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domenica 24 ottobre 2010

Basta con le leggi personali.(Editoriale ottobre 2010)

La democrazia esiste davvero nel nostro paese? La domanda, (ahinoi!) ci sorge spontanea, considerando gli eventi di questo tremendo mese autunnale. Chiaramente non possiamo che riferirci al Lodo Alfano (se pensavate che avremmo parlato dell’omicidio di Sarah Scazzi vi sbagliavate di grosso; non accettiamo il modo in cui viene trattata la notizia, ormai semplice notizia simil-gossip per le trasmissioni più tragiche del nostro panorama televisivo), di recente approvata in Commissione Affari costituzionali del Senato; che consentirebbe alle più alte cariche del nostro stato( Presidente della Repubblica e DEL CONSIGLIO) di non essere processate durante il loro mandato. Fortunatamente, non più che due giorni fa, il nostro presidente della Repubblica si è reso conto che una norma del genere non può che essere incostituzionale; dato che il parlamento deciderebbe con votazione a maggioranza semplice su una legge che avrebbe grosse ripercussioni legali nei suoi riguardi (nota non marginale; si spera anche che la legge sia uguale per tutti). In effetti ci risulta difficile capire come mai, se il nostro presidente del consiglio dovesse compiere(il periodo ipotetico è potenzialmente inutile in questa frase…) una frode o peggio, possa tranquillamente evitare ogni responsabilità legale in merito. Il fatto che, inoltre, questo nuovo provvedimento sia retroattivo; ovvero valga anche per i processi in cui i presidenti erano coinvolti prima della nomina, non può che far riflettere. Ma è davvero possibile che nessuno si accorga di ciò che si vuol realizzare con questa legge? Evidentemente QUALCUNO pensa di essere talmente superiore rispetto ai sui elettori, da avere diritto all’immunità legislativa. Non c’è che dire, un idea niente male. Degna di un monarca. La nostra speranza non può che ricadere sul PD, in corsa per ‘far le barricate’(Bersani) in parlamento e il referendum, che si spera abbia il potere di fermare l’avanzata, che pare inarrestabile, di CHIUNQUE abbia avuto la geniale idea di creare un provvedimento del genere.

Di certo, non è solo questo il punto all’ordine del mese. Difatti, mentre al governo tutto si fa, tranne che lavorare per il paese, la Campania vive giorni difficili a causa dell’ennesima emergenza rifiuti ancora irrisolta. Al momento, la situazione è in stallo; a causa della decisione sancita dall’accordo quasi stipulato fra Bertolaso (capo della protezione civile) e i sindaci dei quattro comuni campani coinvolti nell’emergenza. L’accordo prevede l’apertura di una nuova discarica nel Parco Nazionale del Vesuvio (decisione alquanto criticabile a nostro dire…), e la bonifica di Cava Sari, discarica già in uso nel Parco Nazionale, dalla quale provengono miasmi che hanno creato non pochi problemi alla popolazione locale (causa dei recenti tumulti). Decisamente, la situazione non è delle migliori, ed è difficile non dar ragione alle persone che, avendo già avuto prova della difficoltà per la convivenza forzata con una discarica, teme unicamente ulteriore disagio con l’apertura di un’altra, senza effettuare i dovuti accertamenti, e senza la ricerca di un sito migliore per una struttura del genere; in modo tale da non deturpare l’ambiente già sufficientemente messo a rischio dalla prima discarica.

La questione permane la stessa. L’ingente presenza di rifiuti non fa che creare problemi su problemi; probabilmente, stiamo lentamente arrivando al famoso limite decantato da tutti gli ecologisti della storia, oltre il quale, forse, ci accorgeremo che un provvedimento per lo smaltimento responsabile e la creazione di impianti per tale motivo, unito ad un affievolimento del desiderio di consumo, potrà prevenire queste situazioni di crisi; in modo tale che non sia più necessario risolverle in futuro. Speriamo solo che quando ce ne renderemo davvero conto non sia troppo tardi per agire in favore di questa causa, che richiede un elemento comune alla prevenzione di qualunque problema (politico, etico, legislativo): il rispetto.

STEFANO CARBONE.

domenica 26 settembre 2010

Editoriale Settembre 2010.

Mentre le calde giornate sono ormai un vago ricordo; di tutt’altra temperatura è il clima delle maggioranze e non ai vertici del nostro sistema governativo. Fratture e tumefazioni s’istaurano e affiorano grazie e con l’ausilio dei media, che d’altro ormai non s’occupano se non dell’uragano che man mano dissipa le ultime unioni o pseudo tali che ormai da anni intasano le vie respiratorie parlamentari.

Ma non siamo qui, oggi, per parlare di questo. In tutta onestà i vari giri di valzer dei nostri rappresentanti ci danno più che grattacapi, irresistibile desiderio di nasconderci sotto terra per la vergogna. Ovunque si scopre la loro (e, ahinoi! anche nostra) incapacità di adeguarci alla legalità. Se non altro per non coinvolgerci tutti in una reazione a catena economico-sociale che comporterà la rivolta del nostro governo (c’è forse una soluzione alternativa?Accettiamo suggerimenti in merito); bensì questo mese abbiamo deliberatamente scelto di occuparci di un argomento passato pressocchè inosservato a causa del bailamme ‘ai piani alti’. Chiaramente ci riferiamo alla Direttiva Europea passata l’otto c. m., che ha come oggetto la vivisezione a scopo di ricerca.

Ben conosciamo, la stragrande maggioranza delle opinioni in merito; per molti approvare una direttiva che consenta la sperimentazione di farmaci o simili sugli animali, non può che essere un passo in avanti per il progresso scientifico; tuttavia altri ritengono che sia atto mostruoso, e concediamo a questa opinione, poiché coincide con la nostra(qui il buonismo è bandito!) la precedenza nel ritenerla la più logicamente giustificata. Del resto non è un mistero che gli esperimenti di sorta sugli animali (tossicologici, farmaceutici ecc.) non hanno rilevanza per quanto concerne l’uomo visto che apparteniamo ad una specie diversa, e che questi test servono alle industrie farmaceutiche e non, unicamente per dare la possibilità ai loro prodotti di essere messi in circolazione, con l’approvazione adeguata, per poi delegare agli stessi test la responsabilità, in caso di reazioni allergiche o peggio nei soggetti umani, poiché, appunto, la sperimentazione non è stata effettuata su esseri umani; quindi i risultati non vanno considerati sicuri al 100%. Un po’ come se testassimo una crema solare su un pesce….ci risulta difficile l’effettiva validità di un test del genere. Altra è certamente la questione morale legata alla vivisezione, sollevata nel corso della storia dell’umanità da uomini eccelsi quali Leonardo Da Vinci, Immanuel Kant, Mahatma Gandhi; tutti a sfavore di una pratica del genere, segno di mancanza di civiltà e sinonimo di inumanità. Non ci dilungheremo sul fatto che essendo loro, uomini di elevata virtù conoscitiva, forse sarebbe il caso di seguire le loro direttive, se non alla lettera, per lo meno per i principi generali…visto che in questo paese tutto si fa tranne che agire secondo logica…veniamo per amor di cronaca, al semplice punto all’ordine del mese.

La direttiva in questione (86/609) concede, a livello europeo, alcune libertà nei confronti della sperimentazione sugli animali. Innanzitutto la possibilità di poter ricorrere, anche in deroga, a cani e gatti randagi per i test, è consentito, inoltre, l’uso di specie in via di estinzione (in primis i primati) e l’effettuazione dei test senza l’utilizzo di anestesia e la possibilità di indurre il decesso tramite immissione di anidride carbonica nei polmoni(metodo tutt’altro che umanitario vista la sofferenza che provoca nell’animale). Con un testo del genere, questa direttiva non può che far gelare il sangue nelle vene, forse anche a causa della nostra assurda immaginazione che ci porta a pensare che prendere un cane dalla strada e sbatterlo in una gabbia per testare sulla sua pelle o altro un prodotto è al limite della deportazione! Ma sarà poi una cosa così distante dalla realtà? Non sarà mica che abituandoci a situazioni di tal orrore non si diventi più inclini a deportare un giorno (benché sia una realtà in voga in molti paesi del mondo e lo sia stata anche in passato in Europa) anche le persone? La cosa potrebbe anche non essere minimamente collegata, ma ci atteniamo al beneficio del dubbio visto che ci risulta difficile pensare che qualcuno che non ha cuore di sgozzare un cane lo abbia poi di farlo con una persona; con le dovute eccezioni, certamente. Ma a prescindere da questo non ci sembra davvero il caso di costruire il benessere sanitario, commerciale, industriale, o quello che sia, sulle spalle delle sofferenze di altri esseri viventi. Perché, benché non ci si pensi a sufficienza, o si nasconda la cosa in laboratori sperduti chissà dove, gli animali sui quali avvengono questi esperimenti soffrono. A prescindere che siano o no in via di estinzione (cosa che per noi non fa differenza), e la sola idea di dover nascondere un orrore del genere alla stampa o a chi desidera informarsi, ad esempio se una casa di prodotti farmaceutici testa o no i suoi prodotti sugli animali (cosa che avviene, purtroppo per deroga presso altri stabilimenti esterni alla casa in questione), di certo ci puzza di frode se non di omissione della verità per costruire un impero sulle spalle altrui. Di certo un decreto simile non avrà vita facile in Italia, dove è abolita la sperimentazione sui cani e sui gatti dal 1991; quindi si dovrà fare i conti con la nostra legislatura che (per una volta) ha saputo anticipare i tempi e speriamo così permanga in attesa di migliorarsi sempre di più, anche per evitare di adeguarsi ad assurde direttive approvate da incompetenti(i nostri rappresentanti in primis) che demandano responsabilità ad altri (così come molti hanno fatto di fronte alla stampa) per non ammettere le loro mancanze, chiaramente di natura neurologica. Niente di nuovo insomma.

STEFANO CARBONE.

domenica 29 agosto 2010

Editoriale Agosto 2010.

La stagione balneare giunge infine al termine; e un po’ per inerzia, un po’ per pigrizia, ci siamo lasciati scivolare anche questo mese addosso; inermi persino nell’assistere agli sviluppi della nostra politica nazionale. Nei giri vari ed eventuali delle nostre menti, durante questo torrido ed infuocato mese(ne sa qualcosa la Russia….), ci siamo resi conto che c’è davvero qualcosa che non va’ nella mente degli abitanti del nostro paese. Riguardo la questione ambientale che, ormai è chiaro per chi ci segue, è la nostra primaria fonte di grattacapi, ci siamo chiesti se questo allarmismo (più che giustificato secondo la nostra opinione) nei riguardi delle fonti di energia non rinnovabili, non sia, in effetti, diventato già business per gente di malaffare. Sono ormai sulla bocca di tutti le questioni riguardanti lo scandalo dell’eolico in Sardegna, che hanno portato le autorità a scovare la P3, nella pattumiera a cielo aperto nella quale si è tramutato palesemente il nostro governo. Dunque l’ennesima organizzazione a delinquere che coinvolge alte cariche dello stato (proprio quello che ci voleva nel nostro paese….); fra cui ‘Cesari’ di dubbia identificazione (forse per chi non vuol vedere….). Di certo è interessante il campo nel quale operava questa: l’eolico. Una trovata geniale; considerando che il nostro paese non ha le carte giuste per produrre sufficiente energia derivata dal vento tale da giustificare un impiego massiccio dei generatori eolici, tanto in voga nella nostra nazione. E’ una questione di venti. Se non ci sono che senso ha costruire strutture che ne sfruttino la circolazione per produrre energia?

Evidentemente ai piani alti ritengono che l’Italia oramai sia composta interamente da gente inebetita dai media e dintorni. Del resto tutto quadra. Potremmo definirla quasi una combutta. La televisione ci impoverisce tanto da renderci inermi di fronte alle palesi frodi effettuate a nostre spese. E intanto i veri problemi restano lì dove li abbiamo lasciati. E’ davvero possibile che questi paladini dell’illegalità non si rendano conto che tutte le questioni irrisolte a causa di ‘trasferimenti di denaro fuori programma’ coinvolgono anche loro?

“Vivere è facile con gli occhi chiusi”, scriveva John Lennon nella celebre canzone ‘Strawberry fields forever’; ma fino a quando sarà possibile continuare a far finta che tutto questo non ci coinvolge? Ladri o poliziotti, magistrati o mafiosi; siamo tutti sulla stessa barca planetaria alla deriva in questo universo. Tutto ciò che facciamo o non facciamo o non consentiamo di fare ci coinvolge. Non c’è scampo da questo. E’ proprio un atteggiamento del genere che comporta poi divisioni a tutti i livelli; in questo momento stiamo assistendo ad una politica che va in questo senso; il governo, ormai corrotto dalle fratture pseudo-ideologiche, tentenna fra destra,sinistra e centro. Difficile, però, che la situazione si risolva se non ci si rende conto che l’unico scopo dei partiti è costruire un paese migliore per tutti, e l’unica strada da percorrere in questo senso è la collaborazione. O si trova la rotta insieme o si cola a picco.

STEFANO CARBONE.

giovedì 1 luglio 2010

Editoriale Luglio 2010.

Intossicati, oramai dai continui attentati alla nostra libertà d’espressione; difficilmente godremo i benefici di un tranquillo riposo estivo. Del resto ci risulta difficile pensare all’estate come sinonimo di riposo, vista l’isteria collettiva nel cercarsi, anche quest’anno, un posto al sole. Ad ogni modo; c’è poco da star tranquilli. Soprattutto considerando le note posizioni del nostro governo (cosa in realtà isolabile ad un suo singolo elemento ed al suo seguito) nei confronti degli pseudo-orrori che la stampa nazionale perpetrerebbe ai danni dei cittadini; promuovendo la disinformazione generale. Evidentemente qualcuno riterrà più degno di attenzione per informarsi sugli avvenimenti giornalieri programmi di “altissimo contenuto culturale” quali ‘La pupa e il secchione’ o ‘Mistero’ (al solo nominarli ci corrono i brividi lungo la schiena). A questo proposito bisognerebbe, in effetti, fare una piccola digressione; com’è possibile che in una traccia emanata dal ministero della pubblica (d)Istruzione riguardi esattamente una delle argomentazioni resa celebre, negli scorsi mesi, dal suddetto programma condotto dal fu Raz Degan? La scuola si è definitivamente arresa alla sovranità della televisione-spazzatura? Fossero, per lo meno, argomenti affrontati con un briciolo di rigore scientifico e non come ricerca di sensazionalismo da quattro soldi stile ‘Novella 2000’ (sarà un caso che tutti i rotocalchi e le reti televisive che trasmettono i programmi da noi elencati appartengano proprio alla stessa persona responsabile dei commenti negativi nei confronti della stampa?). Passi pure come argomento d’esame la musica, anche contando la recente decisione di aprire licei interamente dedicati a questa materia. Ma gli alieni? Che c’entrano gli alieni con la maturità? A che categoria apparterrebbe una traccia del genere? Cultura generale? Allora perché, l’anno prossimo, non dedicare una bella traccia anche al successo delle zeppe? O all’utilizzo delle paiette negli abiti da sera? Sembra persino più dignitoso. C’è davvero da chiedersi quale sarà la prossima fantasmagorica invenzione dei nostri ministri. Fra leggi e “innovazioni culturali” non ne azzeccano una!

Sarà che lo scorso mese sono scomparsi troppi personaggi illustri (in primis Saramago, al quale abbiamo dedicato uno speciale), ma luglio si è aperto con le premesse meno incoraggianti. Una cosa, però ci consente di guardare (con un po’ di sano egoismo) avanti con ottimismo; la caterva di concerti che si svolgeranno, in questi mesi caldi, sul nostro territorio nazionale. Certo, con la carenza monetaria che affligge il nostro paese, e purtroppo, anche noi stessi, bisognerà fare una cernita di ciò che si può andare a vedere da ciò che bisogna evitare. Del resto non si può vivere seguendo le tournèe dei nostri cantanti o gruppi preferiti come le groupie degli anni 80’….oppure si? E se fosse una soluzione? Scappare da tutto questo caos politico-urbano e vivere inseguendo musica e spettacoli? La proposta è più che allettante. Magari si potrebbe proporre anche a qualche rappresentante governativo di allestire un bello show d’intrattenimento. Noi senz’altro saremo pronti in prima fila a guardare chiunque avesse deciso di abbandonare i propri miliardi….di elettori (si…certo...) per mettere su un qualche spettacolo. Nulla sarebbe più esaltante di vedere comparire chiunque si appresti a questo nuovo “progetto” (abbiamo in mente qualcuno in particolare…) in mezzo al palco mentre noi, digrignando i denti, urleremmo : ”E mo’ facce ride’!” . Non sarà il nostro dialetto, ma il messaggio arriva comunque forte e chiaro.

STEFANO CARBONE.

venerdì 11 giugno 2010

Editoriale Giugno 2010.

Giugno 2010; un mese atteso da molti per un avvenimento che concentra su di sé l’attenzione quasi totale della popolazione globale: l’inizio dei mondiali di calcio. Ma c’è davvero ancora gente che si prodiga a pensarci? Personalmente ci risulta difficile anche solo lontanamente rivolgere marginale attenzione ad una evento del genere, seppur di così larga portata sociale e affettiva, in un momento difficile come questo per il nostro paese e non solo. Chiaramente oltre alla questione del federalismo fiscale, ultimo colpo inferto alla nostra nazione che per quanti tagli o manovre possa subire, pare non decollare mai per quanto concerne l’economia ( fosse solo quella a non mostrare segni di miglioramento…) o riuscire far quadrare i conti pubblici e non. Di certo colpisce come, benché in Europa si respiri universalmente un clima di difficoltà economica, sono ben poche le nazioni che hanno eliminato l’ipotesi di erogare fondi destinati alla scuola e all’istruzione. Di questo passo viene da chiedersi se usciremo mai da questa situazione di stallo…. Certo ci riesce difficile crederlo se non si investe sul futuro, anche in momenti come questi. Ma questo è uno dei tanti dilemmi del nostro paese in questo periodo. Di sicuro la questione della legge sulle (anzi, meglio dire “contro”) le intercettazioni telefoniche, di recente approvata dal senato, e tuttora in esame presso la Camera, non è argomento da noi ignorabile, visto che coinvolge in parte, anche la comunicazione pubblica. Questa legge prevede che le intercettazioni telefoniche, oltre ad informazioni di altro genere (tabulati, riprese o registrazioni acquisite senza il diretto consenso dell’interessato…) non possano essere pubblicate né tantomeno riassunte sui media; nazionali e non. Inoltre vi sono molte altre restrizioni per quanto concerne le intercettazioni in sé. Esse, infatti, non potranno essere effettuate in luoghi “privati”, ma solo ove si svolge “attività criminosa”. Inoltre le suddette intercettazioni non possono essere utilizzate oltre la sfera d’indagini per cui sono state ordinate, tranne per alcuni reati maggiori. Ora; è chiaro che l’incubo del ‘ grande fratello’ terrorizza chiunque su questo pianeta….all’incirca, visto che si fa a gara per poter partecipare a trasmissioni che non hanno altro scopo se non quello di spiare la vita del prossimo….ma queste restrizioni paiono piuttosto curiose; soprattutto se si considera il fatto che le persone che registrano conversazioni o video che colgono politici(e non) in flagranza di reato, rischiano il carcere poiché non iscritti all’ordine dei giornalisti, quindi non ‘abilitati’ a intercettare per dovere di cronaca…..ma non sarà mica che l’intera legge impedisce l’adempimento del diritto di informazione e libertà di stampa( oltre che il conseguimento corretto delle indagini da parte delle autorità competenti)? Ci pare il minimo che le maggiori testate giornalistiche del nostro paese si stiano mobilitando con scioperi e altro per protestare contro questa elucubrazione giuridica; chiaramente pilotata da un interesse estraneo alla pretesa di mitigare il clima dei media. La questione fortunatamente (si spera…) è ancora aperta. Ne si verrà a capo a breve, quindi possiamo ancora agognare ad una risoluzione che preservi la libertà di informazione del nostro paese. Speriamo che non diventi l’ennesima utopia da inseguire disperatamente.

Un’altra questione che ha scosso in particolar modo la nostra cittadina negli ultimi giorni, è stata la proposta di delibera per la revoca di una precedente delibera del 2003, che ratificava l’accordo che assegnava il Petruzzelli ai privati (ovvero agli eredi di chi quel teatro lo fece costruire). Questo consentirebbe al nostro comune di cessare il pagamento annuale di circa 500.000 euro annuali da effettuare nei confronti degli eredi legittimi. Una manovra del genere è di certo voluta anche a cercare di riappropriarsi di un teatro ristrutturato con il denaro pubblico e che comunque, se non si agisse legalmente in alcun modo, rientrerebbe in possesso degli eredi prima o poi. L’idea non è assolutamente illegittima, ma è probabile che non sia così facilmente realizzabile; difatti la votazione in merito alla delibera non è stata effettuata per mancato raggiungimento del numero dei presenti alla votazione. Non mancano, effettivamente i consiglieri comunali che ritengano la manovra azzardata per ora, e che occorra una più profonda ricerca dei mezzi legali per ottenere lo stesso risultato in modo semplicemente diverso. Certamente questo tipo di mediazione è auspicabile rispetto ad un’azione che potrebbe rivelarsi debilitante nel futuro. Si spera, dunque, che almeno per questo si tenti la via del confronto e del compromesso per cercare di risolvere la questione che, verrà a breve rimessa ai voti. Di certo di problemi maggiori ce ne sarebbero da risolvere, ma senza ombra di dubbio l’appartenenza del Petruzzelli alla cittadinanza è una verità sacrosanta che, a quanto pare, non è stata ribadita abbastanza.

STEFANO CARBONE.

domenica 9 maggio 2010

Editoriale maggio 2010

L’ultimo mese è stato senza dubbio fecondo di avvenimenti che hanno destato l’attenzione dell’opinione pubblica (e non solo), calamitando le nostre menti a ponderare attentamente sul nostro futuro che, se già poteva apparire poco roseo, ora di certo ci darà modo di ricrederci. La sfumatura cromatica, infatti, è decisamente scesa (anzi, precipitata) di luminosità. Difficile non toccare l’argomento del nostro governo, che si rivela giorno per giorno logorante persino per chi assiste solamente a scandali e immonde affermazioni sulla “eccessiva libertà di stampa” nel nostro paese. Come se esprimere la propria opinione fosse diritto solo per alcuni membri del nostro governo…. Ma eviteremo di impelagarci in questioni di parte (per quanto sia possibile) per rispetto nei riguardi di chi non ha le nostre stesse convinzioni in materia di legalità e libertà. Il nostro blog, nato con l’intenzione di diffondere la cultura, di certo non può esimersi dal rivelare la sua (e nostra) più profonda e assoluta indignazione nei confronti del decreto sulle disposizioni urgenti in maniera di spettacolo ed attività culturali che prevede lo stop alle assunzioni ed ai concorsi, il divieto di effettuare lavori extra(come ad esempio l’insegnamento) e una discussione sugli integrativi nei contratti da effettuare presso l’Aran e non più nei teatri. Ciò è stato già causa di scioperi presso grandi teatri del nostro paese quali la stessa Scala di Milano, e per nostra fortuna, accolta negativamente anche dal nostro consiglio comunale e dal sindaco Michele Emiliano. Questo decreto, infatti, potrebbe (e lo farà senz’ altro) creare enormi difficoltà al nostro teatro cittadino più celebre e amato; il Petruzzelli, che non avrebbe la possibilità di proseguire la sua attività, appena ripresa.
È chiaro che le difficoltà economiche della nostra nazione sono svariate e di complessa soluzione, ma un decreto che crei problemi persino a teatri di spessore quali, appunto, ‘La Scala’ di Milano o ‘L’Opera’ di Roma, di certo è il caso che venga più attentamente revisionato visto che la situazione degli artisti nel nostro paese è già sufficientemente grave a causa della mancanza di investimenti in questo settore. Chiaramente creare , modificare o abrogare decreti non è materia di nostra competenza; quindi lungi da noi il tentare di dispensare consigli in merito. Ma certamente abbiamo buon diritto di ritenere provvedimenti di questo calibro inaccettabili allo stato attuale. La conservazione dignitosa dei nostri teatri (e soprattutto di chi ci lavora) è un sacrosanto diritto.
Chiaramente in situazioni di crisi più profonda, un lusso quale l’arte è da evitare (non ci crediamo fermamente, ma a ragion del pragmatismo ci permettiamo ugualmente di affermarlo) come ad esempio si può notare in Grecia, ma per nostra enorme fortuna, non siamo ancora giunti a tal punto e si spera (borsa permettendo) che ciò non debba mai capitare. Dunque è probabile che sia possibile (se non necessario) trattare con maggior dignità gli addetti ai lavori dei teatri. Di certo non ci catapulterà nel buco nero della crisi economica.
A proposito di buchi neri, sarebbe opportuno riflettere anche sulla situazione a livello globale. Lo scorso 20 aprile una petroliera è esplosa(e affondata dopo due giorni) a largo del Golfo del Messico, dando il via ad un disastro naturale di vasta scala, che coinvolgerà l’ecosistema del luogo e l’economia della città limitrofe; che si basa principalmente sulla pesca e il turismo. La causa è ancora ignota. Probabilmente la mancata manutenzione o alcuni lavori mal eseguiti o eseguiti con materiali scadenti. Considerando tutto ciò di quanti altri segnali abbiamo bisogno per comprendere che è necessario fare un enorme sforzo per trasformare le nostre fonti di energia non rinnovabile in rinnovabile? Non essendo capaci di investire sulle petroliere, sarà poi il caso di scegliere di investire sul nucleare? Come di recente la nostra nazione si accinge a fare. Non sarebbe opportuno evitare di far ulteriori danni per la nostra (mondialmente parlando) incapacità di investire SOPRATTUTTO sulla legalità (da qui materiali scadenti e lavori mal eseguiti)?
Viene da pensare alle possibili conseguenze del malfunzionamento di una centrale nucleare…..altro che vulcano Fimmvorduhals…..di certo il problema maggiore della nostra nazione non sarebbe il paralizza mento del traffico aereo.

STEFANO CARBONE

sabato 3 aprile 2010

Editoriale aprile 2010

E’ arrivata anche quest’anno Pasqua. Il tempo passa rapidamente per chi lavora…Diversamente si pone la questione per chi non lo fa per imposizioni o contingenze esterne o perché non vuol farlo. Ma a parte la personale percezione temporale di ciascuno di noi, è arrivata la Pasqua. Non possiamo fare a meno di riflettere sul significato che assume anno dopo anno questa festività religiosa, che in qualche modo si trasforma in pagana e umana come ogni festività che si rispetti; in modo che tutti ne possano godere. Non solo chi crede. La questione della Pasqua è molto semplice. Il fulcro di essa è uno ed uno solo: il cibo. Per chi è solo o passa le festività in famiglia, la costante è cucinare un po’ di più del normale per celebrare la gioia insita nella festività. Proprio per far fronte a questa richiesta di provvigioni fuori-norma, i commercianti fanno scorta di impressionanti quantitativi di carne. Un tempo bestie che vivevano la loro vita con dignità o no. Come chiunque di noi, del resto. La problematica sarà il dopo. Già da svariati anni, su qualsiasi rete si decida di guardarlo(a breve la differenza sarà così sottile fra l’uno e l’altro da non notarsi neppure), il telegiornale ci racconta gli orrori della Pasqua per gli animali che ‘popolano’ le nostre tavole durante i banchetti domenicali e pasquali. Tonnellate di carne (il sangue gela al pensiero di chiamare in tal maniera dei cadaveri) ammonticchiata all’esterno degli allevamenti e dei macelli. Carni vittime e indice di un male che ha da sempre accompagnato questo mondo: la carenza di risorse economiche. E’ a questo che tutto ciò ci porta; migliaia di agnelli rimasti invenduti a causa della bassa domanda da parte dei consumatori. Sciocca ipocrisia. Del resto chiunque abbia un pizzico di sale in zucca, capirebbe che la recente crisi economica, di certo, mai avrebbe potuto migliorare questa situazione. Eppure anche quest’anno ci apprestiamo a festeggiare con il dannato agnello sulle nostre tavole. Di certo approfondendo l’argomento antropologicamente, scopriremmo che sacrificare l’agnello per la festa più importante, ha radici e significati che risalgono a un’epoca precedente persino rispetto all’origine della nostra ‘religione di stato’. Ma la questione posta non ha nulla a che fare con l’etica o la morale. Più che altro, il problema è il perché di questo immondo spreco annuale. Di certo non si può incolpare noi stessi (quando mai…) per ungere il meccanismo del consumo comprando sempre questo tipo di carne, promuovendo questo binomio stereotipato agnello -Pasqua. Di certo si può individuare un problema generale che riguarda i produttori di questo genere di consumo. Per qual motivo produrre tanto se il consumo è chiaramente in ribasso?
Inutile affermare che è la brama di guadagno, che guida queste decisioni, brama che scegliamo di eleggere come nostra bandiera morale e mentale, preferendo essa al desiderio di mantenere una parvenza di umanità. Sia nella decisione di macellare tante bestie a mo’ di catena di montaggio (al pensiero viene davvero l’impulso di diventare vegetariani) sia di far soffrire orrendamente queste povere bestie con tecniche per macellarle al di là di qualsiasi barbara immaginazione. Invidiamo le altre religioni, così vicine alla nostra (sia per luogo di nascita che per il messaggio di cui sono portatrici) che prevedono il divieto di far soffrire in maniera assoluta l’animale che si decide di mangiare. Questa nostra mancanza di rispetto per la vita, si riversa in parte anche sulle persone. L’indecorosità dello sfruttamento della vecchiaia per fare audience televisiva ne è un esempio lampante. Chi non nota la triste presenza di anziani in trasmissioni televisive, ahimè tristemente note, fare la vita dei giovanotti o essere derisi e sbeffeggiati come patetiche caricature di loro stessi?
Il rispetto, è oramai sparito dalle nostre priorità. Del resto cosa importa se lo scopo principale della nostra vita è divenuto il gioco del vendere?
Le conseguenze, tanto, le si vedrà più in là. Questa è la conclusione più tremenda a cui si arriva durante questi giorni che di festività non hanno proprio nulla. Ci costerà poi tanto viverli con un senso di responsabilità più vigile? Di certo non è una cosa che ci potrà rovinare il pranzo rinunciare all’agnello simbolo del consumismo che ci umilia tutti. La responsabilità non crea alcun problema di digestione.

STEFANO CARBONE


1) non a caso è il primo termine
2) o alle nostre se preferite

sabato 20 marzo 2010

Editoriale marzo 2010

‘Non ci si può fidare di nessuno’. Frase banale e insulsa che, probabilmente più di tutte le stressanti apologie di una nazione che ama più lo scandalo che lo spettacolo in televisione, descrive appieno la realtà che abbiamo davanti agli occhi ogni minuto delle nostre esistenze. Dunque: banalità o realtà?
Anche il solo porci questa domanda dovrebbe farci riflettere in maniera più ponderata. Sarà poi il caso di affidarci completamente a qualcun altro senza remore alcune? Che fine ha fatto il vecchio motto latino “Homo faber fortunae suae” (l’uomo è artefice della propria sorte)?
Non sarà terminato il tempo in cui bisognava accasciare la propria esistenza sul groppone di qualcun altro per poter delegare a lui/lei la colpa o il premio per aver fatto fuori tutte le nostre speranze o aspettative?
Quali prospettive ci sono per il nostro futuro se non siamo noi stessi a crearle e a renderle verosimili?
Ritengo sia arrivato il momento di urlare un clamoroso ‘basta’ alle aspettative verso chicchessia perché rovesci questa situazione ‘palustre’ in cui ci troviamo.
Basta aspettarsi che la politica….anzi che alcuni politici diventino magicamente capaci di non deluderci.
Anzi direi…basta con le aspettative!
Sia chiaro. Questo non vuol essere uno scoraggiamento nei confronti delle prossime elezioni regionali, che sono sacrosanta espressione di democrazia (in quanto tali. Non in quanto a come queste vengono portate avanti), ma ritengo sia il caso di evitare di farci incantare da chicchessia.
‘Non ci si può fidare di nessuno’…..
L’importante, in effetti, non è se questa frase descriva o no la nostra epoca, ma piuttosto perché abbiamo bisogno di affidarci completamente a qualcun altro.
La nostra individualità, tanto a lungo conquistata sia in letteratura che nella nostra società, deve necessariamente essere distrutta in tal maniera?
E non è, del resto, quello che tutte le soap-fiction-trasmissioni ci confermano bombardandoci giorno dopo giorno su qualsiasi emittente della televisione pubblica?
Dobbiamo affidarci completamente. Senza freni di alcun tipo, o le nostre vite saranno piene di dolore e invidia nei confronti degli altri che invece hanno tutto questo. Non c’è altra strada o ti appoggi all’altro o non esisti.
Dobbiamo affidarci. Detto così sembra quasi un messaggio biblico. Eppure il mantenimento di gran parte della propria individualità sia emotiva che mentale (senza eccedere nella misantropia…..a volte) è forse l’unica maniera per mantenere la dignità propria e quella degli altri.
Se non altro in questi anni in cui, se ti affidi, finisci col “culo per terra” basti pensare alla situazione di tutti coloro che affidano il proprio lavoro a gente che poi non fa altro che sfruttare in cambio di una miseria, cosa estremamente diffusa fra i giovani che lavorano, basta guardarsi intorno. O a coloro che si affidano ai politici per essere semplicemente (e giustamente) legalmente rappresentati in parlamento chiedendo in cambio solo un briciolo di serietà e di dignità.
E’ proprio il caso di usare una frase (banale) tanto in voga quando si frequentavano le scuole superiori: «La ditta appoggi è fallita».

E, ahimè…..è proprio realtà!


STEFANO CARBONE

giovedì 11 febbraio 2010

Editoriale febbraio 2010

Spesso ci guardiamo intorno nei luoghi ove solitamente passiamo la maggior parte della nostra vita chiedendoci se è necessario che le cose, le persone, le idee si debbano disperdere vorticosamente nel mare di banalità e illusioni di cui siamo giornalmente circondati. La televisione, i giornali, i discorsi di tutti i giorni continuano imperterriti a cercare di venderci stereotipi e modelli ideali che rasentano la psicopatia sociale; sia in ambito politico che professionale. Da questa presa di coscienza è nato il progetto da parte di alcuni studenti delle facoltà più disparate, di trovare un modo per diffondere e valorizzare la cultura locale e non, in tutte le sue forme espressive, in modo di dare anche voce e spazio agli artisti emergenti. Nella nostra pseudo-società dove basta creare un po' di scompiglio mediatico per “esistere”, o dove l’ignoranza e il disinteresse per tutto ciò che è realmente bello (nel senso classico del termine) come può esserlo solo l’arte, cedono il passo al volgare opinionismo spicciolo che sfocia in ridicole teorie, ahimè anche troppo popolari di questi tempi, ci si chiede come poter porre rimedio a tutto questo osceno nulla culturale. La risposta è nata da questa collaborazione di cui siamo orgogliosi ideatori ed esecutori e che si spera diventi una piccola luce di speranza per chi crede che la vita vada aldilà dell’arrivismo collettivo per il raggiungimento di un mero mercato dove si può vendere sé stessi e le proprie idee. Pensare più all’arte rispetto che alle tristezza economiche che la nostra società ci spinge a desiderare quasi patologicamente, sarebbe forse un ottimo modo per risollevare l’andazzo di quest’epoca.
Dunque sottoponiamo e condividiamo le nostre conoscenze e opinioni che speriamo aiutino ognuno ad accrescere se stesso, senza l’imbarazzo che creano le istituzioni scolastiche in chi cerca di andare al di là della semplice apparenza.

Perché l’informazione e la conoscenza non sarà mai motivo di imbarazzo per noi.

STEFANO CARBONE