Jimmy Hendrix. E’ inutile dichiarare chi lui fosse. Il suo nome è leggenda. Quasi una divinità della musica degli anni 60’, artista inarrivabile. Contorsionista del suono. Un mito. La sua bravura ineguagliabile di chitarrista fu l’unica arma che gli diede modo di farsi strada attraverso la giungla che è questo mondo. In particolar modo negli anni in cui visse. Hendrix nacque a Seattle il 27 novembre del 1942, anni difficili per chi nasceva con la pelle scura. Ancor più difficile fu la vita del giovane Hendrix per la famiglia, che viveva disagi economici e non inimmaginabili. Per svariati anni fu costretto a vivere con sua nonna mentre i genitori si barcamenavano in migliaia di lavori per tirare avanti. La difficoltà della sua vita, probabilmente resa ancor più difficile dai problemi sociali che attraversavano l’America di quegli anni forse cominciarono a farsi meno opprimenti quando Hendrix ricevette in dono per i suoi dodici anni la sua prima chitarra elettrica (che sempre ricordò affettuosamente dandogli il nome di ‘Al’); con essa cominciò a suonare le sue prime note, cosa che proseguì fino al momento della sua morte. Perse la madre a soli quindici anni e poco dopo fu espulso da scuola per motivi probabilmente razziali. Da questo momento cominciò una vita dedita ai vagabondaggi e alla musica. I pochi soldi che riusciva a guadagnare derivavano dalle sue esibizioni, che lo portarono a divenire ben presto il chitarrista di personalità dell’epoca quali Little Richard o Tina Turner. Nel '65 forma la sua prima band stabile e si esibisce nei quartieri di Greenwich Village. Poco dopo viene notato e portato a Londra da Chas Chandler, suo manager che porterà alla formazione della Jimmy Hendrix experience, band formata da formata da Mitch Mitchell alla batteria e Noel Redding al basso. Questa formazione accompagnerà la carriera di Hendrix fino al 1969, quando si scioglie dopo aver composto tre LP dal successo indiscusso fino ai nostri giorni. Ad agosto Hendrix trionferà a Woodstock suonando una sua personale versione dell’inno americano ("Star spangled banner"), composto di suoni distorti. Grazie alla sua chitarra riprodurrà anche i suoni delle bombe, per ricordare la guerra combattuta in quello stesso periodo nel Vietnam, in una delle performance più famose della storia della musica. Più tardi formerà una nuova band, la “Band of Gypsys” che scioglierà a breve per riprendere la vecchia formazione. Sempre ne 1970 comincerà la registrazione di un nuovo LP, che non avrà mai la possibilità di terminare. Jimmy Hendrix muore il 18 settembre del 1970 a Londra nella sua camera di hotel soffocato dal suo vomito dopo un’overdose di barbiturici. La grandezza di questo signore del rock, il suo sound rock e blues, le innovazioni che riuscì a portare nella musica, nulla è sufficiente a “spiegarlo”. La grandezza di Hendrix sta anche nell’avere infranto le barriere sociali che separavano i neri dai bianchi in maniera vergognosamente radicata, ma non solo. Le sue performance non hanno nulla di paragonabile a nessun cantante moderno o antico. La sua capacità di utilizzare la sua intera essenza nel suonare lo hanno reso davvero la più grande stella che il rock abbia mai avuto. Persino la sua prorompente sessualità ha giocato un ruolo fondamentale in questa sua ascesa verso l’olimpo della musica. La grandezza di Hendrix viene celebrata a quarant’anni dalla sua scomparsa con l’uscita, avvenuta lo scorso 9 marzo di “Valley of Neptune”, cd di inediti contenente una canzone che Hendrix suonava prima di diventare famoso, durante le esibizioni al Greenwich Village. “'Mr. Bad Luck'”. Le sue tipiche sonorità non vengono tradite in questa raccolta che ci dimostra nuovamente come Hendrix ardesse di una fiamma che lo fece vivere tutto d’un fiato, ma che lo bruciò prima che potesse dimostrare cos’altro potesse diventare. Cos’altro potesse inventare. Ma nulla del suo lavoro potrà mai essere dimenticato, poiché la sua grandezza trascende tempo e generazioni. Così come allora, adesso.
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