
Dall’11 al 19 settembre,
STEFANO CARBONE.

Dall’11 al 19 settembre,
STEFANO CARBONE.

All’interno dell’antica chiesa di S.Francesco della Scarpa di Lecce, con il patrocinio del Ministero dell’interno e della Provincia di Lecce, si svolge una mostra molto particolare su un dipinto; anzi due, attribuiti al celeberrimo pittore Michelangelo Merisi; in arte Caravaggio. Ritroviamo, infatti, due quadri pressoché identici, eccetto per qualche dettaglio riguardo all’illuminazione della figura, entrambi attribuiti al pittore milanese. Tuttavia ancor oggi, a 400 anni dalla morte dell’ideatore del/i quadro/i, gli studiosi non concordano sull’effettiva paternità dell’opera. La mostra, vuol dunque dare l’occasione al grande pubblico di poter essere reso partecipe, riguardo a questo mistero ancora da svelare; dando la possibilità anche ai non addetti ai lavori di conoscere gli indizi che ci hanno portato a ritenere entrambi i quadri opera del Merisi, o gli elementi che possono sviarci da questa ipotesi. Interessante è anche la possibilità di partecipare attivamente ad un'altra attività che consente la conservazione della maggior parte dei beni culturali della nostra nazione e non solo: il restauro. Sarà possibile, infatti, assistere alle operazioni di restauro di tre quadri antichi, grazie alla collaborazione di esperti che opereranno sotto gli occhi del pubblico. Un evento, questo, che si spera aiuti anche a sensibilizzare il pubblico nei confronti delle opere d’arte e della loro corretta conservazione; per la quale è necessario rispetto e continua attenzione.
STEFANO CARBONE.

Ubicata ad Otranto, presso il castello Aragonese, la mostra di Picasso, con il patrocinio della Regione Puglia, della Provincia di Lecce e della città di Otranto; non si può certo definire un’esposizione tradizionale; come, del resto, la vita dell’artista, nato a Malaga, in Spagna, nel 1881, lavorò magistralmente ed ininterrottamente come pittore nel suo paese e all’estero; produsse un gran numero di opere e vagliando svariati metodi di produzione artistica. Ne troviamo riprova in questa mostra, nella quale riscopriamo un Picasso che sperimenta una forma d’arte caduta ormai in disuso ai suoi come ai nostri tempi: la lavorazione della ceramica. Difatti l’artista spagnolo, creò innumerevoli oggetti di questo materiale (piatti, brocche…) decorandoli con la sua immancabile tecnica pittorica, che li rende unici e dai molteplici significati nascosti; sia psicologici che emotivi. Ma non mancano i quadri: bozze, prove di dipinti più celebri; che dimostrano l’attaccamento dell’artista ai temi dell’antichità; riscontrabile in non poche bozze, nelle quali i personaggi assumono forme non dissimili da quelle dei protagonisti degli antichi dipinti classici; e, inoltre, il tema fondamentale della descrizione della vita dei poveri. Magistrale la raccolta d’illustrazioni dello storico trattato della Tauromachia di Josè Delgado, effettuate dal pittore nel 1957 tramite la tecnica dell’incisione all’acquatinta allo zucchero, che dona vera emozione, grazie anche alla dinamicità dei disegni che paiono quasi prendere vita mostrandoci il contenuto del libro in immagini. Un appuntamento da non perdere; anche per le altre mostre che si svolgono all’interno del castello; come “Otranto
STEFANO CARBONE.
Orari:
Aperto tutti i giorni (dal 12 Giugno al 26 settembre)
Giugno e Settembre: dalle 10:00 alle 13:00/dalle 15:00 alle 22:00
Luglio e Agosto: dalle 10:00 alle 24:00
Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.
Prezzo: intero € 6,00
Per ulteriori informazioni:

Passando per il museo dell’Ara Pacis, presso il lungotevere di Roma, è possibile ammirare, grazie ad un allestimento pittorico al piano interrato del celebre edificio, costruito nel 2006 su progetto del celebre architetto Richard Meier, i lavori di Tullio Pericoli, celebre disegnatore (ma anche pittore), che ha collaborato con riviste di fama, come: The New Yorker, Linus, La repubblica. Fra i suoi lavori, tutti effettuati dal 2007 al 2010, ritroviamo anche ritratti di volti celebri; Pasolini, Samuel Becket, tutti spogliati dei loro colori, ridotti a scale cromatiche che vanno dal nero al grigio con qualche tratto azzurro, che quasi annulla l’attenzione anatomica dei volti, per prediligere il tratto psicologico, che in molti casi ci comunica una stasi temporale che fa quasi pensare ad una fotografia che coglie qualcosa che va’ aldilà del semplice apparire. Nei suoi paesaggi, Pericoli quasi incide sulla tela canali, vene, solchi, che ci lasciano come di fronte ad un rilievo topografico tridimensionale che però, attraverso le sue atmosfere, sono in grado di comunicare sensazioni di quiete ed attesa. La luce, ovattata come in una giornata velata da nubi, ci conduce in una dimensione che va aldilà della consequenzialità temporale; cosa ancor più evidente se si considera l’assenza, spesso, del cielo e dell’orizzonte. Grazie a queste composizioni, riusciamo ad intravvedere nel paesaggio naturale, una finestra che si affaccia sull’inconscio, e che proietta attraverso la visione di montagne e terre sconfinate, sensazioni che trascendono dalla semplice apparenza. Cosa che si ripete anche nella produzione ritrattistica che ha reso celebre l’opera del pittore.
STEFANO CARBONE.
Presso il Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta(Roma)
Orari:
Martedì-domenica ore 9:00-19:00
(ingresso consentito fino alle 18:00)
Costo del biglietto 8 euro(Ara Pacis e mostra Tullio Pericoli)
Info:060608

ultimi giorni per l'esposizione di Stillicidi, una mostra complessa e multiforme dal punto di vista psicologico.
Un connubio tra più artsti che in maniera totalmente differente, esprimono il medesimo concetto di percezione.
Un concetto soggetto troppo spesso agli stereotipi mentali, prodotti spesso da fattori che una volta riconosciuti creano un meccanismo nel quale un qualsiasi oggetto seppur presentato in altra maniera, viene comunque riconosciuto come tale. Talvolta basta una una scritta, per indurre la mente a pensare che ciò che stiamo osservando è esattamente quello che leggiamo nel nome. Ma chi ci dice che sia così?
E cosi si gioca con la mente, la si sfida per una volta a rompere gli schemi provando a spaziare con l'immaginazione. Si sprona ad andare oltre ai limiti imposti dalla forma e dalla convenzione mentale sforzandola ad acquisire per ogni singolo oggetto posto alla sua attenzione, una nuova visione, una funzione differente da quella che è abituata a catalogare abitualmente.
Karin Andersen ad esempio, si diverte con le prospettive facendo cosi perdere la logica del luogo e mettendo l'osservatore in condizione attiva dinnanzi all'immagine che sta osservando.
Ferrario Freres invece combatte la logica della nomenclatura. Un grande occhio con all'interno la scritta “Dog” è sufficiente a far credere all'osservatore che l'occhio in questione sia effettivamente di un cane. Ma lo è davvero?
Christian Rainer invece punta sul classico. L'emblema dell'uomo allo specchio. Un vetro che riflette l'immagine di un uomo, cogliendone però soltanto l'ombra. Un uomo che non riesce a cogliere se stesso, così come non ci riescono gli altri. L'eterna lotta tra uomo e inconscio.
Questi solo alcuni esempi di quanto la percezione si possa spingere oltre i canoni tradizionali e quanto i risultati possano essere vari e diversi a seconda di chi guarda l'opera.
VALENTINA CROCITTO.
INFO:
Fabrica Fluxus
Via Celentano 39 Bari
ORARI: LUN 17.00/ 20.30 MAR- SAB 11.00/ 13.30 - 17.00/20.30
LINK e CONTATTI: www.fabricafluxus.com - Roberta Fiorito : fabricafluxus@gmail.com

Jannis Kounellis, artista anticonformista e dalle spettacolari sculture, “veterano” del circuito d’arte, sceglie personalmente l’ambientazione per la mostra barese, dove espone opere quasi monumentali, come sovente nel suo lavoro artistico. Luoghi non casuali, quelli dove il progetto espositivo prende piede. Il teatro Margherita, semi ricostruito, è la sede perfetta per la mostra di Kounellis. Egli, affascinato dai luoghi centrali e anticonvenzionali (fabbriche, navi, ecc..), riesce ad amalgamare perfettamente la sua opera con l’ambiente ancora non del tutto ricostruito dello storico teatro. Le sue istallazioni, utilizzano materiali come ferro, carbone, lana, ci suggeriscono un legame con ciò che è inanimato, privo di vita, e ciò che invece ha ancora un legame con l’esistenza (la lana). Le due imponenti istallazioni, comunicano di certo il senso del dramma che spesso ritroviamo nel lavoro di questo poliedrico artista greco. La prima opera, contenuta nel foyer del teatro, composta da vari moduli, ove in ognuno si possono osservare due lastre di metallo, fissate l’una all’altra, che pressano dei cappotti da uomo, sinonimo dell’uomo stesso e della sua condizione di oppressione. L’unico elemento che richiama alla pittura è il cavalletto che sorregge ogni modulo. L’altra opera, contenuta nella platea, è composta da sacchi contenenti carbone, dai quali s’innalzano aste di ferro che arrivano fino alla cupola ancora semidistrutta e lastre di metallo scuro. L’impressionante forza di questa magnifica opera si unisce indissolubilmente con l’architettura stessa del teatro, fornendogli anche grazie alle condizioni interne, una drammaticità quasi palpabile. Il percorso prosegue all’esterno del teatro, sul lato destro di Piazza Ferrarese, crocevia di culture architettoniche e non, dove troviamo un immenso parallelepipedo di metallo, sul quale vi è poggiato un altro più piccolo, contenente del carbone; opera volta a evidenziare il rapporto fra forme diverse. Una mostra curata da Annamaria Maggi e Vito Labarile, realizzata e promossa dal comune di Bari, in collaborazione con l’associazione onlus “Di Segno in Segno” . Il percorso, ci porta a riflettere attentamente sulle configurazioni che questo tipo di arte assume all’interno di un contesto architettonico come il nostro, da sempre crocevia di culture antiche, cosa certamente non estranea all’autore, che proviene da un paese che condivide parte delle nostre origini classiche.
15- Marzo/ 16 maggio 2010 a cura di Achille Bonito Oliva
Tralasciando I canoni tradizionali in cui l'esposizione d'arte viene “contenuta”, oggi il castello Svevo di Bari abbandona momentaneamente la funzione di contenitore, per essere a sua volta racchiuso in un insieme di opere multisensoriali installate lungo il percorso del fossato creando l'occasione di godere diverse prospettive.
Promotori “dell' arte non arte”, artisti concettuali che spaziano tra pittura, scultura e video, ma anche scrittori e poeti esprimono in maniere differenti la percezione dell'arte.
Maurizio Nannucci, ad esempio, riporta sui merli del castello con un'installazione al neon, la frase IT MUST BE ASTRACT, IT MUST BE CHANGE, IT MUST GIVE PLEASURE (deve essere astratto, deve cambiare, deve dare piacere). Una sorta di spinta a tutto ciò che è nuovo (l'astratto inteso come opera moderna?) attraverso il piacere estetico.
Jenny Holtzer con “for Bari” punta sull'idea di provocazione, proiettando tramite luce allo xenon sulla facciata del castello, una pellicola (185mm) composta da una lunga serie di frasi riferite a vari spunti della nostra cultura generale (arte, politica, etica) che invitano a ragionare con le proprie convinzioni personali, creando una sorta di incontro-scontro tra riflessione e opera. L'arte in genere è difatti un invito al pensiero in concilio o in contrasto con quello dell'artista, non assicurando però, che l'interpretazione data sia difatti quella corretta influendo così non solo sulla scelta basata sul gusto estetico, ma anche su quella di livello ideologico.
Il padre dell'happening Alan Kaprow invece, preferisce rendere l'opera maneggiabile, un'evento in eterno cambiamento, una fonte eternamente rinnovabile. Yard versione num.9 ne è la conferma. Una recinzione in rete metallica contenente pneumatici dimessi che il pubblico potrà sistemare e usare a proprio piacimento in modo che l'opera muti continuamente e che il singolo individuo non resti passivo all'opera, ma vi partecipi attivamente, rende perfettamente il concetto dell'artista.
Alfredo Pirri trasforma l'arte in metafora. Passi è un'installazione di specchi incrinati per oltre 600mq. L'uomo ha così la possibilità di camminare sul proprio io, calpestandone il narcisismo in un gioco continuo di luci riflessi e ombre. Anche qui potremmo azzardare un'idea di opera mutevole poichè osservando gli specchi da diverse angolazioni per cogliere diversi scorci del castello, o semplicemente osservandone I cambi di luci durante lo scorrere della giornata avremo risultati sempre differenti.
Maria Theresa Alves riscontra nell'arte l'unico mezzo di “vera conscenza” indagando su quelle che sono le convinzioni personali e la consapevolezza e mettendole in dubbio. Bruce Lee in the land of Balzac difatti, è una videoproiezione contraddittoria delle immagini della Valle del Giglio (amatissima appunto da Balzac), con la sovrapposizione dei suoni delle scene di combattimento di Bruce Lee, creando un'intrusione discordante che l'artista paragona alle politiche di immigrazione nei paesi ricchi.
Un'insieme di diverse opinioni, in accordo o disaccordo che siano, alcune addirittura complementari, caratterizzano “Da sopra giù nel fossato”, una mostra variegata ed intensa che potrete vivere a cervello “acceso”, che vi piaccia o meno...
VALENTINA CROCITTO
La mostra ci conduce attraverso il percorso storico-artistico del pittore, nato a Milano nel 1571, attraverso un viaggio fra stanze semi illuminate che quasi tendono a suggerirci lo stesso clima che si respira nelle opere di Caravaggio. Ritroviamo alcune fra le sue opere più conosciute: la natura morta del dipinto “Canestro di frutta”, dall’incredibile impatto simbolico e rappresentativo per la minuziosità della sua elaborazione, che rendono questo quadro simile ad una vera e propria fotografia, eppure con qualcosa di più vivo e reale al suo interno; il “Bacco”, opera celeberrima del pittore che unisce elementi di sacro e profano o la “Cena in Emmaus”, caratterizzata da elementi frugali che dimostrano la propensione personale di Caravaggio per le ambientazioni intime e povere. Questa esposizione comprova l’abilità del pittore di saper magistralmente utilizzare la luce in modo quasi teatrale, accoppiato al sapiente utilizzo del drappeggio nei vestiti dei suoi soggetti come prova del suo legame con i temi legati al mondo classico e il prediligere la rappresentazione della realtà così com’è, evitando simbolismi o inutili fronzoli. Venendo a contatto con simili capolavori provenienti dai musei più disparati (dalla National Gallery of Ireland di Dublino alla pinacoteca di Brera) non può non apparire lampante la genialità di quest’uomo, che nella sua vita dimostrò spesso di essere un crocevia di incongruenze e opposizioni sia stilistiche che personali. Fu grande innovatore del simbolismo sacro della sua epoca e autore di opere spesso volte alla pubblica provocazione, divenuto ormai un vero e proprio sinonimo del nostro passato artistico più illuminato.