martedì 9 marzo 2010

Wolfman

WOLFMAN (The Wolfman USA, Uk 2010) di Joe Johnston con Benicio Del Toro, Anthony Hopkins, Emily Blunt, Hugo Weaving HORROR - “A volte ritornano” è il titolo italiano di una raccolta di racconti dell’orrore di Stephen King: così è anche per i nostri amici mostri che a Hollywood sembrano ritornare ciclicamente in auge, senza però pestarsi i piedi vicendevolmente. Un revival insomma di vampiri, zombie e adesso di licantropi (ma già si vocifera del ritorno del mostro di Frankenstein) che, complici forse i successi delle saghe di “Underworld” e “Twilight”, dove erano solo coprotagonisti, si accingono a diventare i veri protagonisti di alcune pellicole a venire. Di questo nuovo filone che ripescherà dal cilindro “Un lupo mannaro americano a Londra” e “L’ululato” fa parte questo “Wolfman” per la regia di Joe Johnston (“Jurassic Park 3”) che riprende la trama del classico degli anni ’30 e cerca di trasporla adattandola ai gusti del pubblico odierno, strizzando l’occhio in particolare ai teenagers.
Dopo aver ricevuto notizia della cruenta e misteriosa morte del fratello, Lawrence Talbot (Benicio Del Toro), fa ritorno nel natio paesino della piovosa Inghilterra per rendergli omaggio e per fare chiarezza nella vicenda: si ritrova a fare i conti con l’inesistente rapporto con il padre (Anthony Hopkins) e a conoscere quella che era la promessa sposa del fratello, la bella Gwen (Emily Blunt “Il diavolo veste Prada”). Durante le indagini viene però aggredito da una bestia sconosciuta che lo morde e lo infetta, facendolo diventare a sua volta un licantropo. Lawrence, ignaro del peso che grava sulla sua testa, si accorge presto di essere diventato un essere sanguinario nelle notti di luna piena e con lui se ne accorgono anche i suoi compaesani che non esitano a spedirlo in un manicomio, luogo in cui l’uomo era già stato molti anni prima, a causa dell’oscuro passato che avvolge la storia dalla sua famiglia e che non tarderà a ritornare. Sulle sue tracce, prima e dopo l’internamento, l’ispettore Francis Abberline (Hugo Weaving “Matrix”), già coinvolto nelle indagini sul caso di Jack Lo Squartatore.
Con un budget lievitato a 150 milioni di dollari e dopo una serie di traversie produttive sfociate in più di un rimando di uscita in sala dalle ragioni ancora poco chiare, è venuto fuori un film dai toni altalenanti e che non riesce a trovare uno stile ben preciso: la drammaticità della scoperta di essere diventato un mostro assetato di sangue di Lawrence, il suo tormentato rapporto con il padre e il sentimento nascente per Gwen, mal si conciliano con scene splatter degne dei peggiori horror di bassa lega (budella e arti recisi a iosa) e a un make up della creatura francamente poco spaventoso e pericolosamente tendente al ridicolo, nonostante l’apporto del mago del trucco Rick Baker, unito anche ad alcuni malriusciti effetti digitali. Attori poco convinti e convincenti ad eccezione del sornione Hopkins, unico a brillare in un cast scialbo, seppur ben scelto, ma menzione d’onore merità però la magnifica trasformazione digitale di Del Toro che quasi varrebbe da sola il prezzo del biglietto, non fosse facilmente reperibile su youtube. Film dimenticabile dunque ed ennesima dimostrazione che spesso risulta migliore il trailer del prodotto finale e che la speranza di vedere un buon film horror, drammatico e serio, come fu il “Dracula” di Francis Ford Coppola, è sempre più vana.


Voto: 6.5/10

CLIZIA GERMINARIO


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