venerdì 30 aprile 2010
Storia della fotografia in Ateneo 29/04
giovedì 29 aprile 2010
Alice in Heartland
Dalla mente di Quin Rose, ideatrice di video game per ragazze, e, per la prima volta dalla mano di Soumei Hoshino, edito in Italia dalla GP manga, "Alice in Heartland" è l’ennesima (esiste anche una versione delle CLAMP) rivisitazione di Alice in Wonderland di Lewis Carroll, con l’aggiunta di quegli elementi tipicamente manga.Per essere la prima volta di Soumei Hoshino c'è da dire che sia eccellente: tratto svelto e lineare, particolari tanto quanto bastano, nonostante gli abiti dei personaggi siano alquanto barocchi e studiati minuziosamente, questo comunque dovuto al tipo di storia e ambientazione che senz'altro lo richiede: la cura del character design è notevole e un pò rimanda allo stile CLAMP anche se meno esasperato. Il disegno è totalmente a china con un uso consapevole e modico dei retini e ciò rende le tavole semplici, chiare e piacevoli alla vista.
La trama:
Alice sta dormendo, sa di farlo e sa anche che sta sognando; il coniglio che le si avvicina con panciotto e orologio sembra non stupirla: del resto in un sogno tutto è possibile. E’stanca e non vuole proprio alzarsi; tocca allora al bian coniglio, trasformatosi in uno strano e misteriso ragazzo (Peter White), prenderla in spalla, non senza proteste, e portarla giù nella sua tana…a Wonderland.
Qui Alice scopre un mondo dominato dalla follia dove tre territori sono in guerra tra loro e dove tutti gli abitanti non esitano ad usare armi (tra cui pistole) per uccidere gli altri anche per futili motivi: la vita in questo posto sembra non avere valore.
Altra particolarità è che tutti gli abitanti (tutti quelli dalla storia originale naturalmente umanizzati fisicamente con le dovute premure), uomini o donne che siano, sono innamorati di Alice e fanno quel che possono per compiacerla senza però tradire la loro natura di folli (anche la regina di cuori, il cappellaio/mafioso, e il demone degli incubi).
Come cita il retro della fantastica copertina:
“Questa è la storia di Alice, affascinata da un sogno, schiacciata da un incubo”.
venerdì 23 aprile 2010
Intervista a "Il viale dei 15 giardini"
-Eugenio Montale-
All'alba dell' esordio con l'apertura del live dei Madrezma, Il viale dei 15 giardini raccoglie già diversi consensi da parte del pubblico.
Caratterizzato da un sound totalmente innovativo nell'underground barese, il gruppo presenta una serie di brani piuttosto articolati e ben studiati nonostante la formazione autodidatta dei componenti.
A farsi portavoce di quelle che sono le idee generali del progetto, Nicola Proscia(voce e chitarra):
Come nasce il progetto?
-Tutto è partito da una cover di Karma Police dei Radiohead, era solo un passatempo, ma lentamente si è sviluppata una forte coesione tra gli elementi del gruppo al punto tale da cominciare a creare dei pezzi nostri. C'è voluto del tempo prima che il nostro lavoro cominciasse a prendere una svolta un po' più professionale, questo dovuto anche ad alcuni cambi di formazione; Io stesso per un breve periodo ho abbandonato quello che era il piano iniziale. Una volta rientrato abbiamo iniziato a lavorare su pezzi che comunque esistevano già da diversi anni, avviati solo strumentalmente (e già presenti su myspace) e riarrangiati nuovamente con l'aggiunta della linea melodica curata da me.
Quali sono le tematiche dei testi?
-Non mi piace dare un interpretazione ai testi che scrivo. Vedo la musica come una valvola di sfogo ed è da essa che traggo ispirazione prima di scrivere qualcosa che mi appartenga completamente. Parlare solitamente non mi risulta semplice quando si parla di me e attualmente ritengo che la musica sia l'unico modo per farlo liberamente (non escludendo che col tempo io ne trovi altri). Far comprendere l'incomprensibile, ammesso che io voglia realmente farlo.
C'è anche da considerare l'ostacolo musicalità per la lingua italiana (non che la lingua italiana non sia musicale, ma certamente è un po' più complesso come lavoro).
Spesso quando scrivo faccio riferimento a Montale, per il modo di inserire frasi d'effetto senza l'uso di un linguaggio troppo forbito che forse perderebbe d'efficacia. Nel brano la soglia addirittura dico “nessuno ci ascolterà”. Semplice e d'effetto. Nonostante ciò non mi aspetto di trovare necessariamente un riscontro emotivo in chi ci ascolta. Del resto ogni vita è diversa dalle altre e per quanto le situazioni che descrivo possano essere simili a quelle di qualsiasi persona, so per certo che ognuno potrà interpretarle a proprio piacimento.
Quali sono attualmente le vostre aspettative?
-Ora come ora siamo abbastanza soddisfatti di quello che stiamo ottenendo. Il fatto stesso di poter portare in un live, dei pezzi totalmente nostri ed una sola cover è già una soddisfazione. Dalla soffitta dove siamo “nati” e dalla strumentazione di partenza, forse non ci saremmo aspettati di ottenere tanto. Un lavoro colmo di impegno e costanza, nonostante ognuno di noi debba fare conti con la realtà quotidiana, come il lavoro e gli impegni vari. Per fortuna siamo giovani e non abbiamo fretta. Ci crediamo restando con i piedi per terra, “indossare i momenti come abiti impotenti” è forse il monito del gruppo.
Per alcuni problemi personali purtroppo il chitarrista Valerio Abrusci, ha dovuto abbandonare il progetto, con nostro immenso dispiacere, e questo significa che nei prossimi lavori sicuramente avremo meno possibilità di spaziare nello sperimentale, ma questo non esclude altre serate, ne tantomeno un possibile e sperato ritorno di Valerio.
Un progetto complesso eppure dai semplici principi caratterizzato certamente da un raffinato senso del gusto musicale (evidenti le influenze di Radiohead e afterhours) quello de Il viale dei 15 giardini, un nome che sicuramente sentiremo ancora spesso, viste le proposte e le date in programma non ancora ufficiali. Per informazioni visitate il loro myspace:
Ibrido.

L’esposizione, suddivisa in due parti, si avvale anche si sussidi cinematografici per esprimere la visione di artisti-registi, provenienti da tutto il mondo.La potenza artistica che trasmette questa rassegna di opere d’arte, viene pienamente espressa dalla statua scelta come immagine impressa sulla locandina dell’evento.
Questa istallazione, è colma della forma più completa di ibridità esistente in natura: la psiche umana, che l’artista palesa come scissa in quattro aspetti che ognuno identifica a modo suo, perfettamente fusi in un’unica testa e mascherata dall’indifferenza che occupa la parte frontale del viso; quella che solitamente si mostra al resto del mondo. La mostra è senz’altro un’occasione per immergersi in un mondo di visioni ‘altre’ che lasciano lo spazio per interrogarsi sulle nuove modalità adottate dall’arte nel nostro secolo.
STEFANO CARBONE.
Per informazioni:
Orari:
Lunedi’ 14.30-19.30
Martedi’, Mercoledi’, Venerdi’, Sabato e Domenica 9.30-19.30
Giovedi’ 9.30-22.30
Ingresso libero
martedì 20 aprile 2010
Scontro tra titani (visto in 2D)
SCONTRO TRA TITANI (Clash of the Titans, USA/UK 2010) di Louis Leterrier con Sam Worthington, Gemma Arterton, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Mads Mikkelsen, Alexa Davalos, Hans Matheson AVVENTURA- Nella foga di produrre film redditizi e probabilmente con la speranza di far assaporare allo spettatore meno colto storie che sapessero di nuovo ed innovativo, Hollywood ha deciso di tornare al filone mitologico di cui questo “Scontro tra titani” è solo la punta dell’iceberg: già infatti si parla di possibile trilogia in caso di successo, senza contare il futuro kolossal “Immortal” (nuovo titolo di “War of Gods”) con Henry Cavill, già in lavorazione. Nata in 2D e riconvertita sull’onda dell’imperante moda in 3D senza il consenso del regista Leterrier, quest’opera è il rifacimento dell’omonima pellicola di Desmond Davis datata 1981, della quale riprende in parte la trama: vi si narra della missione di Perseo (Sam Worthington “Avatar”, “Terminator Salvation”), semidio figlio di Zeus (Liam Neeson “Love actually”, “Io vi troverò”) e di una regina mortale, per scoprire come sconfiggere il mostro kraken che verrà presto inviato da Ade (Ralph Fiennes “Fine di una storia”, “Spider”) a distruggere la città di Argo e riportare così gli uomini al rispetto per le divinità se non verrà sacrificata la bella principessa Andromeda (Alexa Davalos “The Mist”). Verrà aiutato in questa impresa da un manipolo di coraggiosi e dalla sua protettrice Io (Gemma Arterton, ex Bond girl di “Quantum of Solace”). La mitologia è dunque riveduta e corretta in un film che vuole evidentemente essere solo puro intrattenimento, che dei personaggi mitologici conserva solo i nomi e delle storie classiche alcuni dettagli indispensabili e di grande effetto –l’obolo a Caronte, lo sguardo di Medusa- e che raggruppa, modifica a piacimento e mischia indistintamente più miti (Medusa, Pegaso, Perseo) per inserirli in un’unica vicenda e farla risultare abbastanza spettacolare per il pubblico moderno. Come se le affascinanti storie greche non fossero abbastanza. Il risultato ottenuto dal buon mestierante francese Leterrier, esperto d’azione, è un film meno spettacolare di quanto ci si potesse aspettare, che rende bene soprattutto nelle scene finali della liberazione del kraken e che invece ha un arresto nella battaglia contro Medusa per via di brutti effetti speciali (degni di un episodio dei televisivi “Hercules” o “Xena”). Ci si chiede il perché non si sia dato rilievo maggiore alle figure degli dei, tra i quali risaltano solo lo Zeus di Neeson ed Ade, un Ralph Fiennes vittima di un brutto e penalizzante make up, e maggiore spazio ai dialoghi: qui tutto si regge su di una corsa contro il tempo che, è vero, non fa annoiare lo spettatore, ma che fa intristire per la povertà di contenuti. Un insieme di scene di battaglia e qualche sequenza di effetto non bastano e l’espediente della minaccia del Kraken, mostro marino presente in particolare nella mitologia norrena, sa di già visto grazie all’ultimo recente episodio della saga “Pirati dei Caraibi”.Se ti è piaciuto guarda anche: “Troy” di Wolfgang Petersen (id, USA 2004) con Brad Pitt, Eric Bana, Orlando Bloom, Diane Kruger.
Voto: 6.5/10
CLIZIA GERMINARIO
domenica 18 aprile 2010
Concerto de “Il viale dei 15 Giardini”
Il frontman Nicola Proscia, da’ alle perfette sonorità, guidate da Tony Novielli, alla chitarra, tastiera e synth, Valerio Abrusci alla chitarra solista, Giuseppe Depinto al basso e Francesco Novielli alla batteria, un’impronta che richiama il panorama musicale alternative-rock italiano, tanto in vista negli ultimi anni. Il merito della riuscita di questa esecuzione, va senz’altro anche ai testi che superano le difficoltà che l’acustica elettronica può creare nella percezione di un messaggio che, invece, arriva al pubblico, forte e conciso. I toni riflessivi di alcune canzoni, accoppiate all’energia che la “parte rock” ci trasmette, assicurano a questo gruppo emergente, la sicurezza giusta per condividere col resto dei partecipanti all’esibizione, parte della loro vitalità. Di certo loro fondamentale punto di forza.
STEFANO CARBONE
venerdì 16 aprile 2010
XII settimana della cultura
La manifestazione si prospetta come un’occasione in più per scoprire le meraviglie artistiche che ci circondano.
STEFANO CARBONE
Il teatro degli Afterhours
Come si poteva immaginare, la performance di ieri, giovedì 15 aprile degli Afterhours, esibitisi presso il teatro Petruzzelli di Bari, ha rivelato di essere tutt’altro che uno spettacolo esclusivamente musicale; infatti il gruppo, che ha avuto modo di suonare celebri successi passati e presenti come ad esempio “Il paese è reale”, splendido esempio del loro sound estremamente riflessivo e pacato, ma che da anche modo di inoltrarsi nella ricerca di sé grazie alle enormi qualità introspettive del loro sound. A far da cornice a questa splendida esibizione, artisti del nostro territorio e non hanno dato prova della loro abilità creativa durante la performance degli stessi Afterhours; formando, in questa produzione intrinseca di arte e musica, un connubio perfettamente armonico e piacevole. Anche la stessa band si è prodigata nel comunicare non solo attraverso la sua musica, ma attraverso la lettura di testi che venivano, a volte, persino musicati. Il supporto di altri professionisti della musica, come Vasco Brondi (le luci della centrale elettrica), che è anche scrittore, è stato senz’altro significativo e indispensabile per la riuscita di questo spettacolo eccelso che ben pareva congeniale all’atmosfera del celeberrimo teatro barese. Difficilmente si potrà dire, come molti puristi affermano, che l’utilizzo del Petruzzelli per concerti di generi differenti dalla lirica o dalla classica, siano un affronto a ciò che storicamente esso rappresenta per la nostra città. Del resto l’apporto di Vera di Lecce, che ha ballato sulle note della prima canzone suonata durante il concerto, o lo straordinario apporto comico di Antonio Rezza, che riesce a trasformare un lenzuolo tagliato in un milione di costumi che racchiudono personaggi diversi e che forniscono un fresco respiro di ilarità durante lo spettacolo, diventa ulteriormente coinvolgente per il pubblico quando, dopo aver dato vita a personaggi come le sorellastre di cenerentola in cerca di vendetta, un nano dallo strano comportamento (e dalla dubbia identità satirica), coinvolge persino gli Afterhours che per lui diventano caricature di una pseudo scultura attribuita al Mantegna con inimmaginabili risvolti comici. La poliedricità dimostrata dal gruppo durante questa performance, agevolata notevolmente dagli effetti visivi utilizzati per creare un’atmosfera quasi psichedelica, con l’ausilio di teli ove vengono proiettati immagini stroboscopiche e sbuffi di fumo, non perde quel tocco riflessivo e un po’ oscuro, che caratterizza ancora dopo anni di sudata carriera l’ormai celebre band milanese.STEFANO CARBONE
L'uomo nell'ombra
L’UOMO NELL’OMBRA (The ghost writer, UK/Germania/Francia) di Roman Polanski con Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Olivia Williams, Kim Cattrall, Tom Wilkinson THRILLER- Dopo il clamoroso e tardivo arresto del regista Roman Polanski per l’accusa di violenza sessuale su minore commessa in USA e risalente a circa trent’anni fa (vicenda che l’ha portato ad essere esule in Europa da allora), che ne ha ritardato la lavorazione facendo seriamente temere per le sue sorti, e la presentazione in concorso alla 60ma edizione del festival di Berlino, questo ultimo travagliato lavoro del regista polacco rappresenta un ritorno al thriller a 10 anni da “La nona porta”. La misteriosa morte classificata come incidente del suo ghost writer, porta l’ex primo ministro britannico Adam Lang (l’ex 007 Pierce Brosnan) a sostituirlo con un giovane aspirante scrittore (Ewan McGregor “Moulin Rouge!”, “Young Adam”) che non tarderà a sospettare un delitto e ad indagare sull’accaduto, mettendo così in pericolo la propria vita. Il suo lavoro e la sua indagine si svolgeranno a cavallo tra l’inospitale isola di Martha’s Vineyard, dove Lang si è stabilito con moglie (Olivia Williams “An Education”) e staff, e la terra ferma: il tutto sotto il costante assedio dei media, per le accuse mosse a Lang di crimini umanitari. Tratto dal romanzo “Il ghostwriter” (termine usato per indicare uno scrittore professionista pagato per scrivere opere poi attribuite ad altre persone) dello scrittore inglese Robert Harris, questo diciottesimo lungometraggio di Polanski può contare sui magnifici e cupi scenari dell’isola di Sylt in Germania settentrionale - in luogo di Martha’s Vineyard, che gli era proibita in quanto in territorio statunitense- che contribuiscono a creare un clima claustrofobico e di costante pericolo e su una sceneggiatura molto classica, ma solida, che mostra qualche segno di cedimento verso la fine –una risoluzione troppo rapida e poco dettagliata del caso- e in un imprevisto e francamente ridicolo risvolto pseudo sentimentale. Il protagonista di Ewan McGregor è invece insieme punto di forza e punto debole del film: con sua aria da uomo qualunque e il suo essere a tratti goffo e in alcuni casi imprudente, e con il suo atteggiamento di uomo capitato per caso in una vicenda più grande di lui, contribuisce da un lato a rendere più realistica la vicenda e a favorire l’immedesimazione dello spettatore, dall’altro a fare un po’storcere il naso a quanti sono abituati a vedere nei film gente comune trasformarsi in eroi pronti a tutto alla Harrison Ford. Insomma un buon thriller che, pur con qualche pecca, regala un paio d’ore di intrattenimento rifuggendo dal sensazionalismo di alcune scene al quale ci ha abituati molto cinema americano. Bellissimo il finale con un fuori campo che rimane impresso nella memoria e spiazza lo spettatore.Se ti è piaciuto guarda anche: “Frantic” di Roman Polanski (id., 1988) con Harrison Ford ed Emmanuelle Seigner.
giovedì 15 aprile 2010
Gli Afterhours all'ateneo di Bari
Un incontro aperto e colloquiale, quello avvenuto ieri, mercoledì 14 aprile alle 17:00, all’Università degli studi di Bari con gli Afterhours; gruppo milanese composto da: Manuel Agnelli, cantante, Giorgio Prette alla batteria, Giorgi Ciccarelli alla chitarra, Roberto Dell’era al basso, Enrico Gabrielli alle tastiere, sax, clarinetto e flauto, e Rodrigo Dell’erasmo al violino. Dopo la loro recente apparizione ( inaspettata per molti fan di vecchia data) a San Remo e la promozione dell’album “Il paese è reale” e la collaborazione con Mina nel singolo “Adesso è facile”, il complesso ha dato il via ad un tour ( “Il teatro degli Afterhours”) che ha già toccato la maggiori città italiane e non, e che passerà anche per Bari stasera alle ore 19:30 presso lo storico teatro Petruzzelli. In conformità con ciò, grazie all’ausilio del Professor Stefano Bronzini, sono stati organizzati una serie di incontri con i maggiori gruppi di musica rock o pop che si esibiranno in occasione del “Cube FRIENDS festival” nella cornice del celebre teatro barese. Ad aprire questa serie di riunioni, appunto, sono stati gli Afterhours, che hanno deliziato il pubblico riunito nell’aula C della facoltà di lettere e filosofia, con un colloquio informale e carico di arguzia dialettica che ha certamente consentito un contatto più diretto col pubblico.Il tema principale della conversazione col complesso, ha toccato l’argomento dell’informazione, che spesso non consente a gruppi ‘di nicchia’ di avere la giusta visibilità, spesso per colpa dell’ignoranza dei capo redattori dei giornali più che dei giornalisti. Spesso essi, decidono di non pubblicare articoli su gruppi minori per dare più spazio a notizie più ghiotte per un pubblico più vasto. Cosa che affossa enormemente le possibilità degli artisti emergenti. Ciò, unito al problema del nuovo tipo di ambiente musicale che si presenta oggigiorno, composto da musicisti molto preparati tecnicamente, per la continua apertura di scuole musicali ( come nel caso del “liceo musicale” voluto dalla recente riforma Germini), sfocia, a causa dei mezzi per promuovere o dare uno sbocco a tutti questi gruppi, in una impossibilità pressoché totale di emergere, vista la saturazione del mercato musicale degli ultimi anni. La mancanza di agevolazioni da parte dello stato che agevoli la fase iniziale della carriera musicale (subito dopo le scuole) come ad esempio per l’apertura di locali che diano modo a questi nuovi professionisti di esibirsi, è un ulteriore punto a sfavore nei confronti della nostra nazione. Proprio per questo gli Afterhours hanno dichiarato apertamente che nessuno (loro compresi) è in grado di dare consigli ai nuovi musicisti nascennti che cercano di aprirsi una strada lavorativa nel mercato musicale.
La band difatti, ha dovuto affrontare circa dieci anni di gavetta per arrivare al livello ove sono, e a questo riguardo, hanno spiegato che anche la loro partecipazione a San Remo è unicamente dovuta al tentativo di sfruttare un canale d’informazione più ampio, che vada più in là dell’ambiente alternativo. Del resto, come loro stessi hanno dichiarato, San Remo non è niente di più che un festival. Questa decisione, è stata presa considerando anche il loro costante desiderio di sorprendere il loro pubblico; composto da persone di diversa nazionalità visto che riscuotono, in effetti, più successo nei paesi extra-europei, USA compresi. A riprova della devozione musicale di questo gruppo, c’è da ricordare che nonostante molti dei testi sembrino avere una tendenza politica, essi-a detta degli stessi autori-non hanno alcuna presunzione d’indicare una direzione politica, ma solo artistica. Difatti, come ha affermato lo stesso Manuel Agnelli: ”La politica è una cosa seria e và fatta seriamente. Non lanciando slogan del cazzo da un palco ” .
Politica o non, il concerto del gruppo sarà un punto di svolta per la storia del teatro barese, poiché questo è il primo vero e proprio gruppo rock che si esibirà sul suo palco. Cosa che darà senz’altro risultati estremamente interessanti, visto che sarà a detta della stessa band uno spettacolo dove si intersecheranno performance teatrale, musicale e di danza.
Gli Afterhours si esibiranno questa sera presso il teatro Petriuzzelli con la collaborazione di vari artisti del territorio barese e non, come Vera Di Lecce, Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Gnu Quartet, Vasco Brondi.
STEFANO CARBONE
Il calendario dei prossimi incontri presso l'Università degli studi di Bari(palazzo ateneo) è il seguente:
Simone Cristicchi: Lunedì 26 aprile ore 16:30 (Palazzo Ateneo,Salone degli affreschi)
Carmen Consoli: Venerdì 30 aprile ore 10:30 (Palazzo ateneo,atrio Via Nicolai)
lunedì 12 aprile 2010
Il Popolo non ha il pane? Dategli le brioche
Questo il titolo del nuovo spettacolo teatrale interpretato e diretto da Filippo Timi. Un titolo di difficile interpretazione, se consideriamo che il testo parla di Amleto. Ma la celeberrima tragedia Shakespiriana, non ha che marginalmente a che fare con quest’opera scritta dall’accoppiata Timi-De Santis. Eppure, la storia è sempre la stessa. Amleto, principe di Danimarca, perde il padre a causa di un complotto ordito da suo zio, ora sposatosi con sua madre. La storia capitolerà nella tremenda vendetta del principe, che non risparmierà nessuno e, quasi fatalmente, coinvolgerà anche l’amata Ofelia. La rappresentazione del testo, viene, però, affrontata in maniera del tutto innovativa rispetto a quella tradizionale. Amleto non è un uomo sperduto nel suo destino di autodistruzione: o meglio lo è, ma ora del tutto consapevole di ciò che lo attende, poiché il protagonista non è l’Amleto principe di Danimarca, ma il personaggio teatrale in quanto tale. Quello che ogni sera da quattrocento anni è costretto a rivivere il suo ruolo, a rivestire i suoi stessi panni. Sia Amleto che Gertrude (sua madre), sono pienamente consci di ciò che li attende, come vittime di un copione già scritto che si ripeterà infinite volte sul palcoscenico. Allora i personaggi assumono un diverso spessore, interagiscono diversamente. Usano l’ironia, il grottesco, conditi con battute che rimandano alla televisione degli anni Questa rappresentazione, che segna il ritorno sulla scena teatrale di Timi, è un grandioso apogeo dell’enorme capacità interpretativa di tutti i componenti del cast, composto da: Lucia Mascino, Marina Rocco, Luca Pignagnoli e Paola Fresa, guidati dall’esperienza di Filippo Timi, che firma un’opera che, chiaramente (come si evince dal titolo), è una chiara critica nei confronti delle risposte date dagli uomini di potere (Maria Antonietta come Amleto) a problemi reali.
STEFANO CARBONE
Serata Jazz @ 2° Classe
Presso il locale "2° classe" di Bari, lo scorso giovedì 8 aprile, si sono esibiti in un lungo concerto Guido di Leone alla chitarra, al piano,Dario Di Lecce al contrabbasso, Guido Montrone al pianoforte, Fabio delle Foglie alla batteria, accompagnati da Renato D'aiello al sax. La serata, organizzata intorno all’esibizione del quintetto in perle del vasto repertorio jazzistico quali “But not for me”, è stata mirabilmente arricchita dalle voci dei cantanti Piero Dotti, Paola Arnesano, Francesca Leone, Lorenza Guglielmi e lo stesso Renato Daiello, intervallatesi durante la performance. domenica 11 aprile 2010
Dialoghi sulla bellezza in Ateneo
Nell’aula magna dell’università degli studi di Bari, sono partite lo scorso mercoledì 7 aprile, una serie di conferenze sul tema della bellezza nella letteratura. Ad aprire l’incontro è stato il poeta e saggista bolognese Davide Rondoni con l’incontro dal titolo “Il fascino e il problema della bellezza in C. Baudelaire”.
Baudelaire, poeta metropolitano per eccellenza, vissuto dal 1821 al 1867; traduttore, scrittore e artista bohemien e maledetto, diventa oggetto di riflessione per un pomeriggio. Emerge dal convegno la sua caratteristica più peculiare: il profondo contrasto dei temi delle sue poesie, che spesso descrivono le connotazioni più basse dell’esistenza cioè morte, dolore, solitudine, perdizione, con un linguaggio alto. Cosa che non fa che innalzare l’oggetto delle sue poesie. Egli risultò nella sua epoca l’antimoderno per eccellenza, poiché considerava le ideologie del suo tempo opprimenti e irrealizzabili, poiché esse pretendevano di rendere l’uomo un essere puro che mai egli poteva diventare. Rispetta enormemente la libertà individuale del lettore che chiama ‘fratello’ nell’incipit della sua opera più celebre: "I fiori del male". La sua opera d’arte, il suo lavoro poetico, non può che essere arte. Non morale o immorale. Se il lettore, dunque, viene invogliato dalla sua opera a corrompere se stesso non è affare del poeta. Questo perché l’arte secondo il suo pensiero non influenza positivamente né negativamente l’uomo. Essa infatti non è vista solo come veicolo di salvezza, ma anche come veicolo di perdizione; eppure l’arte non porta a nessuna delle due cose. Abbiamo prova di ciò nella poesia baudleriana “I fari”, nella quale elenca varie opere che eleva a capolavori dell’umanità, in grado di guidare come fari l’uomo disperso nel bosco. L’arte, dunque, non è da ingabbiare nella falsa moralità dell’uomo, distinta in bene e male. Proprio come la natura. Spesso nella sua epoca si confondeva una cosa che avveniva in natura come necessariamente giusta. Cosa che il poeta parigino non condivideva. Egli riteneva anche che l’alterità fosse qualcosa di insondabile, come l’animo umano, descritto magnificamente nella sua poesia “L’uomo e il mare” (“mer” in francese; vocabolo femminile per eccellenza). In essa si comprende la schiacciante impossibilità di comprendere sé stessi, poiché l’animo umano è paragonato al profondo e sconosciuto abisso marino; carico di orrori e tesori da nessuno mai visti. Da ciò riusciamo a cogliere solo parte della grandezza di Charles Baudelaire, ispiratore di molti poeti moderni, il quale fascino attira ancora gli uomini del nostro tempo.
STEFANO CARBONE
Il calendario dei prossimi incontri è il seguente:
Mercoledì 7 aprile 16,30 nell’Aula Magna di Palazzo Ateneo «Il fascino e il problema della bellezza in C. Baudelaire» con Davide Rondoni
Mercoledì 14 aprile 2010, ore 16,30, «Le donne fatali nell'opera di W. Shakespeare» con Vito Amoruso
Mercoledì 20 aprile 2010, «Che cosa ci fa conoscere la Bellezza. Dinamiche estetiche del Romanticismo tedesco» con Costantino Esposito
Mercoledì 3 maggio 2010, «La Bellezza salverà il mondo. Una lettura di Dostoevskij» con Tatjana Kasatkina
DA SOPRA Giù NEL FOSSATO @ CASTELLO SVEVO DI BARI
15- Marzo/ 16 maggio 2010 a cura di Achille Bonito Oliva
Tralasciando I canoni tradizionali in cui l'esposizione d'arte viene “contenuta”, oggi il castello Svevo di Bari abbandona momentaneamente la funzione di contenitore, per essere a sua volta racchiuso in un insieme di opere multisensoriali installate lungo il percorso del fossato creando l'occasione di godere diverse prospettive.
Promotori “dell' arte non arte”, artisti concettuali che spaziano tra pittura, scultura e video, ma anche scrittori e poeti esprimono in maniere differenti la percezione dell'arte.
Maurizio Nannucci, ad esempio, riporta sui merli del castello con un'installazione al neon, la frase IT MUST BE ASTRACT, IT MUST BE CHANGE, IT MUST GIVE PLEASURE (deve essere astratto, deve cambiare, deve dare piacere). Una sorta di spinta a tutto ciò che è nuovo (l'astratto inteso come opera moderna?) attraverso il piacere estetico.
Jenny Holtzer con “for Bari” punta sull'idea di provocazione, proiettando tramite luce allo xenon sulla facciata del castello, una pellicola (185mm) composta da una lunga serie di frasi riferite a vari spunti della nostra cultura generale (arte, politica, etica) che invitano a ragionare con le proprie convinzioni personali, creando una sorta di incontro-scontro tra riflessione e opera. L'arte in genere è difatti un invito al pensiero in concilio o in contrasto con quello dell'artista, non assicurando però, che l'interpretazione data sia difatti quella corretta influendo così non solo sulla scelta basata sul gusto estetico, ma anche su quella di livello ideologico.
Il padre dell'happening Alan Kaprow invece, preferisce rendere l'opera maneggiabile, un'evento in eterno cambiamento, una fonte eternamente rinnovabile. Yard versione num.9 ne è la conferma. Una recinzione in rete metallica contenente pneumatici dimessi che il pubblico potrà sistemare e usare a proprio piacimento in modo che l'opera muti continuamente e che il singolo individuo non resti passivo all'opera, ma vi partecipi attivamente, rende perfettamente il concetto dell'artista.
Alfredo Pirri trasforma l'arte in metafora. Passi è un'installazione di specchi incrinati per oltre 600mq. L'uomo ha così la possibilità di camminare sul proprio io, calpestandone il narcisismo in un gioco continuo di luci riflessi e ombre. Anche qui potremmo azzardare un'idea di opera mutevole poichè osservando gli specchi da diverse angolazioni per cogliere diversi scorci del castello, o semplicemente osservandone I cambi di luci durante lo scorrere della giornata avremo risultati sempre differenti.
Maria Theresa Alves riscontra nell'arte l'unico mezzo di “vera conscenza” indagando su quelle che sono le convinzioni personali e la consapevolezza e mettendole in dubbio. Bruce Lee in the land of Balzac difatti, è una videoproiezione contraddittoria delle immagini della Valle del Giglio (amatissima appunto da Balzac), con la sovrapposizione dei suoni delle scene di combattimento di Bruce Lee, creando un'intrusione discordante che l'artista paragona alle politiche di immigrazione nei paesi ricchi.
Un'insieme di diverse opinioni, in accordo o disaccordo che siano, alcune addirittura complementari, caratterizzano “Da sopra giù nel fossato”, una mostra variegata ed intensa che potrete vivere a cervello “acceso”, che vi piaccia o meno...
VALENTINA CROCITTO
Spezzatino di pollo al pomodoro:
-barattolo di pomodori pelati
-foglie di alloro seccate
-vino bianco da cucina
-farina
-olio
-cipolla
-pepe
-sale
In una padella far soffriggere nell’olio della cipolla tagliata a fette sottili, intanto ripassare i cubetti di pollo nella farina e buttarli in padella. Dopo averli fatti rosolare bene, tirarli con il vino bianco. Lasciare cuocere il tutto per qualche minuto a fuoco medio e successivamente aggiungere i pomodori pelati che andranno mescolati alla carne. Condire con sale, pepe ed un paio di foglie di alloro. Continuare la cottura per circa 20 minuti, sinché la carne sarà ben cotta.
sabato 10 aprile 2010
Il cacciatore di ex
IL CACCIATORE DI EX (The bounty hunter, USA 2010) di Andy Tennant con Gerard Butler, Jennifer Aniston, Joel Garland, Christine Baranski, Peter Greene, Siobhan Fallon COMMEDIA- Un soggetto accattivante, una coppia di attori bellocci e chiacchierati e un pugno di caratteristi ben scelti sono gli ingredienti di questa nuova commedia della Columbia che segna il ritorno con un lavoro di una certa importanza del regista – e attore, sceneggiatore e produttore- Andy Tennant, dopo la commedia d’avventura “Tutti pazzi per l’oro” e reduce dall’ormai lontano grande successo di “Hitch” con Will Smith, sempre sul genere commedia scacciapensieri. Il rozzo cacciatore di taglie ed ex poliziotto Milo Boyd (Gerard Butler “300”, “La dura verità”) si trova a dover catturare la sua ex moglie cronista Nicole Hurley (Jennifer Aniston “L’oggetto del mio desiderio”, “Ti odio, ti lascio, ti...”) rea di non essersi presentata davanti al giudice poiché accusata di aver aggredito un agente e sulla pista giusta per smascherare un falso suicidio. Il rapporto fra i due farà subito scintille per il rancore che entrambi si portano e per le interferenze nelle rispettive missioni, che i due si ostinano a voler portare a termine, di due criminali impacciati (Joel Garland e Ritchie Coster), di un killer coinvolto nel delitto (Peter Greene) e dello spasimante rifiutato di lei (Jason Sudeikis della serie tv “30 rock”). Il lieto fine è ovviamente dietro l’angolo. Cucita con ogni probabilità su misura sulla coppia che si sperava essere d’oro Aniston/Butler, e aiutata dal solito gossip su un presunto flirt fra i due protagonisti, fatto che ormai allieta ogni uscita di nuovi film della ex signora Pitt, questa commedia poggia su una trama curiosa che stuzzica sin da principio la curiosità dello spettatore medio e che però non mantiene le promesse: seppur in forma e uniti da una buona chimica i due protagonisti non riescono a salvare dalla mediocrità un prodotto che soffre di svariate ed evidenti pecche. Una eccessiva prolissità della vicenda rispetto alla quantità di fatti narrati, scarse situazioni comiche, parco uso dei valenti caratteristi tra i quali sono da segnalare in particolare le brave Christine Baranski (“Mamma mia!”) nei panni dell’eccessiva madre di Nicole e Siobhan Fallon (“Dogville”) in quelli della segretaria del procuratore di incarichi di Milo e poco brio, fanno mancare il bersaglio a questa commedia d’azione che risulta nulla più di un dimenticabile passatempo condito da qualche gag e battuta azzeccata. Consapevoli che il versatile e bravo Butler e la Aniston, entrambi a loro agio in parti brillanti, possono offrire e hanno offerto molto di più in passato al loro pubblico.Se ti è piaciuto guarda anche: “Due nel mirino” di John Badham (“Bird on a Wire”, 1990) con Mel Gibson e Goldie Hawn.
Voto: 6.5/10
CLIZIA GERMINARIO
domenica 4 aprile 2010
Pizza di ricotta:
- 125 gr di zucchero a velo
- 300 gr di farina
- 1 tuorlo e mezzo d’uovo
- un pizzico di sale
- 150 gr di burro
Per il ripieno:
- 500 gr di ricotta di pecora
- 2 uova
- 100 gr di zucchero
-2 limoni biologici
Impastare a intermittenza nel robot zucchero a velo, pizzico di sale, burro (a cubetti e a temperatura ambiente) sino ad ottenere un composto sabbioso, aggiungere i tuorli e buccia grattugiata di mezzo limone e finire di impastare. Far riposare per almeno mezz’ora il panetto ottenuto a temperatura ambiente o in frigo se fa caldo. Stendere con il matterello la pasta fatta riposare formando un tondo e metterla in un tegame di 22 cm imburrato o coperto con la carta forno. Per il ripieno, dopo aver fatto scolare la ricotta, passarla e poi montarla nel robot insieme a zucchero e 2 tuorli d’uovo e la buccia grattugiata di un limone, a parte montare i 2 albumi: unire i due composti mescolando dall’alto verso il basso e versare nel tegame su cui era stata precedentemente adagiata la pasta frolla. Cuocere in forno a 180° per circa 40 min.
CLIZIA GERMINARIO
sabato 3 aprile 2010
Intervista agli Angellate

“Gli Angellate nascono dal desiderio di lasciare vivere la musica dentro di noi. Pensiamo di avere qualcosa di degno da dare attraverso di essa.”
E di fatti gli Angellate esprimono attraverso la loro musica tutta la loro interiorità. Fatta di nostalgia, amore, tristezza o spensieratezza senza tracciare linee che ne demarchino i confini in maniera netta. Come è insito nell’uomo è tutto amalgamato per formare un’armonia che viene da dentro.
Chiedendogli come potevano spiegarci la loro musica, gli Angellate ci hanno risposto in maniera tanto congeniale e degna di stima, che abbiamo preferito riportarvi le loro stesse parole:
“We don't explain our music, we want every body who listens to it take it the way he understands it”.
“Noi non spieghiamo la nostra musica, vogliamo che tutti coloro che la ascoltano trovino il modo di interpretarla”.
Mai frase è stata più appropriata per descrivere la musica, veicolo di ciò che abbiamo dentro, intellegibile a noi come agli altri.
Gli Angellate cominciano (e proseguono) la loro carriera per vivere la musica, che per loro è una vera e propria “way of life”. Roni Valensi, dopo aver terminato il servizio militare, al terzo anno di università comincia a prendere lezioni di canto per puro divertimento. Qualche anno più tardi conosce Boris Molotsky sul suo luogo di lavoro. I due scoprono di avere una passione in comune: la musica.
Qualche tempo dopo Roni lascia il suo lavoro per potersi dedicare esclusivamente alla carriera musicale professionistica. Si ricorda di Boris e i due fondano gli Angellate, dapprima suonando musica elettronica, per poi incidere brani che oscillano fra il soul e l’elettronico. Il gruppo, ora alla ricerca di altri componenti, si dedica alla creazione di brani musicali che gli auguriamo di tutto cuore sfoci nel loro primo album.
http://www.myspace.com/angellate
Editoriale aprile 2010
Inutile affermare che è la brama di guadagno, che guida queste decisioni, brama che scegliamo di eleggere come nostra bandiera morale e mentale, preferendo essa al desiderio di mantenere una parvenza di umanità. Sia nella decisione di macellare tante bestie a mo’ di catena di montaggio (al pensiero viene davvero l’impulso di diventare vegetariani) sia di far soffrire orrendamente queste povere bestie con tecniche per macellarle al di là di qualsiasi barbara immaginazione. Invidiamo le altre religioni, così vicine alla nostra (sia per luogo di nascita che per il messaggio di cui sono portatrici) che prevedono il divieto di far soffrire in maniera assoluta l’animale che si decide di mangiare. Questa nostra mancanza di rispetto per la vita, si riversa in parte anche sulle persone. L’indecorosità dello sfruttamento della vecchiaia per fare audience televisiva ne è un esempio lampante. Chi non nota la triste presenza di anziani in trasmissioni televisive, ahimè tristemente note, fare la vita dei giovanotti o essere derisi e sbeffeggiati come patetiche caricature di loro stessi?
Il rispetto, è oramai sparito dalle nostre priorità. Del resto cosa importa se lo scopo principale della nostra vita è divenuto il gioco del vendere?
Le conseguenze, tanto, le si vedrà più in là. Questa è la conclusione più tremenda a cui si arriva durante questi giorni che di festività non hanno proprio nulla. Ci costerà poi tanto viverli con un senso di responsabilità più vigile? Di certo non è una cosa che ci potrà rovinare il pranzo rinunciare all’agnello simbolo del consumismo che ci umilia tutti. La responsabilità non crea alcun problema di digestione.
STEFANO CARBONE
1) non a caso è il primo termine
2) o alle nostre se preferite
venerdì 2 aprile 2010
Daybreakers- l'ultimo vampiro
DAYBREAKERS- L’ULTIMO VAMPIRO (Daybreakers USA, Australia 2009) dei fratelli Spierig con Ethan Hawke, Willem Dafoe, Sam Neill, Claudia Karvan, Michael Dorman HORROR- Immaginate un futuro prossimo venturo in cui i più poveri sono costretti a vivere ai margini della società e a dover sopravvivere ricorrendo alla violenza, dove le multinazionali e le banche governano la società, chi è ricco può permettersi tutto e l’equilibrio naturale è stato sovvertito (un tema insomma in parte già trattato da George A. Romero nel recente “La terra dei morti viventi”). Probabilmente tutto questo avverrà a breve. Ora immaginate che il genere umano non sia più lo stesso ed avrete “Daybreakers”: un interessante sguardo su ciò che, con i dovuti limiti del caso, potrebbe avvenire. Nel 2019 la gran parte della popolazione del mondo è composta da vampiri, i pochi umani rimasti sono in parte rinchiusi in stato di incoscienza in banche del sangue e in parte braccati come animali per essere asserviti allo stesso scopo dei loro simili prigionieri: fungere da nutrimento. Ma le risorse, si sa, si esauriscono e così accade anche per il sangue umano che inizia a scarseggiare, il che provaca mutazioni fisiche e diminuzione delle funzioni cerebrali nei soggetti che smettono di nutrirsi per un certo lasso di tempo, che si riducono ad aggressivi ibridi tra uomo e pipistrello. In questo scenario lavora l’ematologo Edward Dalton (Ethan Hawke “L’attimo fuggente”, “Onora il padre e la madre”), che non beve sangue umano e lavora al soldo della banca del sangue diretta dal senza scrupoli Charles Bromley (Sam Neill “Lezioni di piano”, “Jarassic Park”), e che cerca di trovare il modo di inventare del sangue sintetico in grado di ovviare al suddetto problema che sta causando violenze ed insurrezioni. Si troverà presto a collaborare con dei fuggiaschi umani che gli riveleranno di avere una cura al vampirismo e che uno di loro, Lionel “Elvis” Cormac (Willem Dafoe “American Psycho”, “Spider man”), da essere vampiro è ritornato umano. Su una critica già vista ai mali del mondo come l’egoismo, l’avidità, il capitalismo e quant’altro, che porteranno l’umanità sull’orlo del baratro, i fratelli Spierig innestano l’elemento del vampirismo che rende indubitabilmente più cool ed affascinante la vicenda, che viene arricchita da interessanti e divertenti trovate della mutata popolazione per sopravvivere con tutti gli agi del caso (residence un allarme vocale che avvisa dell’imminente sorgere del sole, auto con vetri oscurati e telecamere in grado di mostrare la strada al guidatore....) e da quelli che sembrano essere riferimenti storici a mali compiuti in passato dalla razza umana (all'Olocausto per il trattamento riservato ai vampiri vittime delle mutazioni). Pur quindi ricco di spunti e con una trama nel complesso intrigante, il film non decolla mai: i personaggi umani sono piatti e stereotipati (Cormac ad esempio è il solito duro visto in migliaia di altri film), le scene splatter troppe e troppo spesso di una violenza inutile e gratuita degna dei vari film di zombie, gli effetti speciali di sovente non all’altezza di quanto si è voluto realizzare, la cura al vampirismo strampalata e ridicolmente ad efficacia immediata (i canini allungati cadono, spariscono? Mah....) e alcuni snodi narrativi troppo semplici e prevedibili. Un’occasione sprecata insomma, data anche la felice scelta dei bravi Hawke e Neill nel cast e l’interessante ricostruzione di un mondo alternativo ma simile al nostro, ma riconoscenti che la cara vecchia figura del vampiro sia ritornata sui nostri schermi con il fascino -e il sangue- che le era stato negato troppe volte ultimamente. Rimane il dubbio relativo al perché i vampiri non si riflettano in un film che fonda le sue basi sulla scienza e non sulla religione o sulle credenze popolari.CLIZIA GERMINARIO