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domenica 24 ottobre 2010

Buon Compleanno Charlie Brown!!!(Speciale 60 anni Peanuts).


Vicini al cuore di tutti, i Peanuts non dimostrano assolutamente la loro età. Eppure il 2 ottobre del 1950 (ben sessant’anni fa’), apparvero le prime strisce degli immortali fumetti, disegnati dal celeberrimo Charles M. Shulz, su quattro testate giornalistiche americane. Ci sono voluti tredici anni perché anche in Italia, qualcuno s’interessasse a questo fumetto che; più che una forma d’intrattenimento era un vero e proprio fenomeno sociale. Umberto Eco per primo se ne accorse, affermando che Shulz era un vero poeta; capace di mettere in scena la vita umana, con personaggi universali. Le avventure Charlie Brown, Linus, Snoopy, Woodstock, Lucy, Piperita Patty, Schroeder, e tutti gli altri; sono, in effetti, simbolo delle dinamiche sociali di quei come dei nostri tempi. Ognuno gioca un ruolo preciso; chi del filosofo in erba, chi dell’intellettuale che vive solo per la sua musica; tutti però, caratterizzati da una semplicità in grado di spiazzare il lettore alla fine di ogni storia. Una manciata di vignette che analizzano dubbi, domande, nevrosi e paure, che appartengono a tutti noi; e come tali spesso non hanno altra risposta che la semplice presa di coscienza del problema più che della soluzione. Un fumetto con sfumature psicologiche, che ci riporta ad un’età considerata universalmente la migliore, ma che agli occhi di Charlie Brown e co. si rivela come piena di dubbi, ma anche di semplicità ed allegria. Un mondo, quello disegnato da Shulz, in cui i grandi non hanno posto; infatti non vedrete mai i genitori di Charlie Brown o la sua maestra. Saranno solo i Peanuts i piccoli interpreti e narratori delle storie; che non altro altro significato che la loro serena capacità di incantare attraverso la narrazione di contenuti riflessivi e non, in modo limpido e vivace; dando vita alle più celebri figure del panorama fumettistico mondiale; e a gag entrate nella storia del pensiero collettivo; come il barone rosso, interpretato dal cagnolino Snoopy, o i continui tentativi di Charlie Brown di colpire la palla tenuta ferma da Lucy.

Molte sono state le iniziative che ricordano l’anniversario della nascita delle vignette americane; in Italia la rivista “Linus” (che prende nome, appunto da un personaggio dei Peanuts) ha pubblicato in allegato al volume di questo mese, un inserto con alcune fra le strisce più celebri della storia del fumetto di Shulz; che permane, oggi come sessant’anni fa, il più attuale fra i fumetti americani tutt’ora esistenti.

STEFANO CARBONE

venerdì 17 settembre 2010

Tista: la dea della morte

Prima opera del mangaka Tatsuya Endo, già autore di brevi storie su alcuni magazine giapponesi,
Tista è un appassionante thriller shonen, ambientato sorprendentemente a New York.
La criminalità organizzata della città è scossa da alcuni omicidi operati a suo discapito: l'autrice di questi è Sister Militia, abile serial killer al soldo della Chiesa che vuol fare piazza pulita del “male”.
Nessuno immaginerebbe che la sua vera identità è quella di una timida e impacciata studentessa universitaria che sogna di diventare una maestra delle elementari: Tista Lone.
Il suo passato è drammatico e in alcuni tratti misterioso: orfana in un istituto cattolico, lo stesso per cui “lavora”, viene in seguito affidata ad un prete, suo predecessore, nonché insegnante dell'arte omicida; il loro rapporto resta ancora da chiarire ma è lui che le ha trasmesso un particolare potere che le fa diventare gli occhi dei veri e propri mirini di precisione grazie ai quali non sbaglia un colpo.
Fin'ora implacabile nella sua missione, il suo “io” viene sconvolto da Arty, un artista pieno di vita e suo coetaneo. Questi dimostra di coltivare determinatamente sogni e speranze senza arrendersi nonostante un destino avverso. Tista ne resta affascinata e sconvolta: ciò si ripercuote negativamente nelle sue missioni, esponendola sempre di più alle indagini della polizia che le sta col fiato sul collo. I dubbi in lei aumentano e i ricordi del suo oscuro passato la opprimono.
Stilisticamente interessante, il tratto è semplice e veloce e conferisce freschezza nell'essere reso
come sketch. Affascinante l'uso ripetuto di una prospettiva esasperata che marca il character dei
personaggi e aumenta il senso claustrofobico di ossessione nelle scene psicologiche e drammatiche.
Interessante anche nelle ambientazioni newyorchesi e nelle tematiche criminali.
Un po' scarso nella fluidità del racconto che procede stancamente e incespica ai cambi di scena.
E' un manga nel complesso avvincente anche se distaccato dai filoni più seguiti del momento e
l'autore è capace senz'altro di sorprendere.
In Italia è edito dalla Planet Manga a 3,90 euro.


A. S.

venerdì 3 settembre 2010

Shachi dell’orizzonte marino

La ‘Ronin Manga’, dipendente dalla celebre casa editrice bolognese ‘Edizioni Kappa’, presenta questo mese “Shachi dell’orizzonte marino”; fumetto ideato come volume unico da Kazuki Harumoto, che ha debuttato in Giappone con questa entusiasmante avventura ambientata fra isole e profondità marine. Shachi, cresciuto su un’isola dal nonno, ha nel cuore un sogno: incontrare le sirene; le stesse creature che popolavano i racconti del padre, considerato da tutti solo un sognatore. Il nonno di Shachi, però, non sopporta neppure sentire nominare gli straordinari animali mitologici che il ragazzo cerca in tutte le grotte che circondano l’atollo ove dimora. L’arrivo improvviso di alcuni pirati, getterà una luce sul passato del giovane; che comincerà un viaggio ricco di avventure e incontri inattesi, che ci porterà alla scoperta del mare e del grande legame che Shachi ha con esso. Un manga dai disegni limpidi e caratterizzato da una dinamicità nella delineazione dei movimenti accentuata dalla colorazione effettuata con l’ausilio dei retini. Particolarmente indicato per i fan di “One Piece”,”Il mistero della pietra azzurra” o ”Conan, il ragazzo del futuro”.

STEFANO CARBONE

sabato 31 luglio 2010

Emma


Nel corso della storia dell’umanità, il potere è passato nelle mani di milioni di persone, che spesso hanno avuto modo di scegliere se far vivere o morire chi gli stava accanto; per capriccio o necessità. Per questo viene inviata sulla terra Emma, che porta il nome del suo creatore ( una divinità dell’oltretomba) che giudicherà e ucciderà, se necessario, tramite il suo potere, i buoni e i cattivi, i giovani e i vecchi. Chiunque tenti di scatenare eventi che possano portare alla morte di qualsiasi essere umano. Il suo compito, affidatole per evitare l’accumularsi di anime nel regno dei morti, la porterà ad avvicinarsi alla vita degli uomini con tutte le sue contraddizioni. Scritto da Kei Tsuchiya ed illustrato da Saki Nonoyama, questo manga ci propone un salto nella spirale del tempo, che ci porterà a tu per tu con personaggi storici di indubbia fama, anche se non sempre positiva.

STEFANO CARBONE.

mercoledì 30 giugno 2010


Il mondo di Rando Ayamine, autore del nuovo manga pubblicato dalla GP questo mese: ”Holy Talker”, è molto simile al nostro. Ospedali, scuole, vite di persone comuni. Se non fosse per quello che accade agli uomini quando desiderano eccessivamente qualcosa. Attraverso quel desiderio, infatti, i demoni s’impossessano dei loro corpi, per poi costringerli a divorare le anime degli altri esseri umani per nutrirsi. Ed è qui che entrano in scena i componenti del Comitato Esecutivo dell’istituto del Sacro Giglio Bianco. Essi, ragazzi dotati di poteri straordinari, sono gli esorcisti; votati a ricacciare i demoni all’inferno con l’ausilio del potere della Santa Madre. Ma l’arrivo di un ragazzo proveniente da Lourdes, dotato di poteri demoniaci, ma desideroso di aiutare gli uomini nella loro lotta contro il male, creerà non poco scompiglio all’interno del gruppo di affiatati cacciatori di demoni.

L’autore ci trasporta all’interno delle tipiche vite di adolescenti, che hanno un compito tutt’altro che comune da svolgere. La pungente ironia e gli ammiccanti doppi sensi, conferiscono a questo manga chiara leggibilità; cosa ancor più evidente se constatiamo che il tratto dell’autrice rimanda indubbiamente alle atmosfere delle Clamp (“Card capture Sakura” , “Tokyo Babilon” , “ X 1999”) , regine incontrastate del fumetto nipponico, di cui si riprendono anche alcune tematiche nella trama; in parte Shoujo, in parte di avventura fantastica.

STEFANO CARBONE.

sabato 29 maggio 2010

Hero Tales

Dall’acclamata disegnatrice e sceneggiatrice di Full Metal Alchemist; Hiromu Arakawa, una nuova storia che si snoda fra combattimenti e avventure, dove i protagonisti sono, ancora una volta, due fratelli. Sceneggiato dal gruppo Huang Jin Zhou, “Hero Tales”, questo il titolo del nuovo manga, narra del viaggio intrapreso da Taito e Raira, partiti con il bonzo Ryuuko, alla ricerca della spada “Kenkaranbu”, rubata al giovane Taito durante un combattimento che ha portato alla luce la sua vera natura. Il ragazzo è, infatti, l’incarnazione di Hagun, l’ultima stella della costellazione dell’orsa maggiore, destinato a contendersi il dominio del mondo con Tonrou, che personifica la prima stella dell’orsa. La forza sprigionata da Taito in combattimento è eccezionale, ma non ancora matura per essere controllata. Il viaggio darà modo al giovane di allenarsi per lo scontro prossimo. Al suo primo lavoro in un manga non sceneggiato da lei stessa, Hiromu Arakawa dimostra nuovamente di padroneggiare l’arte del disegno con un tratto semplice, ma ben curato che ricorda un po’ quello di Mitsuteru Yokoyama (celeberrimo disegnatore “di Babil Yunior” e non solo). La storia, non priva di comicità, ci mostra la condizione di un popolo oppresso dal malgoverno, che da’ modo di individuare nel personaggio di Taito, l’eroe senza macchia incapace di piegarsi all’autorità che volge ad opprimere il debole, con il quale è facile identificarsi, nonostante la sua innegabile immaturità. Non mancheranno azione e colpi di scena in questo manga che, per ora, è arrivato al quarto volume in terra nipponica.

STEFANO CARBONE

giovedì 29 aprile 2010

Alice in Heartland

Dalla mente di Quin Rose, ideatrice di video game per ragazze, e, per la prima volta dalla mano di Soumei Hoshino, edito in Italia dalla GP manga, "Alice in Heartland" è l’ennesima (esiste anche una versione delle CLAMP) rivisitazione di Alice in Wonderland di Lewis Carroll, con l’aggiunta di quegli elementi tipicamente manga.
Per essere la prima volta di Soumei Hoshino c'è da dire che sia eccellente: tratto svelto e lineare, particolari tanto quanto bastano, nonostante gli abiti dei personaggi siano alquanto barocchi e studiati minuziosamente, questo comunque dovuto al tipo di storia e ambientazione che senz'altro lo richiede: la cura del character design è notevole e un pò rimanda allo stile CLAMP anche se meno esasperato. Il disegno è totalmente a china con un uso consapevole e modico dei retini e ciò rende le tavole semplici, chiare e piacevoli alla vista.
La trama:
Alice sta dormendo, sa di farlo e sa anche che sta sognando; il coniglio che le si avvicina con panciotto e orologio sembra non stupirla: del resto in un sogno tutto è possibile. E’stanca e non vuole proprio alzarsi; tocca allora al bian coniglio, trasformatosi in uno strano e misteriso ragazzo (Peter White), prenderla in spalla, non senza proteste, e portarla giù nella sua tana…a Wonderland.
Qui Alice scopre un mondo dominato dalla follia dove tre territori sono in guerra tra loro e dove tutti gli abitanti non esitano ad usare armi (tra cui pistole) per uccidere gli altri anche per futili motivi: la vita in questo posto sembra non avere valore.
Altra particolarità è che tutti gli abitanti (tutti quelli dalla storia originale naturalmente umanizzati fisicamente con le dovute premure), uomini o donne che siano, sono innamorati di Alice e fanno quel che possono per compiacerla senza però tradire la loro natura di folli (anche la regina di cuori, il cappellaio/mafioso, e il demone degli incubi).
Come cita il retro della fantastica copertina:
“Questa è la storia di Alice, affascinata da un sogno, schiacciata da un incubo”.
A. S.

martedì 23 marzo 2010

XBlade

“Sei scarso”. Con questa frase ci viene presentato Haru, il protagonista di ‘XBlade’: scritto da Tatsuhiko Ida e con i dinamici disegni di Satoshi Shiki, già noto in Italia per aver illustrato ‘Kamikaze’. Il manga, pubblicato da GP Galaxy, fa il suo debutto questo mese in tutte le fumetterie Italiane. In una Tokyo reduce da un tragico cataclisma che ne ha cambiato radicalmente la vita degli abitanti, il protagonista, un ragazzo dalle doti combattive eccezionali (come impone la tradizione dei migliori action-manga), rimasto orfano, vivrà un incontro inaspettato e movimentato con Mana, una ragazza in grado di tramutarsi in spada.
I risvolti della vicenda ci condurranno in una serie di combattimenti che non appesantiscono per nulla la storia, ciò anche grazie alla magistrale abilità del maestro Shiki. Gli elementi comici, incarnati dalle due amiche di Haru, ci daranno modo di farci anche qualche risata in puro stile orientale. Imperdibile l’inizio di quella che si può definire una delle storie più promettenti degli ultimi anni, già divenuta anime in terra nipponica.

STEFANO CARBONE

domenica 21 febbraio 2010

Dylan Dog

Nell’immensa varietà che compone la scena del fumetto italiano, forse “Dylan Dog” è l’unico ad essere giustamente considerato il legittimo successore di “Tex”: esso infatti, creato da Tiziano Sclavi nel 1986, è diventato con rapidità schiacciante un vero e proprio cult nell’arco di trenta numeri o poco più. Le ragioni del suo sconfinato successo che attraversa le barriere generazionali dipendono sicuramente dalla maestria del suo autore, ma anche dalla forza e dall’impatto sociale dei suoi personaggi, che consentono al fumetto di mostrare al lettore un dinamico spaccato della nostra realtà sociale.
Sclavi e i suoi collaboratori hanno fatto in modo già dall’inizio di dare al fumetto un’impronta horror-splatter, ma a questo abbozzo, che per lo più notiamo nei primi numeri, anche per le “inquadrature” con cui l’autore ci mostra personaggi e situazioni (illustrazioni degne di un vero e proprio regista) viene affiancato anche un elemento vincente che renderà quest’opera un vero e proprio capolavoro. Dylan Dog non è solo un cercatore di mostri: è ‘l’indagatore dell’incubo’. L’uomo cui rivolgersi quando ogni altra indagine regolare è inefficace. Lo «strano» è dunque il pane quotidiano del protagonista che non cerca mai di giudicare il caso affidatogli. Non c’è netta separazione fra regno dell’orrore (mostri, demoni, fantasmi, ecc.) e realtà (assassini, maniaci, psicopatici ecc.). Dylan sa che c’è qualcosa che va aldilà della ragione (il suo “quinto senso e mezzo”), della semplice procedura investigativa di Scotland Yard, ma non la etichetta. Il confine fra reale e orrore è dunque sottile e i cattivi, a volte mostri, ma spessissimo semplici uomini, ci appaiono come simboli di mali sociali. Povertà, abbandono, violenza subìta o inferta per puro gusto sadico prende forma di mostri, streghe, zombie. In poche parole incubi. Neppure Dylan è immune dal male del mondo. Spesso nelle storie è coinvolto personalmente dal male che combatte, del resto anche lui come noi è un eroe imperfetto. Ha attraversato una zona d’ombra del suo animo. Egli è, infatti un ex alcolista ora astemio e per di più vegetariano. Sinonimo, probabilmente, del fatto che non si può comprendere l’oscurità senza esserci passati. Dylan cerca nei suoi casi di risolvere problematiche che sono sì al di fuori della sfera del reale, ma che ci conducono a veri problemi che non hanno volto materiale, come nel recentissimo “Mater Morbi” (n.280) nel quale affronta uno dei mali più oscuri e odiati dall’uomo: la malattia. Prendendo forma e persino una personalità, il male apre la strada a infinite riflessioni sulla realtà che ci circonda, spesso crudele e difficile come appare nei fumetti. Dylan cerca di risolvere al meglio la situazione volta per volta, ma una vera risoluzione non c’è mai. Si può solo, alla fine di ogni storia, percepire parte di una verità più grande di sé, quella della vita. Anzi le verità. Poiché non vi è una sola risposta, ma molteplici e spesso incoerenti. Come nel mondo reale.
L’amore è un altro filo conduttore di tutte le narrazioni: spesso, infatti, le bellissime donne che Dylan incontra nelle sue storie finiscono a letto con lu, ma non si pensi che sia dongiovannismo ad animare le azioni del protagonista di questo fumetto. Egli cerca uno scampo dalla realtà schiacciante che lo circonda, il raggiungimento di attimi di intima serenità nel caos della realtà. L’amore è simile ad un attimo di raccoglimento religioso che, come spesso accade, alla fine cede il passo alla realtà che comporta la separazione delle strade di Dylan e dei suoi amori.
Un’altra figura chiave del fumetto è senza dubbio il fido assistente di Dylan: Groucho. Esattamente come il suo capo assomiglia a Rupert Everett, Groucho è identico sia caratterialmente che fisicamente al comico Groucho Marx, ciò consente agli autori di dare alla vicenda un respiro comico, respiro che Groucho ci consente di tirare ogni volta che per una ragione sempre banale e tuttavia sempre ponderata e geniale, azzarda rocambolesche battute di comicità spicciola, ma quasi per contrasto con la storia portante, sempre apprezzata dal lettore che non può che affezionarsi a questo personaggio chiave della storia.
Senz’altro quest’opera, entrata ormai nell’immaginario collettivo, ha in sé contenuti e riferimenti che continuamente gli autori, da sempre capaci di creare storie nuove e appassionanti, fanno in onore di artisti di rilievo del calibro di De Andrè, i quali testi vengono spesso citati in opere magistrali come “Memorie dell’invisibile”, ma ancora più frequenti sono i rimandi a libri, film e quadri cari a Sclavi che ora cura solamente le storie di una delle sue creazioni più riuscite che non ha mai perso lo slancio che la caratterizza. Questo è uno dei motivi che porteranno Dylan Dog a diventare una vera e propria opera d’arte nell’universo della letteratura a fumetti contemporanea, oltre che per il significativo e determinante lavoro dei suoi disegnatori.

STEFANO CARBONE