi. Le canzoni verranno pubblicizzate con dei video che hanno distrutto le bariere raziali; infatti “Billie Jean” fu il primo video con un artista di colore trasmesso da MTV. Il successo del singolo “Thriller”, dal quale prende il nome l’album stesso, viene accompagnato da un video di circa tredici minuti, diretto da John Landis; diviene un vero e proprio punto di riferimento internazionale per le generazioni successive. Le coreografie di Michael ipnotizzano il suo pubblico collaborando all’enorme successo delle canzoni. Thriller sarà il primo video di cui verrà fatto anche un “making of”, che sarà successivamente venduto su cassetta. Cercando di approfittare del successo di Michael, i Jacksons vengono fatti esibire dalla Motown durante lo show che celebra il venticinquesimo anniversario della casa discografica nel 1983. Il cantante accetta ad una sola condizione: vuole poter cantare “Billie Jean” da solo. In questa occasione Michael si esibirà per la prima volta nel suo celeberrimo ‘Moonwalk’, passo di danza diventato un ‘must’ delle sue esibizioni. Da questo momento in poi i Jacksons cominceranno un processo che li porterà allo scioglimento in breve tempo. Ormai è Michael il vero protagonista. Nel 1984 Michael scrive insieme a Lionel Richie “We are the world”, singolo realizzato con l’ausilio di vari artisti i quali ricavati sono devoluti ai poveri dell’Africa orientale. Intanto si susseguono pettegolezzi sulla folle vita di Michael che dormirebbe in una camera iperbarica, o altri di natura e assurdità simili, che cominceranno a renderlo una vittima succulenta agli occhi della stampa. Cosa che permarrà per tutta la sua vita. L’album successivo che viene pubblicato nel 1987 è “Bad”, anch’ esso accompagnato da un celeberrimo video e un successo non indifferente che però, com’era prevedibile, non raggiunge il livello di Thriller; ma gli vale nel 1988 il titolo di “Re del pop”, titolo consegnatoli dagli amici Elizabeth Taylor e Eddie Murphie ai BRE Awards. Nel 1991, invece, è la volta di “Dangerous”, lavoro che prelude all’inizio di un omonimo tour considerato fra i migliori e spettacolari della storia per effetti speciali. Sulle note del singolo “Heal the world”, contenuto in questo stesso album, Michael si esibisce al XXVII Super Bowl, registrando ascolti televisivi record in America; in onore di questa canzone, simbolo di pace per il mondo, crea la ‘Heal the world foundation’, votata ad aiutare le persone in difficoltà a causa della povertà e a preservare l’ambiente. Nel 1995 esce il doppio album “HIstory”, contenente alcuni dei suoi brani più celebri, e nel secondo disco quindici inediti. Fra essi, troviamo canzoni celebri come “You are not alone”, dove si può notare, nel video, la presenza di Lisa Marie Presley (figlia del grande Elvis), con la quale Michael contrasse matrimonio nel 1994. Un nuovo lavoro, arriva nel 1997, con “Blood on the dance floor”, dopo un difficile periodo per il cantante, divorziò da Lisa e si sposò nuovamente con l’ex infermiera Deborah Jeanne Rowe, dalla quale ebbe due figli. Il suo nuovo album fu dedicato ad Elthon John che lo supportò nella difficile battaglia contro la dipendenza dagli analgesici, in particolar modo la morfina, alla quale è dedicata una canzone dal medesimo titolo. La dipendenza da antidolorifici e analgesici, non venne tuttavia mai sconfitta del tutto. Dopo la pubblicazione di “Invincible”, album che ebbe estreme difficoltà a venir pubblicizzato a causa di una controversia legale in corso fra Michael e la Sony, fu l’ultima avventura discografica inedita del cantante. I difficili anni successivi lo condussero ad affrontare lunghe battaglie legali causate dalle ripetitive accuse per violenza e molestie su minori, che macchiarono indelebilmente la sua immagine anche grazie al supporto dei media che banchettarono su tutte le possibili dicerie e stranezze di cui era stato protagonista, presunto o reale poco importava, il cantante; coinvolto in simili cause anche nel 1993. Nel 2005 venne assolto da tutti i dieci capi d’accusa che lo coinvolgevano. Difficile dire quanto queste accuse minarono la sua cariera e la sua persona.

Nel 2006 Michael ottenne vari riconoscimenti ai “World Music Award” di Londra fra cui il ‘Diamond Award’, concesso agli artisti che hanno venduto nella loro carriera almeno cento milioni di album. Nel 2009, venne organizzata una conferenza stampa per annunciare il suo tour finale: “This is it”, che si sarebbe svolto interamente a Londra. L’enorme affluenza di fan desiderosi di assistere all’ultimo concerto del cantante convinse Jackson ad aumentare il numero dei concerti da dieci a cinquanta. Purtroppo, l’ambizioso progetto non vide mai la luce del sole. A poche settimane dalla prima Michael Jackson muore nella sua casa di Los Angeles. Il processo contro il medico Conrad Murray che doveva tenerlo sotto osservazione, non ancora terminato pare aver portato alla luce l’incapacità da parte di quest’ultimo di eseguire il suo lavoro con sufficiente capacità cognitiva. Infatti pare che un’eccessiva dose di Propofol, utilizzato solo in ambito ospedaliero per operazioni chirurgiche, accoppiata alla mala sorveglianza del medico abbia portato Michael ad un arresto cardiaco. Chiaramente, le condizioni psico-fisiche del cantante non erano delle migliori, la sola stima delle numerossissime operazioni chirurgiche alle quali si sottopose durante l’arco di tutta la sua esistenza, farebbero pensare che difficilmente egli sarebbe potuto sopravvivere a lungo; soprattutto constatando le sue difficili condizioni di salute e la sua dipendenza dagli antidolorifici. Di certo questo non riesce, tuttavia, a consolare. Ad un anno dalla morte, visionando l’intero panorama televisivo e radiofonico, ci si rende conto che l’impennata di successo che ha ricoinvolto la carriera e la vita di Michael dopo la sua morte si è pressoché consumata nel giro di dodici mesi. Difficile da credere viste le milioni di celebrazioni da parte dei fan di tutto il mondo a pochi mesi dalla morte; fra tutte possiamo ricordare i flashmob che hanno coinvolto tutte le città italiane, compresa la nostra. Quest’anno, le manifestazioni sembrano essersi dimezzate. Un concerto promosso dalla famiglia; o meglio dal padre di Michael, estromesso dal testamento del figlio, alla quale hanno partecipato artisti pressoché sconosciuti; per non parlare dell’enorme quantitativo di video e materiale editoriale non autorizzato in circolazione. Sarà dunque questa un’altra occasione per lucrare alle spalle di un artista? Questo quadro sconsolante è reso ancora peggiore (e per nulla banale da ammettere) dalla presa di coscenza che l’assenza di una personalità del calibro di Michael si sente già in questo mondo. Se non altro per l’immenso apporto che egli riusciva a dare attraverso le sue iniziative (scrisse canzoni per l’Africa, le vittime delle torri gemelle e dell’uragano Katrina; aiutò con i suoi finanziamenti ospedali,orfanotrofi e ogni persona che poteva). Difficile sarà, dimenticare un artista di questo calibro. A prescindere dalle mode fasulle e passeggere e dal supporto che in questo senso riusciranno a dare i mass media, Michael Jackson sarà per sempre una delle stelle più luminose nel firmamento della storia dell’umanità.

STEFANO CARBONE.



sabato 29 maggio 2010

Mina, Caramella

E’ inutile. Mina è sempre grande. Immortale come solo i grandi della musica possono essere. I Beatles, i Queen, Elvis…e c’è anche Mina. Non ci sentiamo minimante in imbarazzo ad affiancarla ad artisti di questo calibro. Mina non è seconda a nessuno. Di certo è ad un livello diverso, quasi su un altro pianeta. Definirla sarebbe probabilmente un insulto, ne è la riprova il suo ultimo strepitoso lavoro: “Caramella”; cd di pezzi inediti, uscito a breve distanza dal suo ultimo lavoro: ”Facile”,dove ritroviamo la Mina di sempre, immersa in meravigliose atmosfere musicali che ci riportano alle magnifiche atmosfere della musica degli anni 70’, ma con arrangiamenti che spaziano dal jazz al rock. Fastose collaborazioni con grandi nomi della scena rock alternativo italiano come Davide Di Leo ( Boosta, tastierista dei Subsonica) o Massimiliano Casacci (chitarrista dei Subsonica), confermano la capacità di questa meravigliosa cantante italiana di sapersi amalgamare alla scena musicale contemporanea senza alcuna difficoltà, anzi, regalando a questi pezzi, dalle sonorità elettroniche e non, una bellezza impossibile da valutare. Le sonorità del disco ci consentono di intraprendere un meraviglioso viaggio che passa per l’inimitabile voce di Mina, regina tuttora indiscussa della nostra musica, per arrivare alle perfette composizioni musicali che ci cullano, senza annoiare mai, in un crescendo di sentimento ma anche di tematiche più complesse, quali si colgono nei brani “Accendi questa luce”, che s’innalza come una preghiera, o la “Clessidra”, brano composto in collaborazione con Boosta. L’amore che non muore nonostante le avversità della vita e dell’egocentrismo umano è al centro di un altro brano inequivocabilmente squisito, quale “E’ inutile sperare”. Il pezzo che apre e chiude il cd è “You got me”, realizzato in collaborazione con il musicista anglo nigeriano Seal, e che viene riproposto come gost track alla fine dell’ultimo brano non più come duetto, ma cantato dalla sola Mina. Il cd contiene anche i duetti “Poche parole” (con Giorgia) e “Amore disperato” (con Lucio Dalla), entrambi risalenti a qualche anno fa’; pezzi non ancora inclusi nella discografia di Mina, che con questo suo ultimo (capo)lavoro, infonde nuova linfa vitale e speranza nei confronti della nostra altrimenti disperata musica italiana.

STEFANO CARBONE

sabato 1 maggio 2010

The Hole, "Nobody's Daughter"

Uscito lo scorso 27 aprile, il nuovo disco del gruppo “The Hole”, riformato dopo lo scioglimento del 2002, è un lavoro nato grazie alla collaborazione fra la leader e cantante del gruppo Courtney Love (vedova di Kurt Cobain) ed artisti del calibro di Billy Corgan (degli Smashing Pumpkins) o Linda Perry (4 Non Blondes). Del nuovo album delle “Hole” se ne parlava da lungo tempo; fino a far diventare la sua uscita, più volte posticipata, quasi una meta irrealizzabile. Del resto la causa intentata da Eric Erlandson (ex chitarrista del gruppo) per l’uso improprio del nome della band, non ha di certo agevolato l’uscita del disco, partorito con estrema lentezza e difficoltà. Le sonorità tipiche del gruppo, che ora è composto da Micko Larkin (chitarra), Shawn Dailey (basso), Stuart Fisher (batteria) e, ovviamente, da Caurney Love, sono sempre caotiche e caratterizzato da un profondo legame con il rock degli anni 90’. I testi , caratterizzati da tematiche più forti e scritti in collaborazione con vari artisti, danno anche l’opportunità di aprire uno spiraglio persino verso la spiritualità (‘Letter to God’) . Di certo ha non poco influenzato questo nuovo lavoro, l’utilizzo di artisti giovani e poco conosciuti; che comunque non discosta dallo stile del gruppo, che la sonorità dell’intero LP riconferma sempre. Sublime l’utilizzo di una copertina che rimanda in qualche modo alle atmosfere ottocentesche, quasi a rendere l’album come l’incarnazione della bellezza d’altri tempi schiacciata dalle difficoltà e dai dolori della cruda realtà che il cd rispecchia in toto dei suoi brani. E nonostante ciò “Nobody’s Daugther” è un lavoro che porta verso la luce, la redenzione, la ricerca del bene dentro di sé all’interno della propria oscurità.

STEFANO CARBONE




domenica 18 aprile 2010

Concerto de “Il viale dei 15 Giardini”

Lo scorso mercoledì 14 aprile, presso l’oasi di S.Martino ad Acquaviva delle Fonti(BA), si è potuto assistere all’esibizione, in apertura del concerto dei “Madrezma”, de “Il viale dei 15 giardini”. Il gruppo ha potuto dare prova della propria abilità strumentale e non solo, di chiaro stampo alternative-rock-elettronico. Difficile non notare l’influsso che gruppi come gli Afterhours o i Subsonica devono aver apportato su questo complesso; ma quello che vien fuori da questa piccola performance introduttiva, è il sound dalle potenzialità innovative ed estremamente interessanti, soprattutto in canzoni come ‘Via Lattea’ o ‘Aneu’, che ci forniscono un ampio respiro di novità musicale.
Il frontman Nicola Proscia, da’ alle perfette sonorità, guidate da Tony Novielli, alla chitarra, tastiera e synth, Valerio Abrusci alla chitarra solista, Giuseppe Depinto al basso e Francesco Novielli alla batteria, un’impronta che richiama il panorama musicale alternative-rock italiano, tanto in vista negli ultimi anni. Il merito della riuscita di questa esecuzione, va senz’altro anche ai testi che superano le difficoltà che l’acustica elettronica può creare nella percezione di un messaggio che, invece, arriva al pubblico, forte e conciso. I toni riflessivi di alcune canzoni, accoppiate all’energia che la “parte rock” ci trasmette, assicurano a questo gruppo emergente, la sicurezza giusta per condividere col resto dei partecipanti all’esibizione, parte della loro vitalità. Di certo loro fondamentale punto di forza.

STEFANO CARBONE

venerdì 16 aprile 2010

Il teatro degli Afterhours

Come si poteva immaginare, la performance di ieri, giovedì 15 aprile degli Afterhours, esibitisi presso il teatro Petruzzelli di Bari, ha rivelato di essere tutt’altro che uno spettacolo esclusivamente musicale; infatti il gruppo, che ha avuto modo di suonare celebri successi passati e presenti come ad esempio “Il paese è reale”, splendido esempio del loro sound estremamente riflessivo e pacato, ma che da anche modo di inoltrarsi nella ricerca di sé grazie alle enormi qualità introspettive del loro sound. A far da cornice a questa splendida esibizione, artisti del nostro territorio e non hanno dato prova della loro abilità creativa durante la performance degli stessi Afterhours; formando, in questa produzione intrinseca di arte e musica, un connubio perfettamente armonico e piacevole. Anche la stessa band si è prodigata nel comunicare non solo attraverso la sua musica, ma attraverso la lettura di testi che venivano, a volte, persino musicati. Il supporto di altri professionisti della musica, come Vasco Brondi (le luci della centrale elettrica), che è anche scrittore, è stato senz’altro significativo e indispensabile per la riuscita di questo spettacolo eccelso che ben pareva congeniale all’atmosfera del celeberrimo teatro barese. Difficilmente si potrà dire, come molti puristi affermano, che l’utilizzo del Petruzzelli per concerti di generi differenti dalla lirica o dalla classica, siano un affronto a ciò che storicamente esso rappresenta per la nostra città. Del resto l’apporto di Vera di Lecce, che ha ballato sulle note della prima canzone suonata durante il concerto, o lo straordinario apporto comico di Antonio Rezza, che riesce a trasformare un lenzuolo tagliato in un milione di costumi che racchiudono personaggi diversi e che forniscono un fresco respiro di ilarità durante lo spettacolo, diventa ulteriormente coinvolgente per il pubblico quando, dopo aver dato vita a personaggi come le sorellastre di cenerentola in cerca di vendetta, un nano dallo strano comportamento (e dalla dubbia identità satirica), coinvolge persino gli Afterhours che per lui diventano caricature di una pseudo scultura attribuita al Mantegna con inimmaginabili risvolti comici. La poliedricità dimostrata dal gruppo durante questa performance, agevolata notevolmente dagli effetti visivi utilizzati per creare un’atmosfera quasi psichedelica, con l’ausilio di teli ove vengono proiettati immagini stroboscopiche e sbuffi di fumo, non perde quel tocco riflessivo e un po’ oscuro, che caratterizza ancora dopo anni di sudata carriera l’ormai celebre band milanese.

STEFANO CARBONE



giovedì 15 aprile 2010

Gli Afterhours all'ateneo di Bari

Un incontro aperto e colloquiale, quello avvenuto ieri, mercoledì 14 aprile alle 17:00, all’Università degli studi di Bari con gli Afterhours; gruppo milanese composto da: Manuel Agnelli, cantante, Giorgio Prette alla batteria, Giorgi Ciccarelli alla chitarra, Roberto Dell’era al basso, Enrico Gabrielli alle tastiere, sax, clarinetto e flauto, e Rodrigo Dell’erasmo al violino. Dopo la loro recente apparizione ( inaspettata per molti fan di vecchia data) a San Remo e la promozione dell’album “Il paese è reale” e la collaborazione con Mina nel singolo “Adesso è facile”, il complesso ha dato il via ad un tour ( “Il teatro degli Afterhours”) che ha già toccato la maggiori città italiane e non, e che passerà anche per Bari stasera alle ore 19:30 presso lo storico teatro Petruzzelli. In conformità con ciò, grazie all’ausilio del Professor Stefano Bronzini, sono stati organizzati una serie di incontri con i maggiori gruppi di musica rock o pop che si esibiranno in occasione del “Cube FRIENDS festival” nella cornice del celebre teatro barese. Ad aprire questa serie di riunioni, appunto, sono stati gli Afterhours, che hanno deliziato il pubblico riunito nell’aula C della facoltà di lettere e filosofia, con un colloquio informale e carico di arguzia dialettica che ha certamente consentito un contatto più diretto col pubblico.
Il tema principale della conversazione col complesso, ha toccato l’argomento dell’informazione, che spesso non consente a gruppi ‘di nicchia’ di avere la giusta visibilità, spesso per colpa dell’ignoranza dei capo redattori dei giornali più che dei giornalisti. Spesso essi, decidono di non pubblicare articoli su gruppi minori per dare più spazio a notizie più ghiotte per un pubblico più vasto. Cosa che affossa enormemente le possibilità degli artisti emergenti. Ciò, unito al problema del nuovo tipo di ambiente musicale che si presenta oggigiorno, composto da musicisti molto preparati tecnicamente, per la continua apertura di scuole musicali ( come nel caso del “liceo musicale” voluto dalla recente riforma Germini), sfocia, a causa dei mezzi per promuovere o dare uno sbocco a tutti questi gruppi, in una impossibilità pressoché totale di emergere, vista la saturazione del mercato musicale degli ultimi anni. La mancanza di agevolazioni da parte dello stato che agevoli la fase iniziale della carriera musicale (subito dopo le scuole) come ad esempio per l’apertura di locali che diano modo a questi nuovi professionisti di esibirsi, è un ulteriore punto a sfavore nei confronti della nostra nazione. Proprio per questo gli Afterhours hanno dichiarato apertamente che nessuno (loro compresi) è in grado di dare consigli ai nuovi musicisti nascennti che cercano di aprirsi una strada lavorativa nel mercato musicale.
La band difatti, ha dovuto affrontare circa dieci anni di gavetta per arrivare al livello ove sono, e a questo riguardo, hanno spiegato che anche la loro partecipazione a San Remo è unicamente dovuta al tentativo di sfruttare un canale d’informazione più ampio, che vada più in là dell’ambiente alternativo. Del resto, come loro stessi hanno dichiarato, San Remo non è niente di più che un festival. Questa decisione, è stata presa considerando anche il loro costante desiderio di sorprendere il loro pubblico; composto da persone di diversa nazionalità visto che riscuotono, in effetti, più successo nei paesi extra-europei, USA compresi. A riprova della devozione musicale di questo gruppo, c’è da ricordare che nonostante molti dei testi sembrino avere una tendenza politica, essi-a detta degli stessi autori-non hanno alcuna presunzione d’indicare una direzione politica, ma solo artistica. Difatti, come ha affermato lo stesso Manuel Agnelli: ”La politica è una cosa seria e và fatta seriamente. Non lanciando slogan del cazzo da un palco ” .
Politica o non, il concerto del gruppo sarà un punto di svolta per la storia del teatro barese, poiché questo è il primo vero e proprio gruppo rock che si esibirà sul suo palco. Cosa che darà senz’altro risultati estremamente interessanti, visto che sarà a detta della stessa band uno spettacolo dove si intersecheranno performance teatrale, musicale e di danza.
Gli Afterhours si esibiranno questa sera presso il teatro Petriuzzelli con la collaborazione di vari artisti del territorio barese e non, come Vera Di Lecce, Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Gnu Quartet, Vasco Brondi.

STEFANO CARBONE

Il calendario dei prossimi incontri presso l'Università degli studi di Bari(palazzo ateneo) è il seguente:

Simone Cristicchi: Lunedì 26 aprile ore 16:30 (Palazzo Ateneo,Salone degli affreschi)

Carmen Consoli: Venerdì 30 aprile ore 10:30 (Palazzo ateneo,atrio Via Nicolai)

lunedì 12 aprile 2010

Serata Jazz @ 2° Classe

Presso il locale "2° classe" di Bari, lo scorso giovedì 8 aprile, si sono esibiti in un lungo concerto Guido di Leone alla chitarra, al piano,Dario Di Lecce al contrabbasso, Guido Montrone al pianoforte, Fabio delle Foglie alla batteria, accompagnati da Renato D'aiello al sax. La serata, organizzata intorno all’esibizione del quintetto in perle del vasto repertorio jazzistico quali “But not for me”, è stata mirabilmente arricchita dalle voci dei cantanti Piero Dotti, Paola Arnesano, Francesca Leone, Lorenza Guglielmi e lo stesso Renato Daiello, intervallatesi durante la performance.

Il sound jazz-blues, già ampiamente utilizzato dal quintetto in altre esecuzioni precedenti, dimostra come l’unione di questi veterani (nonostante l’età non giustifichi la scelta del termine) dell’esibizione dal vivo, sia capace di colorare la calda atmosfera del locale, dandogli un tocco visibilmente ‘oldies’, che affascina e dimostra come la recente riscoperta dell’esibizione dal vivo possa dare un senso nuovo ad una serata monotona. Il "2° classe", riprende le caratteristiche di un vero e proprio vagone ristorante, con tanto di tavolini separati da tendine e un separè all’ingresso, che riprende la forma di una parete esterna di un treno; la scelta di un posto di questo genere accoppiata alla bravura degli artisti esibitisi durante la lunga serata, crea la perfetta opportunità per assaporare musica di alto spessore culturale. Purtroppo assente dal vasto panorama della vita notturna barese. E’ possibile cogliere questa occasione senza dubbio grazie alla bravura della band e ai formidabili cantanti, tutti abili professionisti, che sulle note di celebri brani quali “My funny Valentine” o “Corcovado”, del genere Bossanova, nato in Portogallo, ha saputo regalare attraverso un proficuo scambio voce-strumento un’emozione difficilmente non evidente persino per un ascoltatore inesperto.

Parte del merito della serata è senz’altro da individuare nei cantanti, come la voce di Piero Dotti che quasi ricorda quella del celebre Frank Sinatra, oltre che tutte le voci femminili, incapaci di lasciare indifferenti per la perfezione tecnica e personale, senza, ovviamente, nulla togliere agli strumentisti che, col loro ritmo, tengono tutti i partecipanti alla serata in perpetua attenzione alle sonorità selezionate per l’esibizione. Oltre a questo, senz’altro va il merito della creazione della giusta armonia di un accompagnamento che, chiaramente, risponde alla loro preparazione tecnica di indubbia qualità, cosa che rende la serata gradita all’orecchio e all’animo, e che dimostra l’importanza di riproporre iniziative di questa portata.

STEFANO CARBONE

sabato 3 aprile 2010

Intervista agli Angellate


Gli Angellate sono un gruppo di Tel Aviv dalle sonorità melodiche e romantiche, composto da Boris Molotsky (strumentazione) e Roni Valensi (voce). Abbiamo intervistato questo promettente duo per comprendere meglio il loro percorso e i loro progetti per il futuro.

“Gli Angellate nascono dal desiderio di lasciare vivere la musica dentro di noi. Pensiamo di avere qualcosa di degno da dare attraverso di essa.”

E di fatti gli Angellate esprimono attraverso la loro musica tutta la loro interiorità. Fatta di nostalgia, amore, tristezza o spensieratezza senza tracciare linee che ne demarchino i confini in maniera netta. Come è insito nell’uomo è tutto amalgamato per formare un’armonia che viene da dentro.

Chiedendogli come potevano spiegarci la loro musica, gli Angellate ci hanno risposto in maniera tanto congeniale e degna di stima, che abbiamo preferito riportarvi le loro stesse parole:

“We don't explain our music, we want every body who listens to it take it the way he understands it”.

“Noi non spieghiamo la nostra musica, vogliamo che tutti coloro che la ascoltano trovino il modo di interpretarla”.

Mai frase è stata più appropriata per descrivere la musica, veicolo di ciò che abbiamo dentro, intellegibile a noi come agli altri.

Gli Angellate cominciano (e proseguono) la loro carriera per vivere la musica, che per loro è una vera e propria “way of life”. Roni Valensi, dopo aver terminato il servizio militare, al terzo anno di università comincia a prendere lezioni di canto per puro divertimento. Qualche anno più tardi conosce Boris Molotsky sul suo luogo di lavoro. I due scoprono di avere una passione in comune: la musica.
Qualche tempo dopo Roni lascia il suo lavoro per potersi dedicare esclusivamente alla carriera musicale professionistica. Si ricorda di Boris e i due fondano gli Angellate, dapprima suonando musica elettronica, per poi incidere brani che oscillano fra il soul e l’elettronico. Il gruppo, ora alla ricerca di altri componenti, si dedica alla creazione di brani musicali che gli auguriamo di tutto cuore sfoci nel loro primo album.


STEFANO CARBONE

http://www.myspace.com/angellate

lunedì 29 marzo 2010

Speciale Jimmy Hendrix

Jimmy Hendrix. E’ inutile dichiarare chi lui fosse. Il suo nome è leggenda. Quasi una divinità della musica degli anni 60’, artista inarrivabile. Contorsionista del suono. Un mito. La sua bravura ineguagliabile di chitarrista fu l’unica arma che gli diede modo di farsi strada attraverso la giungla che è questo mondo. In particolar modo negli anni in cui visse. Hendrix nacque a Seattle il 27 novembre del 1942, anni difficili per chi nasceva con la pelle scura. Ancor più difficile fu la vita del giovane Hendrix per la famiglia, che viveva disagi economici e non inimmaginabili. Per svariati anni fu costretto a vivere con sua nonna mentre i genitori si barcamenavano in migliaia di lavori per tirare avanti. La difficoltà della sua vita, probabilmente resa ancor più difficile dai problemi sociali che attraversavano l’America di quegli anni forse cominciarono a farsi meno opprimenti quando Hendrix ricevette in dono per i suoi dodici anni la sua prima chitarra elettrica (che sempre ricordò affettuosamente dandogli il nome di ‘Al’); con essa cominciò a suonare le sue prime note, cosa che proseguì fino al momento della sua morte. Perse la madre a soli quindici anni e poco dopo fu espulso da scuola per motivi probabilmente razziali. Da questo momento cominciò una vita dedita ai vagabondaggi e alla musica. I pochi soldi che riusciva a guadagnare derivavano dalle sue esibizioni, che lo portarono a divenire ben presto il chitarrista di personalità dell’epoca quali Little Richard o Tina Turner. Nel '65 forma la sua prima band stabile e si esibisce nei quartieri di Greenwich Village. Poco dopo viene notato e portato a Londra da Chas Chandler, suo manager che porterà alla formazione della Jimmy Hendrix experience, band formata da formata da Mitch Mitchell alla batteria e Noel Redding al basso. Questa formazione accompagnerà la carriera di Hendrix fino al 1969, quando si scioglie dopo aver composto tre LP dal successo indiscusso fino ai nostri giorni. Ad agosto Hendrix trionferà a Woodstock suonando una sua personale versione dell’inno americano ("Star spangled banner"), composto di suoni distorti. Grazie alla sua chitarra riprodurrà anche i suoni delle bombe, per ricordare la guerra combattuta in quello stesso periodo nel Vietnam, in una delle performance più famose della storia della musica. Più tardi formerà una nuova band, la “Band of Gypsys” che scioglierà a breve per riprendere la vecchia formazione. Sempre ne 1970 comincerà la registrazione di un nuovo LP, che non avrà mai la possibilità di terminare. Jimmy Hendrix muore il 18 settembre del 1970 a Londra nella sua camera di hotel soffocato dal suo vomito dopo un’overdose di barbiturici.
La grandezza di questo signore del rock, il suo sound rock e blues, le innovazioni che riuscì a portare nella musica, nulla è sufficiente a “spiegarlo”. La grandezza di Hendrix sta anche nell’avere infranto le barriere sociali che separavano i neri dai bianchi in maniera vergognosamente radicata, ma non solo. Le sue performance non hanno nulla di paragonabile a nessun cantante moderno o antico. La sua capacità di utilizzare la sua intera essenza nel suonare lo hanno reso davvero la più grande stella che il rock abbia mai avuto. Persino la sua prorompente sessualità ha giocato un ruolo fondamentale in questa sua ascesa verso l’olimpo della musica. La grandezza di Hendrix viene celebrata a quarant’anni dalla sua scomparsa con l’uscita, avvenuta lo scorso 9 marzo di “Valley of Neptune”, cd di inediti contenente una canzone che Hendrix suonava prima di diventare famoso, durante le esibizioni al Greenwich Village. “'Mr. Bad Luck'”. Le sue tipiche sonorità non vengono tradite in questa raccolta che ci dimostra nuovamente come Hendrix ardesse di una fiamma che lo fece vivere tutto d’un fiato, ma che lo bruciò prima che potesse dimostrare cos’altro potesse diventare. Cos’altro potesse inventare. Ma nulla del suo lavoro potrà mai essere dimenticato, poiché la sua grandezza trascende tempo e generazioni. Così come allora, adesso.

STEFANO CARBONE


Gli Atroci: "Metallo o Morte" tour‏


Il titolo del tour (dall'omonimo album pubblicato il 13 settembre scorso) lascia già intendere di cosa stiamo parlando. Gli Atroci, composti da Il Profeta (voce), La Bestia Assatanata (chitarra), Il Lurido Cavernicolo (batteria), L'Orrendo Maniscalco (basso) il Nano Merlino e il Boia Malefico (cori e coreografie) hanno riscontrato un enorme successo sia tra gli amanti del genere metal che non per la loro esasperazione delle “usanze metallare” supportate dal livello musicale tecnico a dir poco eccellente (una nota di merito particolare a batterista e chitarrista) e dalla qualità e originalità dei testi. Gli Atroci, originari di Bologna, non nascono. Questo è quello che raccontano nella loro biografia pseudo biblica e a tratti eroica nella quale concettualizzano perfettamente la loro musica. Così si narra di un fantomatico professor Tetro, abitante della quinta dimensione totalmente composta di metallo, che, intento nell'aggiustare il suo scaldabagno ipertecnologico viene catapultato sulla terra, dove scopre con immenso orrore che esistono altri generi musicali oltre il metallo. Così decide di radunare sei eroi immortali per cominciare una vera e propria guerra alla musica diffondendo il “verbo” del metallo. Ed è esattamente di questo che ascolterete in testi come guerrieri del metallo, morte alla techno, I dieci metallamenti (torniamo alla comparazione del metallo al Verbo divino) e quel mazzolin di borchie. Certo, I titoli dei brani sono già una garanzia dell'ironia espressa Il metallaro viene inteso come una persona dall'igiene dubbia, violenta e rabbiosa, che però di contro non riesce a vincere le battaglie che scatena, per avvenimenti assurdi come problemi intestinali. Non tutti I testi però narrano le gesta contro I truzzi. Altri ancora più demenziali rendono “metal” addirittura I fagioli (sento I fagioli spingere), una forma fisica non proprio longilinea (pezzi di panza), e addirittura un fraintendimento con il parrucchiere che per errore riduce a scalpo la chioma fluente del metallaro (volevo un taglio semplice). Insomma una caricatura intelligente, non offensiva (considerando che tra I fans ne scoverete molti di amanti del metal), non scontata e realizzata alla perfezione nei live, con tanto di costumi e coreografie. Una “dissacrazione” della figura dura e imperturbabile di quelli che erano anche I grandi musicisti simbolo della musica metal. Potrete avere un assaggio del mondo degli Atroci visitando il loro sito http://www.gliatroci.com/ e acquistare gadget e cd (purtroppo difficili da reperirediversamente), il loro Myspace e www.myspace.com/gliatrociofficialpage e su facebook, o meglio ancora seguendoli nelle date (ancora in fase di pubblicazione a quanto pare) del tour metallo o morte che prevede al momento solo altre due date, precisamente il 15 aprile presso il “Gasoline” di Castegnato (bs) e al Rock Club di Ronchi dei Legionari (go) il 15 maggio.

VALENTINA CROCITTO






domenica 28 marzo 2010

'I mistici dell'Occidente', i Baustelle ritornano a cantare l'umanità

Sono tornati i Baustelle. Quando ho sfiorato per la prima volta ‘I mistici dell’Occidente’, loro quinto lavoro, quasi tremavo, al primo ascolto piangevo; c’è qualcosa di sottile in questo album, una diversa consapevolezza di sé o una maggiore coerenza, che tocca le più profonde parti dell’animo. Dietro l’apparente cripticità dei versi, degna dei migliori poeti ermetici novecenteschi, si nascondono messaggi profondi lanciati ad una società che disprezzano per il materialismo selvaggio nel quale è sfociata: si scagliano dunque contro la mercificazione dell’amore (Groupies, La bambolina, San Francesco), contro la felicità ricercata in un effimero possesso di qualcosa (I mistici dell’Occidente), contro un mondo che va alla deriva ma non senza speranza alcuna; difatti il cd si apre con ‘L’indaco’, un inequivocabile messaggio di speranza cantato da Francesco e Rachele con un andamento da musica sacra, alimentato anche dall’uso iniziale dell’organo.
Il loro è un memento mori ad una società che suo malgrado sembra averlo dimenticato, convinta che la materia alla quale tanto tiene la salverà dalla putrefazione del corpo e dalla dispersione di uno spirito ben poco nutrito.
‘I mistici dell’Occidente’ si presenta come una summa del cammino che i Baustelle hanno percorso sino ad ora, con una miscela perfettamente equilibrata fra spirito e realismo, con riferimenti sia ai più profondi sconvolgimenti dell’Io che ai problemi dell’Italia. È infatti diverso sia dagli immortali ‘Sussidiario illustrato della giovinezza’ (2000) e ‘La moda del lento’ (2003) sia dal più recente ‘Amen’ (2008): Bianconi ha unito le caratteristiche salienti del loro passato e del loro presente per farli giungere laddove solo i più grandi mistici possono.
La band senese, superata l’acerbità dei primi anni, ha finalmente imboccato la via verso la quale si dirigeva sin dall’inizio: con un occhio rivolto alle crisi interiori e uno al rapporto fra l’anima consapevole di sé e la società, i Baustelle cantano con una chiarezza immacolata una fase della storia umana nella quale l’intellettuale, il mistico occidentale si salva solo ricercando e amando la bellezza.
Ascoltarli dà le emozioni di sempre: una pace dei sensi, un’intensa commozione, la sensazione che la musica con loro ritorni finalmente ad essere l’arte suprema e completa che era per i Greci. Ritroviamo dunque le loro due facce, ma con il salto di qualità (che solo l’esperienza poteva donargli) di averle sapute porre non in contrasto bensì unite; l’uomo e la società diventano così inscindibili, ed anche l’intellettuale, il fan-tipo dei Baustelle, benché diviso dai suoi simili in decadenza morale e spirituale, ha il suo posto in essa. Non è infatti un misticismo, un disprezzo fine a se stesso, ma un invito ad aprire gli occhi a chi ancora ha le pastoie e un forte monito a lottare (La canzone della rivoluzione): insomma, ‘siamo niente, siamo solo cecità, pesci avvelenati in mezzo al mare, forse questo il presidente non lo sa’.
Quindi, essere umano, ricordati che devi morire.

Voto: 9/10

ALLEGRA GERMINARIO


martedì 23 marzo 2010

Concerto 30 Seconds to Mars

Tornano in Italia dopo due anni di assenza (tranne per una premiere del loro ultimo CD lo scorso novembre) i 30 Seconds to Mars, gruppo statunitense capitanato dall’eclettico Jared Leto, già attore e artista di successo (‘Requiem for a dream’, Alexander’, ’Chapter 27’) accompagnato dal fratello Shannon alla batteria, da Tomo Miličević alla chitarra elettrica e tastiere e da Tim Kelleher al basso (non presente nella formazione ufficiale della band). Il concerto, tenutosi il 22 marzo presso il Palasharp di Milano è stato letteralmente preso d’assalto dagli Echelon, i fan dei 30 Seconds to Mars, che si sono presentati in gran numero già dalle prime luci dell’alba (e alcuni da svariati giorni prima) nonostante le difficili condizioni metereologiche. La performance, introdotta dagli SDC (Streat Drums Corps) gruppo dalle sonorità rock ed elettroclash, caratterizzato dalla presenza di varie percussioni, e dai Carpark North, svedesi, dal sound simile a quello dei più celebri ‘Muse’. La direzione tipicamente elettronica scelta per i gruppi di introduzione è sicuramente una traccia delle nuove sonorità utilizzate dai 30 Seconds to Mars nel loro nuovo CD: ’This is War’, promosso dal tour ‘Into the wild’ di cui la tappa di Milano ne costituisce la ventiduesima .
La performance risente della poliedricità artistica di Jared Lato, che lo rendono uno degli show man di più grande rilievo nel panorama musicale mondiale moderno. L’utilizzo di un telo per proiettare le ombre dei componenti della band e degli SDC, che hanno partecipato a tutta l’esibizione, supportandola con le loro percussioni, è uno stratagemma già ampiamente utilizzato da altri gruppi, ma è già da solo in grado di creare un impatto iniziale fortissimo che dà il via al concerto. Vedendo la scenografia del palco, chi già da tempo conosce questo gruppo, avrà probabilmente ripensato, assistendo a questa esibizione, quella avvenuta il 18 ottobre del 2007 per gli ‘mtv video music awards Latinamerica’. Bandiere in fondo al palco e uno schermo che mostra immagini legate alla canzone, e tuttavia è uno spettacolo completamente diverso quello che i 30 Seconds to Mars regalano all’arena milanese. Molto più dinamico delle performance concertistiche precedenti dalle scenografie più semplici. I video proiettati, forniscono anche una indicazione sulla chiave di lettura di alcune canzoni; non solo i video musicali trasmessi dalle TV musicali, ma anche video che mostrano la guerra, le menzogne dei capi di stato (George W.Bush) e le verità degli onesti (Gandhi durante uno sciopero della fame), in questo caso accompagnate dalle note della canzone ‘This is war’ che titola il nuovo CD. Dichiarazione forte e coraggiosa del pensiero che sta dietro alla canzone. Di eccezionale impatto anche la realizzazione di una versione acustica di ‘Hurricane’ di Jared Leto effettuati sugli spalti, fra il pubblico. Le nuove canzoni, dal ritmo disco ed elettronico accoppiate alle celeberrime del secondo album, ’A Beautiful Lie’ sono, come sempre, arrangiate magistralmente da Shannon Leto, la cui bravura nel suonare la batteria è senza ombra di dubbio definibile come ineccepibile, anche grazie all’ energia che impiega e trasmette per/nell’ esibizione; e da Tomo Miličević, di cui possiamo ammirare la bravura anche come polistrumentista ‘addetto’ alla tastiera e anche alle percussioni. Inedita, senza dubbio, in Italia è l’esibizione di Shannon Leto nella prima canzone scritta da lui per il gruppo (‘L490’) completamente strumentale effettuata con la chitarra acustica, accompagnata dalla chitarra elettrica di Tomo Miličević. La voce di Jared, caratterizzata dalla capacità di creare impressionanti vocalizzi e di grande espressione ed estensione, rende tutte le canzoni, anche quando si tratta di inediti o cover, impossibili da non seguire attimo per attimo col fiato sospeso per l’emozione. L’abbigliamento del gruppo, rimanda ai grandi artisti che hanno popolato il panorama musicale del decennio 80’, particolare estremamente indicativo se paragonato alla nuova sonorità espressa dal loro ultimo lavoro musicale. L’ultima esibizione ha visto il gruppo realizzare la canzone ‘Kings and Queens’ dal grande successo mediatico, è accompagnata da un’iniziativa del frontman: i primi venti che si fossero precipitati sul palco avrebbero potuto cantare con loro. Promessa che ha mantenuto appieno, consentendo ai venti (per lo più appartenenti alla prime file) di stare con loro sul palco durante l’ultima canzone del concerto. La poderosa energia utilizzata dalla band durante l’unica data italiana del tour, riconferma la loro bravura professionale e la poliedricità che ne costituiscono i fondamenti del loro successo. Non temiamo di affermare che questo è uno dei gruppi più promettenti degli ultimi dieci anni.


STEFANO CARBONE



martedì 9 marzo 2010

Il ritorno de "Il Fantasma dell'Opera": speculazione o bis del capolavoro?

“Il fantasma dell’Opera”, assieme a Cats e Jesus Christ Superstar, è indubbiamente stato uno dei musical più riusciti e acclamati del famoso compositore inglese Andrew Lloyd Webber; tratto dall’omonimo romanzo novecentesco di Gaston Leroux, rappresenta il tormentato amore di Erik, uomo dalla voce soave ma orribilmente sfigurato,
che vive perciò nascosto nei sotterranei dell’Opera parigina, verso la giovane e promettente cantante Christine: costruitosi la nomea di ‘fantasma dell’Opera’, grazie alla sua conoscenza assoluta dei passaggi segreti della struttura che abita, Erik sarà in grado non solo, se provocato, di causare incidenti durante le rappresentazioni, ma addirittura di rapire Christine per sposarla.
Assistere allo spettacolo dal vivo è decisamente più intenso del semplice leggere il libro o vedere le rappresentazioni cinematografiche (le più recenti di Dario Argento - 1998- e Joel Schumacher -2004-). L’intensità delle canzoni, che di volta in volta riescono a considerare lo spettro completo delle emozioni umane, e la costruzione perfetta delle dinamiche di scena fanno sì che nel buio del teatro la percezione dello spettatore sia quella di trovarsi veramente nel lago sotterraneo dell’Opera. Per chi non ha conosciuto precedentemente la storia da una qualsiasi fonte, come invece è stato per la sottoscritta, l’intero musical è un susseguirsi di colpi di scena nei quali il fantasma riesce ad apparire e scomparire da un punto all’altro del palcoscenico, la nebbia avvolge inaspettatamente la scena, candele sorgono dal pavimento. Gli attori inoltre raggiungono note tali da far venire la pelle d’oca, specialmente nei duetti fra Christine ed Erik (allieva e maestro).
Assistervi poi nell’ambiente sofisticato ed elegante del teatro Her Majesty’s di Londra dà ovviamente un tocco in più a quella che già di per sé è un’esperienza intensissima, riportandoci con l’arredamento e i ritocchi dorati direttamente nella Londra elisabettiana del Seicento.
È attualmente in scena il seguito del suddetto musical, intitolato ‘Love never dies’, nel quale Christine, ormai sposata al bel conte Raoul che già aveva conteso il suo amore ad Erik, ed il fantasma si ritrovano stavolta in America.
Quando ho appreso per la prima volta la notizia, non ho potuto fare a meno di pensare ad un’ennesima manovra commerciale su di una storia indubbiamente affascinante ma sulla quale si sta forse speculando troppo; i miei peggiori sospetti sono stati confermati quando ho letto [SPOILER. SE SI INTENDE VEDERE IL MUSICAL, NON CONTINUARE A LEGGERE] che il figlio di Christine e Raoul si scoprirà essere in verità di Erik, cosa alquanto improbabile e contraddittoria, dato che l'idea di sfiorare Erik era ben lontana da Christine, ripugnata dalla sua bruttezza: fra di loro vi fu un unico bacio, casto e leggerissimo, che convinse poi il fantasma a lasciarla libera con Raoul. Perché, dunque, quest’assurdità degna delle migliori telenovelas sudamericane? Perché rovinare una storia così pura di amore incondizionato inculcando una tremenda visione dei due intenti a fornicare, quando il desiderio mai esaudito di Erik ed il conflitto interiore di Christine erano stati alla base dell’intera opera? Forse Webber ha un mutuo da pagare, come tutti noi, forse il suo estro creativo non riesce ad essere tenuto a bada. [FINE SPOILER]
Lasciando perdere gli spoiler, le critiche sono positive e si parla di melodie commoventi, quindi può anche essere che il mio sia solo cinismo dovuto ad un eccessivo amore verso questo musical e ad una ritrosia ad accettarne un seguito. Webber di rado delude, quindi andrà prenotato al più presto un volo per Londra per confermarlo.
Nel frattempo il sito ufficiale del musical, http://www.loveneverdies.com/, è l’ideale per poter ascoltare alcune canzoni e conoscere il cast e la storia, oltre al singolo ufficiale da poco uscito “Til' I hear you sing”.
ALLEGRA GERMINARIO