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lunedì 27 settembre 2010

“Brecht e Galilei” a Massafra.

Un’iniziativa di profonda riflessione teatrale e sociale, quella ospitata dal teatro comunale di Massafra nei giorni 27,28,29 settembre; volta a diffondere lo spirito della ricerca scientifica, attraverso la riscrittura, che i partecipanti potranno apportare, all’opera di Bertolt Brecht: “Vita di Galileo”. La vicenda narrata sembra rispecchiare perfettamente l’attuale situazione della ricerca italiana (oltre che quella della cultura in tutte le sue manifestazioni). Certo, a differenza di Galileo Galilei; la qual vita viene ripercorsa da Brecht ponendo accento sul processo per eresia nel quale fu coinvolto dalle autorità ecclesiastiche in seguito all’elaborazione delle sue teorie in merito al sistema solare, oggi non abbiamo l’inquisizione che vieti ricerche in determinate direzioni, ma è pur vero che la crescente privatizzazione della quale quest’ambito è impregnata, rischia di portare limiti inossidabili nei confronti della ricerca, che si estinguerebbe nella sua dimensione pubblica.
Il laboratorio (gratuito), incentrato sul testo di Brecht, si svolgerà dal 27 al 28 dalle 15:00 del pomeriggio presso il teatro comunale di Massafra. Il 29 ci sarà una prova aperta al pubblico sempre alle 15:00 e, successivamente un riassunto ed un approfondimento dei lavori elaborati al suo interno. L’iniziativa, è stata realizzata grazie al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale; un progetto affidato alla regione Puglia e al suo teatro pubblico.
Un’occasione per riflettere su un testo teatrale di indubbio spessore e per riflettere sulle effettive ripercussioni della nostra politica sulla libertà e legata alla ricerca.

Presso il teatro comunale di Massafra.
27,28 settembre: Laboratorio (dalle 15:00)
29 settembre: Prova aperta al pubblico(dalle 15:00) Relazione e approfondimento tematiche del laboratorio (dalle 19:00).

STEFANO CARBONE.

domenica 29 agosto 2010

W l'anarchia!


Inserito all’interno del festival teatrale “Castel dei mondi”; “W l’anarchia!”, opera tratta liberamente da un testo di Rainer Werner Fassbinder, che si terrà stasera, alle 20:00 presso l’auditorium Manzoni di Andria, è la storia di una rivoluzione attuata in Baviera. Una rivoluzione che non ha esito positivo. Fallirà. E proprio nel suo fallimento, la rivolta anarchica scoprirà la sua inevitabile inutilità di partenza; tutti i personaggi che compongono la storia, infatti, cercano la libertà, ma non sanno cos’è. In ciò, sicuramente, si riscontra il dramma dell’ideologia, irrealizzabile, ma importantissima, nella sua essenza, per la ricerca della sua realizzazione da parte dell’uomo. Una lettura interessante e al di fuori di ogni schieramento, che sicuramente non lascerà lo spettatore deluso. Per la regia di Werner Waas, con Simone Franco, Lea Barletti, Otto Marco Mercante, Anna Lisa Gaudino Cecilia Maffei e Giuseppe Semeraro; con le musiche di Tobia Lamare; l’opera assume una dimensione corale per la colonna sonora, che quasi prende il sopravvento in scena, mentre si svolgono le vicissitudini di una famiglia borghese nel pieno della rivoluzione, incerta sul suo futuro e su quello della propria terra. In bilico fra l’utopia e la schiacciante realtà.

STEFANO CARBONE.

Ingresso Libero.

Presso l’auditorium Manzoni di Andria

30 agosto ore 20:00

E’ consigliata la prenotazione.

Per informazioni: http://www.casteldeimondi.com/index.php?pagina=201

sabato 31 luglio 2010

Novecento.


Il celeberrimo testo di Alessandro Baricco, “Novecento” ; prima libro poi divenuto film diretto da Giuseppe Tornatore, ritorna al grande pubblico con l’accezione originaria del testo: un monologo teatrale. Si svolgerà, infatti , stasera alle 20:30 presso il castello Caracciolo di San Michele, la rappresentazione assolutamente gratuita, per la regia di Raffaele Braia. La vicenda narrata dal celebre scrittore torinese, tratta del pianista Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, il più celebre pianista del mondo, mai sceso dalla nave sulla quale è nato, dal nome ‘Virginian’, che già ci comunica il suo ruolo. Difatti viene utilizzata per viaggiare dall’Europa all’America; dal vecchio al nuovo mondo. E’ un luogo in qualche modo di passaggio, come un po’ tutti i mezzi di trasporto di questo tipo, che portano con sé storie di uomini e donne; ed è infatti la dimensione del ricordo quella analizzata da questo testo, entro la quale si svolge la vicenda del pianista. Segnale fondamentale di questo si nota anche nell’ambientazione storica dello spettacolo, nel pieno degli anni 20’ ; un’altra punto di passaggio, fra generi musicali ed epoche storiche, dove il jazz pareva rappresentare il futuro della musica. La regia di Raffaele Braira concede alla storia un ritmo interessante che incanterà il pubblico a prescindere dal testo già celebrato dalle musiche di Ennio Morricone.

STEFANO CARBONE.

Presso l’atrio del Castello Caracciolo di Sammichele di Bari.

Ore 20:30

Ingresso libero

martedì 29 giugno 2010

Amleto in salsa piccante.

Si apre un ponte fra cultura italiana e americana, stasera e domani alle ore 21:15 presso piazza San Vincenzo ad Ugento, con lo spettacolo “Amleto in salsa piccante”; per la regia di Vittorio Capotorto. Un cast formato da attori universitari americani e canadesi, in un’opera scritta da Aldo Nicolaj e prodotto dall’associazione no-profit “Teatromania”, nata verso la fine degli anni 90’ a New York. Lo spettacolo, finanziato dalla Regione Puglia, narra la celebre storia di Amleto di William Shakespeare, ma in una versione comica irresistibile. Froggy (personaggio inserito in questa versione della storia), cuoco del castello di Amleto, è punto focale della vicenda. Intorno alla sua vita si svolge la storia shakespeariana con qualche modifica comica; così troviamo un Amleto omosessuale, un’Ofelia vegetariana fissata con lo yogurt dietetico ed una regina Gertrude un po’ ninfomane e avvezza ai piaceri della tavola e dell’alcol. La vicenda segue sempre le sorti originali, ma molte situazioni troveranno spiegazioni nuove e più realistiche. Sarà, infatti, Froggy a travestirsi da fantasma del padre di Amleto per ordinargli di uccidere Claudio, colpevole di aver dormito insieme alla moglie del cuoco. Una vicenda spassosa che non potrà che portare il sorriso sul volto anche dei più esigenti ammiratori di Shakespeare.
Lo spettacolo si svolgerà all’interno del Festival internazionale di teatro epico universitario.


STEFANO CARBONE.

Martedì 29 e Mercoledì 30 Giugno,
Presso Piazza San Vincenzo (Ugento)
Ore 21:15
Ingresso libero.

sabato 29 maggio 2010

MARLENE DIETRICH

Si svolge stasera, presso “La Tana” di Barletta, uno spettacolo in onore della celebre Marlene Dietrich, dalla quale trae il titolo lo spettacolo. L’attrice fu ed è tuttora un mito del cinema degli anni ’30, icona nell’immaginario del 900’ e coraggiosa combattente contro l’oppressione nazista. Ella infatti, berlinese di nascita, si trasferì in America durante l’ascesa al potere del nazismo dove collaborò spesso con le truppe americane e si esibì in loro onore per più di un’occasione. Il mito e la tragicità dell’esistenza di una delle più grandi attrici del secolo scorso, considerata una delle poche in grado di rivaleggiare con Greta Garbo, rivive stasera e domani alle ore 21:00 presso il castello di Barletta, dopo un lungo tour che ha toccato anche la città di Bari. Lo spettacolo è firmato da Ana Tonkovic-Dolencic e Vlatko Broz con Ksenija Prohaska per la regia di Ivan Leo Lemo. Si preannuncia uno show colmo di passione e dolore, in questa trasposizione dell’animo della grande artista, nel quale si amalgamano desiderio di libertà e tristezza. La bellezza sconvolgente dell’attrice, mescolata all’amore ossessivo e alla sua morte ancora avvolta nel mistero (come sovente accade per quella dei ‘Miti’) ci condurrà in un viaggio attraverso l’interiorità di una personalità che ha segnato profondamente la storia cinematografica e sociale degli anni della grande guerra.

STEFANO CARBONE

INFO:
La Tana, bookshop del Castello di Barletta (320 7408122)

ORARI:
Domenica ore 18.00
Sabato ore 21.00

BIGLIETTI:
Euro 7,00 intero
Euro 5,00 ridotto(under 18 over 65)

lunedì 12 aprile 2010

Il Popolo non ha il pane? Dategli le brioche

Questo il titolo del nuovo spettacolo teatrale interpretato e diretto da Filippo Timi. Un titolo di difficile interpretazione, se consideriamo che il testo parla di Amleto. Ma la celeberrima tragedia Shakespiriana, non ha che marginalmente a che fare con quest’opera scritta dall’accoppiata Timi-De Santis. Eppure, la storia è sempre la stessa. Amleto, principe di Danimarca, perde il padre a causa di un complotto ordito da suo zio, ora sposatosi con sua madre. La storia capitolerà nella tremenda vendetta del principe, che non risparmierà nessuno e, quasi fatalmente, coinvolgerà anche l’amata Ofelia. La rappresentazione del testo, viene, però, affrontata in maniera del tutto innovativa rispetto a quella tradizionale. Amleto non è un uomo sperduto nel suo destino di autodistruzione: o meglio lo è, ma ora del tutto consapevole di ciò che lo attende, poiché il protagonista non è l’Amleto principe di Danimarca, ma il personaggio teatrale in quanto tale. Quello che ogni sera da quattrocento anni è costretto a rivivere il suo ruolo, a rivestire i suoi stessi panni. Sia Amleto che Gertrude (sua madre), sono pienamente consci di ciò che li attende, come vittime di un copione già scritto che si ripeterà infinite volte sul palcoscenico. Allora i personaggi assumono un diverso spessore, interagiscono diversamente. Usano l’ironia, il grottesco, conditi con battute che rimandano alla televisione degli anni 80’ e a quella moderna ( in puro stile ‘Timi’ come ci dimostra nei suoi libri) che strappano risate che fanno rendere Amleto ancora più consapevole della sua situazione. La sua vita (come quella di tutti) è uno spettacolo che viene osservato da persone che non hanno nulla di meglio da fare che, appunto, fare i guardoni. L’aggiunta di personaggi surreali che appaiono quasi marginalmente, ci forniscono la chiave di lettura del finale tragico, che tale rimane nonostante tutto, e che ci mostra Amleto come un regista del suo stesso dramma mentre istruisce gli altri personaggi su come interpretare al meglio il loro ruolo. Quasi a caricaturare le loro esistenze. Eppure alla fine si intuisce che persino Ofelia, come tutti i personaggi, dapprima persa nelle sue fantasie di irreale felicità, sia consapevole di se stessa. Tutti comprendono come la vita sia un attimo fugace. Proprio come una recita in cui amore, violenza, morte, noia, bene e male si accavallano l’uno sull’altro fino alla fine dell’esistenza.

Questa rappresentazione, che segna il ritorno sulla scena teatrale di Timi, è un grandioso apogeo dell’enorme capacità interpretativa di tutti i componenti del cast, composto da: Lucia Mascino, Marina Rocco, Luca Pignagnoli e Paola Fresa, guidati dall’esperienza di Filippo Timi, che firma un’opera che, chiaramente (come si evince dal titolo), è una chiara critica nei confronti delle risposte date dagli uomini di potere (Maria Antonietta come Amleto) a problemi reali.

STEFANO CARBONE

martedì 9 marzo 2010

Il ritorno de "Il Fantasma dell'Opera": speculazione o bis del capolavoro?

“Il fantasma dell’Opera”, assieme a Cats e Jesus Christ Superstar, è indubbiamente stato uno dei musical più riusciti e acclamati del famoso compositore inglese Andrew Lloyd Webber; tratto dall’omonimo romanzo novecentesco di Gaston Leroux, rappresenta il tormentato amore di Erik, uomo dalla voce soave ma orribilmente sfigurato,
che vive perciò nascosto nei sotterranei dell’Opera parigina, verso la giovane e promettente cantante Christine: costruitosi la nomea di ‘fantasma dell’Opera’, grazie alla sua conoscenza assoluta dei passaggi segreti della struttura che abita, Erik sarà in grado non solo, se provocato, di causare incidenti durante le rappresentazioni, ma addirittura di rapire Christine per sposarla.
Assistere allo spettacolo dal vivo è decisamente più intenso del semplice leggere il libro o vedere le rappresentazioni cinematografiche (le più recenti di Dario Argento - 1998- e Joel Schumacher -2004-). L’intensità delle canzoni, che di volta in volta riescono a considerare lo spettro completo delle emozioni umane, e la costruzione perfetta delle dinamiche di scena fanno sì che nel buio del teatro la percezione dello spettatore sia quella di trovarsi veramente nel lago sotterraneo dell’Opera. Per chi non ha conosciuto precedentemente la storia da una qualsiasi fonte, come invece è stato per la sottoscritta, l’intero musical è un susseguirsi di colpi di scena nei quali il fantasma riesce ad apparire e scomparire da un punto all’altro del palcoscenico, la nebbia avvolge inaspettatamente la scena, candele sorgono dal pavimento. Gli attori inoltre raggiungono note tali da far venire la pelle d’oca, specialmente nei duetti fra Christine ed Erik (allieva e maestro).
Assistervi poi nell’ambiente sofisticato ed elegante del teatro Her Majesty’s di Londra dà ovviamente un tocco in più a quella che già di per sé è un’esperienza intensissima, riportandoci con l’arredamento e i ritocchi dorati direttamente nella Londra elisabettiana del Seicento.
È attualmente in scena il seguito del suddetto musical, intitolato ‘Love never dies’, nel quale Christine, ormai sposata al bel conte Raoul che già aveva conteso il suo amore ad Erik, ed il fantasma si ritrovano stavolta in America.
Quando ho appreso per la prima volta la notizia, non ho potuto fare a meno di pensare ad un’ennesima manovra commerciale su di una storia indubbiamente affascinante ma sulla quale si sta forse speculando troppo; i miei peggiori sospetti sono stati confermati quando ho letto [SPOILER. SE SI INTENDE VEDERE IL MUSICAL, NON CONTINUARE A LEGGERE] che il figlio di Christine e Raoul si scoprirà essere in verità di Erik, cosa alquanto improbabile e contraddittoria, dato che l'idea di sfiorare Erik era ben lontana da Christine, ripugnata dalla sua bruttezza: fra di loro vi fu un unico bacio, casto e leggerissimo, che convinse poi il fantasma a lasciarla libera con Raoul. Perché, dunque, quest’assurdità degna delle migliori telenovelas sudamericane? Perché rovinare una storia così pura di amore incondizionato inculcando una tremenda visione dei due intenti a fornicare, quando il desiderio mai esaudito di Erik ed il conflitto interiore di Christine erano stati alla base dell’intera opera? Forse Webber ha un mutuo da pagare, come tutti noi, forse il suo estro creativo non riesce ad essere tenuto a bada. [FINE SPOILER]
Lasciando perdere gli spoiler, le critiche sono positive e si parla di melodie commoventi, quindi può anche essere che il mio sia solo cinismo dovuto ad un eccessivo amore verso questo musical e ad una ritrosia ad accettarne un seguito. Webber di rado delude, quindi andrà prenotato al più presto un volo per Londra per confermarlo.
Nel frattempo il sito ufficiale del musical, http://www.loveneverdies.com/, è l’ideale per poter ascoltare alcune canzoni e conoscere il cast e la storia, oltre al singolo ufficiale da poco uscito “Til' I hear you sing”.
ALLEGRA GERMINARIO

venerdì 12 febbraio 2010

La Boheme di Musetta


Il 17 gennaio scorso,presso il teatro Petruzzelli di Bari si è tenuta la rappresentazione della Bohème di Giacomo Puccini; con la regia di Boris Stetka e la direzione d’orchestra di Antonino Fogliani. Abbiamo intervistato Teresa Di Bari, che ha interpretato Musetta, che ci ha raccontato la sua esperienza professionale e personale.

→Come ha trovato l’esperienza lavorativa con Stetka?
[È stata un’esperienza molto positiva. Si è trattato di portare in scena un melodramma molto conosciuto, la cui vicenda essendo semplice e di facile comprensione letteraria, ha posto lo stesso spettatore in sintonia con il palcoscenico ed è stata per noi artisti naturale da interpretare. È la storia di giovani artisti che vivono le traversie anche dei giovani d’oggi, accomunati da un forte senso dell’amicizia, dell’amore e della speranza, che si trovano a dover affrontare un dolore più grande di loro: la morte di Mimì, evento che segnerà la loro storia spogliandoli dalla spensieratezza giovanile per dar posto ad un forte senso di umanità e di attaccamento alla vita; Stetka ha preferito un approccio tradizionale con l’opera; le sue indicazioni generali sono state la base sulla quale tutti ci siamo mossi in maniera spontanea e naturale.]

→Come mai la direzione artistica ha optato per l’utilizzo di due cast?
[Si opta per l’utilizzo di più cast in genere quando le recite di uno spettacolo sono consecutive. In questo modo i cantanti hanno la possibilità di riposarsi fra un’esibizione e l’altra; sarebbe più pesante fare diversamente, inoltre in questo modo si dà la possibilità a più artisti di lavorare]

→Come funziona la fase preparatoria di una rappresentazione di questo calibro?
[Si comincia con una riunione iniziale in cui il regista, espone la sua idea, la sua visione dell’opera;nel caso della Bohème la storia tratta di vite semplici, di sacrifici, cosa non estranea agli artisti; parla soprattutto di giovani aperti al mondo. Il regista ha scelto di ambientarla in epoca più recente rispetto alla versione originale. Il passo successivo è la discussione fra attori (cantanti) e regista sull’idea che ognuno si è fatto del personaggio da interpretare. Qui si vede la differenza fra regista e regista: se c’è apertura reciproca, uno scambio di pensieri liberi da schemi, si possono creare e far risaltare meglio i personaggi, come è avvenuto nel caso specifico. Poi vengono mostrati agli attori i bozzetti della scenografia per avere un’idea dell’ambientazione nella quale ci si muoverà, poiché all’inizio non si recita sul palcoscenico, ma in altre sale preposte alla regia per cui si proverà immaginandosi la scena. Si prova ad atti con la musica, eseguita da un pianista. In questa fase, nella quale non si è obbligati a cantare in voce, si provano i movimenti dei personaggi dietro indicazioni del regista, spesso in presenza del direttore d’orchestra. Le prove di regia si alternano con quelle musicali: il cast canterà in voce tutta l’opera, senza movimenti scenici, diretto dal direttore d’orchestra e con l’accompagnamento del pianoforte. In questa fase il direttore verificherà il lavoro preliminare musicale che ciascun cantante avrà fatto in fase di studio del proprio personaggio, e darà a ciascuno dei suggerimenti per superare certe difficoltà e per meglio interpretare ciò che l’autore ha scritto sulla partitura. Anche in questo caso può esserci uno scambio di opinioni. Dopo che il direttore avrà provato anche con l’orchestra si passerà alla fase successiva detta “italiana”. Questa prova verrà eseguita in palcoscenico e saranno coinvolti il cast, l’eventuale coro (preparato preliminarmente dal suo direttore), l’eventuale corpo di ballo e l’orchestra. Qui verranno testati gli equilibri acustici e quindi i rapporti fra orchestra e cantanti; grande importanza avrà il lavoro del direttore che cercherà di far emergere le voci sull’orchestra non a discapito dei colori e delle sfumature della stessa.
(A tale proposito va sottolineato che è importantissima l’armonia delle voci e quindi la scelta del cast da parte del direttore artistico. Purtroppo oggigiorno non sempre si affida ad un cantante un ruolo giusto per lui e quindi si finisce per non creare il giusto equilibrio fra le voci).]

Dopo “l’italiana” si passa alle prove di assieme, sempre in palcoscenico, dove c’è l’assemblaggio delle fasi sopra descritte; si prova l’opera un atto per volta e tutti sono coinvolti: cantanti, regista, coro, comparse, ballerini, orchestra, direttore, scenografia, macchinisti, elettricisti e pian piano luci.
Seguirà la prova d’assieme in costume e finalmente con l’antegenerale si proverà l’opera per intero con l’aggiunta del trucco che avrà molta importanza con la prova luci. I personaggi e la scena dovranno essere illuminati nella giusta misura tenendo ben presenti le giuste posizioni, le ombre che andranno a formarsi e quindi si studia bene il trucco giusto per ogni personaggio. Ora tutti sono coinvolti, anche la sartoria, i truccatori, parrucchieri. Spesso dopo l’antegenerale vi è “l’antepiano” un’ulteriore prova alla quale manca solo l’orchestra e che serve per ritoccare l’opera prima della generale. Prova generale che oggi rappresenta per noi la prima dell’opera, in quanto molto spesso la si esegue alla presenza di un pubblico oltretutto pagante. Un tempo il cantante in questa prova non sempre cantava in voce per riposarsi prima della prima ed essendo per l’appunto una prova di assestamento, lo stesso direttore non si creava il problema di fermare l’orchestra o i cantanti per correggere dei punti. Ora in presenza di un pubblico a pagamento è molto difficile che non si canti in voce o che ci si fermi per ripetere. Un tempo, se la generale era aperta al pubblico (peraltro non pagante), agli artisti veniva riconosciuto un compenso pari al cinquanta per cento del proprio cachet, mentre oggi si esibiscono gratuitamente .
Quando ci sono due cast ci si dà il cambio durante le prove. A volte il primo cast prova più del secondo; questa volta il secondo cast,del quale facevo parte, e il primo hanno provato alla stessa maniera.]

→Come si interpreta un personaggio dello spessore di Musetta?
[Ho cercato di giocare molto con la mia sensibilità. È un personaggio esuberante e civettuolo, ma allo stesso tempo ricco di sentimenti passionali e di umanità. Le piace sentirsi amata e oggetto del desiderio, ma il suo vero amore è uno solo: Marcello. Allo stesso tempo di fronte alla tragedia sa spogliarsi delle sue frivolezze per lasciare il posto ad una umanità e ad una generosità estreme. Per dar vita e verità ad un personaggio bisogna immergersi nel contesto. Grande importanza va data alle parole che si cantano e al loro significato. Allo stesso tempo bisogna conoscere il testo di ogni personaggio per poter reagire alle sue parole con giusta enfasi (il lavoro si complica quando si canta in lingua straniera). Bisogna lasciarsi andare, imparare il testo a memoria non basta. In tutto ciò non ci si deve far condizionare dalla tensione emotiva; anche se non ti abbandona mai dall’inizio dello spettacolo.]

→Il Petruzzelli è da sempre il simbolo della cultura barese. Cosa ha provato nel ritornare in un teatro tanto importante per la sua città come attrice?
[Un’emozione particolare. Si riapriva una pagina chiusa con il Petruzzelli. Tanto per me quanto per Bari. Conoscevo bene il “mio” teatro, avendoci lavorato da giovanissima come maschera, mentre ero studentessa di canto, per impregnarmi dell’aria d’arte che si respirava. Ed è proprio su quel palcoscenico che ho mosso i miei primissimi passi. Era il 1990, interpretai il ruolo di Kate Pinkerton nell’opera “Madame Butterfly” e a notarmi fu proprio l’attuale Sovraintendente Giandomenico Vaccari che mi spronò a continuare su questa via. Oggi il nostro teatro ha un vestito nuovo, ma di colpo è come se tutti questi anni non fossero passati. Spero che il “nostro” ‘Petruzzelli’ sia portato avanti tenendo presente un punto importantissimo: valorizzate le forze artistiche del territorio.]

→Ritiene che la sua città offra le giuste occasioni per chi come lei sceglie di dedicare la sua vita allo spettacolo?
[È difficile dare una risposta. Bisognerebbe chiederlo a chi gestisce il settore. Certo è che la crisi economica ha colpito duramente soprattutto lo spettacolo con l’aumento dei tagli. Ciò significa meno produzioni, meno recite e meno forze che lavorano;. Non bisogna dimenticare che dietro la macchina dello spettacolo ruotano una marea di figure professionali che hanno bisogno di lavorare per vivere.]

→Com’è la vita per una cantante lirica?
[Dipende da come la si affronta. É una questione di testa. Se ti fai prendere da questo mondo ti accompagnerà per tutta la vita, ma non è una professione facile; è un susseguirsi di gioie e di pene, le difficoltà sono sempre dietro l’angolo. E’ una sfida continua con se stessi, si pensa sempre di non aver raggiunto l’obiettivo finale come lo si avrebbe voluto e si lavora fino all’ultimo momento prima dello spettacolo. Saranno il contatto col pubblico, le emozioni che gli avrai donato, i suoi applausi a ripagarti dei sacrifici fatti. Lo studio quotidiano è essenziale anche se non si lavora, come anche andare a “sciacquare i panni sporchi”, come si suol dire, dal proprio allenatore di fiducia dopo ogni lavoro. E’ come fare la messa a punto ad una macchina. Il cantante è come un atleta, non può mai smettere. Tutto ciò comporta dei costi che non ci si può permettere di sostenere se non si lavora e purtroppo si lavora sempre meno. I teatri chiudono, le produzioni diminuiscono e c’è sempre meno gente (italiana) che lavora nei nostri teatri. Mi auguro che il governo italiano capisca che la cultura è vita, è energia, è forza, è ricchezza e senza di lei non andremmo da nessuna parte.]

STEFANO CARBONE

(ringraziamo cordialmente Teresa Di Bari per l'aiuto e la fiducia)